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CON IL SANGUE AGLI OCCHI: LA RABBIA DI CONFAGRICOLTURA SICILIA.

CON IL SANGUE AGLI OCCHI: LA RABBIA DI CONFAGRICOLTURA SICILIA.

Se non fosse per la lunga scia di morti lasciata dalla pandemia da Covid 19 si potrebbe affermare che un virus altrettanto pericoloso per la salute dell’economia nazionale è rappresentato dalla mala burocrazia. Un virus autoctono che si trasmette attraverso portatori sani e che per questa ragione risulta molto difficile, se non impossibile, da debellare. Le vittime in questo caso sono le imprese private, a causa del lookdown, della liquidità necessaria e quindi dell’ossigeno che il governo ha tentato di assicurare, dapprima a piccole dosi e poi in maniera più consistente.
La constatazione è di Confagricoltura Sicilia che evidenzia come una situazione emergenziale di grandi dimensioni abbia portato alla luce, in modo drammatico, tutte le carenze di un sistema amministrativo pesante, contorto e farraginoso e quindi incapace di aiutare il Paese a ripartire.
A far venire il sangue agli occhi all’organizzazione agricola, che si è sempre distinta per la sua pacatezza nei giudizi, mai estremi, il mancato cambio di marcia necessario per affrontare una situazione emergenziale che rischia di desertificare l’intero tessuto produttivo regionale. Il paradosso è che gli agricoltori siciliani chiedono ben poco di quello che è previsto nei provvedimenti conosciuti come Salva Italia, ma le loro spettanze maturate a seguito di provvedimenti emanati per avversità atmosferiche o in seguito all’adesione a misure comunitarie.
E’ emblematico per quest’ultimo aspetto il caso riguardante la Misura del PSR Sicilia per l’agricoltura biologica le cui somme risultano bloccate da anni e beffa ancora maggiore, i pochi che le hanno ricevute rischiano di restituirle. Se la Regione Sicilia ci ha messo del suo abbassando il margine di tolleranza di errore per le superfici dichiarate pena la restituzione del contributo (non sono state previste le riduzioni del contributo come invece fatto da tutte le altre Regioni), l’AGEA non si è fatta scappare l’occasione di applicare alla lettera tali disposizioni dimenticando il fatto di avere cambiato le carte in tavola tramite l’aggiornamento dei rilevamenti delle superfici, lautamente finanziati dall’UE, che hanno modificato, e non di poco, le superfici dichiarate dagli agricoltori all’inizio dell’impegno. A rendere ancora più complicato il quadro d’insieme la mancata coincidenza delle superfici rilevate ed aggiornate da AGEA con quelle dichiarate dagli enti di certificazione. Una “Torre di Babele” che rischia di togliere alla Sicilia una boccata d’ossigeno pari ad oltre 40 milioni di euro.
Anche se si è in buona compagnia (nessuna regione italiana ha brillato per capacità operative) non consola il fatto del mancato pagamento della Cassa Integrazione in Deroga, operazione che ha mostrato in pieno le carenze di una macchina burocratica sicuramente non degna di un Paese sviluppato come dovrebbe essere il nostro.
L’auspicio è che a bocce ferme la politica abbia il coraggio di affrontare alla radice il problema mettendo le basi per una ripresa che sarà lunga e piena di insidie. Alla stessa politica viene chiesta una maggiore attenzione per il potenziamento degli interventi veramente necessari alla classe imprenditoriale stante il fatto che i fondi per le misure ritenute più idonee (in agricoltura i prestiti quinquennali con garanzia statale) rischiano di essere assolutamente insufficienti.

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