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Solidarietà

Enna solidale: “Salvo e i suoi amici”: Il ventilarore polmonare a basso costo realizzato da Salvatore Tirrito per Cristina Fazzi

Mettere a disposizione le proprie competenze per chi sta molto peggio. E’ in pratica quello che ha fatto l’ennese Salvatore Tirrito che coadiuvato da un gruppo di amici professionisti ognuno nelle loro attività, ha realizzato un prototipo di ventilatore polmonare a “basso costo”. E i primi due realizzati sono andati a finire in Zambia nelle mani del medico ennese Cristina Fazzi che da oltre un ventennio si trova in questo stato africano dove la popolazione vive ancora in uno stato di estrema difficoltà anche da un punto di vista sanitario. Salvatore (ma per tutti Salvo) 31 anni laureato nel 2012 al Politecnico di Torino, dopo una esperienza di un paio d’anni alla Magneti Marelli, è ritornato Enna dove insieme al padre Paolo anch’esso Ingegnere conduce una azienda che si occupa di sistemi elettronici di telecontrollo ed illuminazione a Led. Ma anche per professionisti di altissimo livello come i due Tirrito il Lokdown è stato da un punto di vista lavorativo una “catastrofe” con il fermo generale. Ma per persone sempre attive come Salvo, non è “ammesso” girarsi i pollici. “In un momento di fermo totale mi sono messo a girovagare in rete – ci racconta – e mi sono imbattuto in un articolo in cui l’Università più prestigiosa al mondo sulle tecnologie vale a dire la Massachusetts Institute of Technology riprendeva un proprio lavoro di 10 anni fa circa e che consisteva nella realizzazione di ventilatori polmonari economici. La cosa mi ha incuriosito molto visto la “ribalta di notorietà” di questi strumenti in questo particolare periodo di Pandemia del Covid 19, della loro difficoltà nel reperimento e del fatto che si parlava di basso costo. Basti pensare che un respiratore polmonare ha un costo che va dai 5000 ai 30.000 dollari, proibitivo per strutture sanitarie localizzate in posti remoti come Sud America, Medio Oriente, India, Africa. Così mi sono iscritto al portale del Mit mi sono reso conto dell’elevata esigenza di questi ventilatore in quanto erano presenti post di tecnici provenienti da tutto il mondo. Ma approfondendo la ricerca, ho trovato un prototipo realizzato dalla Rice University a Hoston in Texas e seguendo uno di questi modelli, con la nostra tecnologia e grazie all’ausilio della nostra stampante 3D abbiamo provato a creare il primo ventilatore per la respirazione artificiale. Con le nostre conoscenze abbiamo sviluppato agilmente la parte hardware e software mentre la parte meccanica è stata condivisa e realizzata grazie alla genialità di Angelo La Rocca e il supporto di Liborio Mangione mentre gli stampi in 3D sono frutti della modellazione CAD dell’Ingegnere Marco Sicurezza. Infine infine la Incisiva srl di Luigi Ricerca e Fabio Cocimano con la loro grande professionalità, gentilezza e passione hanno progettato e donato i contenitori in Forex e Plexiglass del ventilatore”. Una volta creato il primo e appuratane l’affidabilità Salvo e i suoi amici collaboratori si sono messi in contatto con gli ospedali della zona per metterlo gratuitamente a loro disposizione. Ma fortunatamente a quanto pare anche grazie anche alla “valanga di solidarietà” che si è “abbattuta” in questi mesi sul nosocomio ennese non si è riscontrata necessità di queste apparecchiature. “Così abbiamo pensato di donarlo ad altre persone che magari ne avessero di bisogno a prescindere dalla Pandemia – continua nel suo racconto Salvo – ed apprendendo che in Africa in molti stati c’è veramente carenza di queste apparecchiature. Tanto per fare un esempio all’Ospedale di Enna pare ce ne siano 15 per tutta la Provincia. In tutto lo stato africano del Congo pare ce ne siano solo 5 in pratica uno ogni 20 milioni di abitanti. Così sapendo della nostra concittadina Cristina Fazzi che da tempo opera in Zambia l’abbiamo contattata. Appena la abbiamo detto quale fosse stata la nostra intenzione ci ha spiegato che nel suo ospedale i ventilatori polmonari sono una risorsa rara sempre, preziosa anche in tempi non pandemici. A quel punto per noi è stato un grandissimo onore donarle quello che avevamo creato”. Ci sarà un seguito professionale verso questa nuova esperienza? “La tecnologia di queste apparecchiature è molto semplice da concretizzare – precisa Salvatore – ma gli step di ingegnerizzazione sono comunque numerosi. Ne abbiamo realizzati due esclusivamente per lei. E speriamo possano contribuire a salvare delle vite. Ma nella vita mai dire mai”.

Riccardo Caccamo

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