Il 7 febbraio, i nostri passi ci porteranno nel cuore pulsante degli Erei, in un luogo dove i nomi sussurrano promesse e le pietre conservano memorie antiche.
Sapevate che, secoli fa, questo borgo fu battezzato come il “Villaggio del mio amato”? Un’etimologia che profuma di segreti custoditi tra i vicoli e di un amore così profondo da dare il nome a un’intera terra.
Ma il mistero si fa più fitto spingendosi verso le “porte dell’inferno”, dove la terra si apre in un immenso labirinto di gallerie e pozzi verticali. Si dice che in questo luogo, tra i resti di quello che oggi appare come uno stabilimento fantasma, vaghino ancora le ombre dei “carusi”, piccoli schiavi del sottosuolo che non hanno mai visto la luce del sole.
Tra i ruderi di un maestoso palazzo nobiliare che domina la vallata e i vecchi “calcaroni” dove lo zolfo bruciava per giorni, il silenzio è rotto solo da echi di un mondo arcaico e brutale. È in queste profondità che si dice abbiano trovato ispirazione le storie più intense della nostra letteratura, dando voce a chi, come Ciaula o Rosso Malpelo, ha scoperto la luna solo dopo aver vissuto nell’oscurità più assoluta.
C’è poi chi narra di profezie ineludibili, come quella di un antico regnante che cercò rifugio in grotte oscure per sfuggire a un fulmine predetto, solo per trovarvi il suo destino. E mentre cammineremo, guardate in alto verso i campanili: un tempo erano torri di difesa bizantine, i cui tetti a spirale nascondono ancora l’anima guerriera di chi sorvegliava queste valli.
Siete pronti a scoprire cosa si cela dietro il velo del “Villaggio dell’amato?
Oltre ai racconti di zolfo e leggende, il 7 febbraio avremo il piacere di riscoprire un sapore perduto della nostra terra: degusteremo insieme una tipica polenta di legumi locali, un piatto povero ma prezioso, preparato con quella farina dorata che un tempo sostentava i contadini,i minatori di queste valli.


