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A Catania il 1° torneo Crisafulli, contro i delitti stradali in memoria di Mimmo e Salvatore Crisafulli Per precauzione al Coronavirus verranno portate le mascherine

A Catania il 1° torneo Crisafulli, contro i delitti stradali in memoria di Mimmo e Salvatore Crisafulli
Per precauzione al Coronavirus verranno portate le mascherine
Venerdì 6 marzo, alle 15, si terrà al campo comunale “Seminara – Paratore” alla Barriera di Catania il 1° torneo Crisafulli per ricordare Mimmo e Salvatore Crisafulli, vittime della strada. Un quadrangolare per ricordare chi non c’è più.
L’Associazione Sicilia Risvegli Onlus, in stretta collaborazione con l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus (A.I.F.V.S.), grazie all’assessore Sergio Parisi organizza, in occasione del terzo anniversario dalla morte di Domenico Crisafulli, il quadrangolare di calcio in memoria di Mimmo e Salvatore Crisafulli e di tutte le vittime della strada.
Mimmo Crisafulli, padre di due bambini, aveva 25 anni, quando venne ucciso a Catania il 6 marzo 2017. Dopo una lunga battaglia giudiziaria della famiglia, lo scorso 11 febbraio la Cassazione ha confermato definitivamente il patteggiamento a 5 mesi, 10 giorni con la condizionale non menzione, emesso dal Gip del Tribunale di Catania condannando definitivamente la conducente della Smart, che non si fermò allo stop. Adesso la parola passa alla Corte Europea dove Pietro Crisafulli, papà di Mimmo, assistito dal nuovo avvocato Davide Tirozzi si è rivolto.
Salvatore Crisafulli conosciuto come il “Terri Schiavo Italiano” zio di Mimmo Crisafulli, anche lui è stato vittima di un terribile incidente stradale avvenuto a Catania l’11 settembre del 2003, un uomo giudicato clinicamente in stato vegetativo, da diversi luminari della scienza medica, interpellati nella lunga odissea durata fino al 2013, data in cui avvenne la morte di Salvatore in attesa che un giudice Italiano lo autorizzasse a curarsi con cellule staminali. La sua storia viene raccontata nel film denuncia di Pietro Crisafulli,“La Voce Negli Occhi”, una pellicola choc, contro la cattiva assistenza sanitaria, sul fine vita, ed in particolare lo scarso interesse del governo Italiano. Scienziati interpellati nei dieci anni di lotta, sentenziavano lo stato di incoscienza di Salvatore, diagnosticando lo stato vegetativo permanente.
All’evento sportivo, parteciperanno la Meridiana, Ragazzini, Catania 80, la rappresentativa “Amici di Mimmo” e la locale rappresentativa AIFVS Onlus – Catania. L’obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare le nuove generazioni, sul tema della sicurezza stradale. L’intento è quello di rafforzare la cultura della sicurezza stradale per coinvolgere i ragazzi attraverso lo sport e, in particolare, il calcio. La sicurezza al primo posto per sviluppare in ogni giovane guidatore l’attenzione sui pericoli sulle strade, stimolando la coscienza e rispetto delle regole del Codice della Strada.
Data la circostanza del Coronavirus, per precauzione allo stadio comunale verranno portate un po’ di mascherine protettive, gel, e guanti per proteggersi dal virus che sta spaventando l’Italia intera, in modo da poter evitare il contagio, lo dichiara Pietro Crisafulli presidente di Sicilia Risvegli onlus, e responsabile dell’Aifvs di Catania.
«E’ un grande onore per noi essere al fianco della famiglia Crisafulli nell’organizzazione del torneo dedicato a Mimmo e Salvatore – afferma il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Alberto Pallotti -. Siamo orgogliosi che Pietro Crisafulli abbia intrapreso il difficile compito di diventare responsabile della nostra associazione per la sede di Catania, perché aiutare le altre persone è sempre un merito incredibile e noi come A.I.F.V.S. abbiamo ampiamente dimostrato di essere presenti sui territori, aiutando chi vive un grande dolore. Solo una vittima può capire un’altra vittima e in quest’occasione Pietro si pone come un riferimento importante in Sicilia capace di fronteggiare le debolezze della giustizia, dei comuni, delle strade, della circolazione e degli utenti della strada».

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“Vita 21 Enna” ed il suo impegno per la costruzione del “ben-essere” sociale I Consulenti del Lavoro fanno sistema e promuovono l’economia di comunione

“Vita 21 Enna” ed il suo impegno per la costruzione del “ben-essere” sociale
I Consulenti del Lavoro fanno sistema e promuovono l’economia di comunione
Enna, 21/02/2020 – L’economia per la comunità. È questo il tema del convegno, promosso dal consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, in partnership con “Management Technologies”, “Economia di Comunione”, “Aipec” e “Vita 21 Enna”, con il patrocinio del Comune. L’incontro è in programma domani mattina, 22 febbraio 2020, dalle 9,30 alle 12,30, presso la sala Cerere del palazzo Chiaramonte.
La motivazione profonda di quest’iniziativa risiede nella consapevolezza che “mettere a sistema le attività di istituzioni, associazioni, professioni e imprese può attivare la mutualità in un territorio e contrastarne impoverimento e abbandono”.
Interverranno il senatore Stanislao Di Piazza, sottosegretario di Stato del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; il prof. Leonardo Becchetti, uno dei massimi esperti internazionali in tema di finanza etica ed ordinario di Economia Politica presso l’Università di Roma Tor Vergata. Ad introdurre i lavori sarà Giuseppe Pintus, presidente del consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.
“Desidero esprimere la mia gratitudine ai due relatori per avere accettato l’invito da parte del Consiglio dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – sono le parole del presidente Pintus -. Il tema che svilupperanno è, a mio avviso, essenziale per lo sviluppo del nostro territorio e mi piace sottolineare come siano partner dell’iniziativa realtà già da tempo incamminate per la costruzione del bene comune”.
“Nel nostro percorso verso la costruzione di una comunità più inclusiva, stiamo approfondendo la conoscenza dell’economia civile che è il modello di economia più inclusivo, perché mette al centro la persona e non il profitto – afferma Marco Milazzo, presidente di “Vita 21 Enna” -. Siamo convinti che ciascuno possa dare il proprio contributo per la costruzione del ben- essere sociale: il futuro dei nostri figli e della nostra comunità può essere migliore di questo presente”.
L’Economia di Comunione scaturisce dall’appello rivolto, nel 1991, da Chiara Lubich alla comunità dei Focolari del Brasile, affinché nascessero aziende, i cui utili venissero messi in comune per aiutare i poveri, per contribuire allo sviluppo dell’azienda stessa e per formare i giovani, perché “senza uomini nuovi non si fa una società nuova”. In 29 anni, Economia di Comunione ha sviluppato prassi e pensiero: sono nati piccoli poli imprenditoriali (in Italia il polo Lionello Bonfanti), associazioni di imprenditori e professionisti (in Italia l’Aipec), aziende di varia dimensione e tipologia; è stato coinvolto chiunque voglia impegnarsi nel contrasto ad ogni forma di povertà. Economia di Comunione è, inoltre, tra i promotori di “The Economy of Francesco”, l’evento internazionale promosso dal Papa ad Assisi ed in programma dal giovedì 26 a sabato 28 marzo.
Ad Enna la “Management Technologies”, che si occupa di consulenza informatica e creazione di gestionali per le imprese, risponde nel suo essere e nel suo fare ai principi dell’Economia di Comunione. La società, inserita tra i “Cercatori di LavOro”, il progetto delle “Settimane Sociali” del 2017, ha nel suo team giovani professionisti che, rinunciando anche ad altre offerte lavorative, magari economicamente più vantaggiose, hanno preferito impegnarsi in un’azienda che mette al centro la persona e si sente prossima nei confronti della propria comunità, condividendone in com-unione non solo i bisogni e le povertà, ma anche le speranze e l’operosità.
In forza di ciò “Management Technologies”, dalla sua nascita nel 2010, ha accantonato un terzo degli utili nel fondo statutario per progetti sociali e nel 2018 ha deliberato di destinarne una parte ai progetti dell’associazione “Vita 21 Enna” che, a sua volta, aderisce all’Aipec.

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Interris.it; Donne schiave

Donne schiave
Dalle storie più drammatiche e commoventi agli appelli di don Buonaiuto. Il Ministro dell’Interno Lamorgese: “il Viminale è con voi”
MILENA CASTIGLI
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“C
i tenevo a venire in questa casa perché ne ho sentito parlare molto, vedo che qui si riaccende una speranza per chi l’aveva persa completamente, si riattiva un percorso di vita che dovrebbe essere normale per tutti ma che tale non è per le vittime di tratta”. Sono queste le parole con cui il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, si è rivolta alle giovani donne, salvate dal racket della prostituzione schiavizzata, che vivono nella casa protetta gestita da don Aldo Buonaiuto, sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, da anni impegnato nella lotta contro la tratta delle donne finalizzata allo sfruttamento sessuale, e direttore del quotidiano online In Terris. Alla visita, che si è svolta in maniera privata, hanno partecipato il Capo della Polizia, dott. Franco Gabrielli, il Capo di Gabinetto, dott. Matteo Piantedosi, il prefetto di Ancona, il dott. Antonio D’Acunto, l’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, Monsignor Francesco Massara, il sindaco della città di Fabriano, Gabriale Santarelli e le altre autorità della regione.
Il ministro Lamorgese: “Vi fa onore l’impegno nell’aver salvato queste donne”
“Io immagino la difficoltà che don Aldo e, prima di lui, don Benzi, hanno incontrato per togliere dalla strada le ragazze, perché dietro a questo fenomeno c’è la criminalità organizzata, e quindi ci sono dinamiche complesse che vanno ben oltre l’andare a strappare una donna dalla strada, andandola a prendere con la macchina per poi portarla in un luogo protetto – ha sottolineato il Ministro -. Togliere una giovane vittima dalla strada significa per il racket perdere una risorsa, una fonte di guadagno. Quindi, vi fa veramente onore l’impegno nel salvare queste donne. Posso immaginare anche le sofferenze che hanno passato, come alcune di quelle ascoltate: l’essere arrivate in Italia con la promessa di un lavoro dignitoso poi rivelatasi falsa. Fare un percorso di rinascita in una comunità come questa dove c’è il rispetto della persona significa riconquistare fiducia in se stesse perché le ragazze accolte vengono trattate come esseri umani, con bisogni, desideri, speranze. Il fatto di riuscire da parte di don Aldo a cancellare i segni della violenza che hanno nel cuore è una cosa molto importante. Ma c’è bisogno di più – ha affermato il ministro -, e cioè di intervenire anche a livello normativo. Dobbiamo fare sempre di più a livello di governo per combattere il crimine. E’ difficile far entrare in certi ambienti la cultura del rispetto della donna, dell’essere umano. Nella criminalità organizzata, dove esiste solo il culto del denaro, si esce da una dinamica normale e si entra in quella straordinaria dove i valori umani sono zero. Le nostre Forze di Polizia danno grande attenzione alla formazione. Il Capo della Polizia ha investito forti risorse economiche e umane in tal senso, e gli operatori di polizia danno grandi esempi di impegno ed eroismo. Siamo contenti di essere venuti qui perché questo è un luogo che va visitato e ne è valsa la pena per portare tutta la nostra vicinanza a don Aldo e a tutta la Comunità Papa Giovanni XXIII sparsa nel mondo e per assicurare che per voi le porte del Viminale sono sempre aperte”.
Don Buonaiuto: “Le persone non si possono acquistare per nessun motivo”
Ad accogliere il ministro dell’Interno è stato don Aldo Buonaiuto che ha spiegato come la casa sia una delle diverse centinaia volute da don Oreste Benzi, fondatore dell’Apg23. “Siamo presenti in circa 45 Paesi nel mondo e accogliamo migliaia di poveri. Questa è una casa che ha 20 anni e sotto questo tetto sono passate circa 700 donne vittime di tratta. In Italia – grazie all’infaticabile opera di recupero e di liberazione portata avanti da don Oreste – sono state liberate e accolte dall’Apg23 circa 7 mila schiave della tratta”. Il sacerdote di frontiera ha anche ricordato come nel 2000 don Benzi fece una proposta di legge che si rifaceva al “modello nordico”: punire il cliente per disincentivare la domanda. “Le persone non si possono acquistare, mai, neppure a fini sessuali. Il 37% delle ragazze sulle strade è minorenne, molte sono in attesa: io incontro donne anche al settimo o ottavo mese di gravidanza. Noi continuiamo a chiedere che l’Italia adotti il ‘modello nordico’ così come hanno fatto la Francia e i Paesi nordici, a partire dalla Svezia diversi anni fa, al fine di colpire la domanda. Crediamo che sia un salto di mentalità importante: l’uomo sa che la donna è vulnerabile ed è una persona da difendere, mai da colpire, neanche da sfiorare – ha detto don Aldo Buonaiuto -. In questo tempo in cui si parla sempre più di violenza sulle donne, è triste vedere che ci si dimentica delle schiave della prostituzione. Lo dissi l’anno scorso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato non solo ascoltò con grande coinvolgimento il nostro appello, ma dedicò la scorsa Giornata della Donna alle vittime della tratta, sotto lo slogan ‘Mai più schiave'”.
L’appello
“Il nostro appello è che si possa continuare a dare voce a queste donne, perché soltanto con l’aiuto di tutti, in primis delle istituzioni, possono avere una speranza di vita – ha ribadito don Buonaiuto -. Penso a quelle che sto incontrando in queste notti, ferme per ore lì al gelo, ammalate o con tanti problemi. Avere qui il Capo della Polizia è un onore e una grande occasione. Le forze dell’ordine ci sono state sempre accanto e auspichiamo che si possa essere sempre più incisivi a favore della liberazione delle schiave. Un grazie sentito anche al Capo di Gabinetto dott. Matteo Piantedosi e al Prefetto dott. Antonio D’Acunto”
Il servizio antitratta
“Nessuna donna nasce prostituta. C’è sempre qualcuno che ce la fa diventare”, diceva Don Oreste Benzi. Con questo spirito, nel 1990 don Oreste, fra i primi in Italia, inizia il suo impegno per liberare le donne vittime di tratta e costrette alla prostituzione sulle strade di Rimini e del litorale adriatico. La tratta di esseri umani a scopo di prostituzione è un giro di affari globale, un traffico internazionale illegale molto ben organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali. Per combattere questa moderna schiavitù la Comunità, fin dai primi anni ‘90, ha istituito il Servizio Antitratta e ha dato inizio all’esperienza della “condivisione di strada”: gruppi di contatto che incontrano le donne costrette a prostituirsi in strada per proporre loro, una volta instaurato un rapporto di fiducia, una via d’uscita, ovvero l’accoglienza in una struttura comunitaria. La Comunità è stata la prima associazione in Italia a farlo, accogliendole e creando delle case apposta per loro, dove potessero recuperare la dignità negata.
Le testimonianze
Le vittime della tratta sono ragazze giovanissime, molte delle quali minorenni (alcune ancora bambine) cresciute in contesti difficili di emarginazione e povertà e desiderose di una vita migliore, raggirante da “reclutatori” con la falsa promessa di un lavoro dignitoso per poter aiutare la famiglia. Lo dimostra la testimonianza di una vittima della strada salvata da don Aldo. “Mi chiamo Blessing e ho 22 anni – esordisce la ragazza. Sono partita dal mio Paese, la Nigeria, quando avevo 17 anni. Ho creduto ad una offerta di lavoro e invece ho incontrato uomini cattivi, criminali. Quel viaggio fino in Libia è durato qualche mese e non potrò mai dimenticare tutte le violenze che ho vissuto e le tante cose brutte che ho visto fare a bambine più piccole di me. In Libia e poi in Italia ho capito chi sono gli schiavi: io sono diventata una schiava…una merce di piacere per uomini sporchi e schifosi. Sono stata costretta a stare sulla strada con tanto freddo, seminuda, senza mangiare e con le torture nel corpo e nella mia mente. Ogni giorno ho pianto tanto e pregavo Dio che mi portasse via: meglio morire che stare lì”.
Qualsiasi forma di prostituzione è una riduzione in schiavitù
“Quando in uno dei Venerdì della Misericordia durante l’Anno Santo Straordinario sono entrato nella casa di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, non pensavo che lì dentro avrei trovato donne così umiliate, affrante, provate. Realmente donne crocifisse”. Così Papa Francesco nella prefazione del libro di don Aldo Buonaiuto “Donne Crocifisse. La vergogna della tratta raccontata dalla strada” edito da Rubbettino. “Senza fermare una così alta domanda dei clienti – prosegue il Pontefice – non si potrà efficacemente contrastare lo sfruttamento e l’umiliazione di vite innocenti. Nella stanza in cui ho incontrato le ragazze liberate dalla tratta della prostituzione coatta, ho respirato tutto il dolore, l’ingiustizia e l’effetto della sopraffazione. Qualsiasi forma di prostituzione – conclude Francesco – è una riduzione in schiavitù, un atto criminale, un vizio schifoso che confonde il fare l’amore con lo sfogare i propri istinti torturando una donna inerme”.

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Interris.it; A Bari i vescovi in cammino nel Mediterraneo

A Bari i vescovi in cammino nel Mediterraneo
Si apre oggi in Puglia l’incontro dei vescovi del Mediterraneo. A Interris.it la teologa De Simone del Comitato organizzatore scientifico
MARCO GRIECO
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Il Papa a Bari nel luglio 2018 con i capi delle Chiese del Medio Oriente – Foto © Vatican Media
Il Papa a Bari nel luglio 2018 con i capi delle Chiese del Medio Oriente – Foto © Vatican Media
U
na città che ospita venti Paesi. Si veste di ecumenismo Bari, che da oggi fino al 23 febbraio accoglie 58 vescovi delle Chiese di tre Continenti nell’incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo Frontiera di Pace, voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana per meditare sulle domande che si increspano fra le onde del mare che gli antichi chiamavano “nostro”, in segno di rispetto comunitario. La proposta dell’incontro è partita dal presidente della CEI, cardinale Gualtiero Bassetti, che nel gennaio 2018 annunciò al Consiglio permanente della Cei l’idea di un incontro sulla pace fra i vescovi del Mediterraneo. Ad ispirare il cardinale Bassetti è Giorgio La Pira: il “sindaco santo” di Firenze, che spese la sua vita nella riconciliazione fra i popoli, ha suscitato con il suo esempio l’idea di una profonda meditazione sul “mare di mezzo”. Sua la profezia-cardine che anticipa l’incontro: quella del Mediterraneo quale ingrandito lago di Tiberiade del mondo intero. Perché se il lago unisce la triplice famiglia di Abramo (Cristiani, Ebrei e Musulmani), allo stesso modo il mare nostrum unisce fedi diverse eppure unite nella fecondità della Parola.
Essere frontiera
Nel marzo 2018, incontrando i patriarchi cattolici d’Oriente, Bassetti lanciò l’evento. A ottobre, l’iniziativa fu presentata alla Facoltà Teologica della Puglia, con l’indicazione della parola “frontiera” quale chiave di lettura per decifrare la ricchezza, non solo materiale, del Mediterraneo. Per questo il prelato, in comunione con il pensiero di La Pira, ha voluto che nella fase preparatoria l’Incontro fosse accompagnato e sostenuto dai monasteri. Per questo ha chiesto alle monache agostiniane di Pennabilli di creare una rete di preghiera per il Mediterraneo. “Ma non solo – dichiarano a Interris.it le monache agostiniane raggiunte telefonicamente -, perché il cardinale Bassetti ci ha anche chiesto di riflettere e meditare in anticipo sui temi che saranno toccati nell’incontro episcopale a partire da oggi”. Anche in questo ci sono le orme di La Pira, che con le monache di clausura di tutto il mondo intratteneva una fitta corrispondenza epistolare: “Il cardinale Bassetti ci ha chiesto di coordinare una rete di monasteri che si affacciano sul Mediterraneo. I monasteri coinvolti sono nove. Oltre alla nostra Comunità di Pennabilli e alle Agostiniane di Rossano Calabro, ci sono le Clarisse di Gerusalemme, Scutari (Albania) e Alessandria d’Egitto, le Carmelitane di Tangeri (Marocco) e Aleppo, le Religiose dell’Ordine Maronita del Libano e la Piccola Famiglia dell’Annunziata (Dossetti) di Ain Arik, a Ramallah. Si tratta di realtà che si affacciano sul Mar Mediterraneo – anche noi ci sentiamo bagnate dallo stesso mare. Per questo, abbiamo ragionato sulla provenienza geografica, individuando le realtà dove ci sono problematiche di diverso genere. Da questi spunti è partito il nostro lavoro di riflessione e preghiera, che ha infine portato alla redazione del documento finale”.
Grido dell’umanità
Il coinvolgimento di donne religiose di vita contemplativa è fondamentale. “Per noi monache è stato un grande dono – dichiarano le Agostiniane – perché ci siamo fatte raggiungere dal grido dell’umanità mettendo il nostro pensiero al servizio della Chiesa. In secondo luogo, siamo anche entrate in contatto con altre realtà monastiche, e questa rete è bellissima, perché ci fa sentire parte viva ed espressiva della Chiesa oggi”. Sarebbe, tuttavia, riduttivo considerare la partecipazione dei monasteri come una mera inclusione della donna in un progetto di dialogo: “È indubbio che la Chiesa, e l’umanità tutta, abbia bisogno di vedere la realtà in una certa complementarietà. Ma va ricordato che si tratta, appunto, di uno sguardo complementare. La sensibilità femminile ha caratteristiche sua proprie, dalla contemplazione praticata da noi religiose tanto quanto l’ascolto, che permettono di entrare nel pensiero attraverso la parte affettiva. La donna è chiamata a guardare oltre, basti pensare alla gravidanza, materializzazione di un presente che proietta orizzonti. La donna può senz’altro dare un contributo importante all’umanità”.
La vocazione del Mediterraneo
“Che cosa Dio vuole dal Mediterraneo?” è la domanda che sembra risuonare nel cammino iniziato quest’oggi e che si concluderà con un documento che sarà consegnato personalmente a Papa Francesco, che raggiungerà la città di San Nicola domenica prossima. Sebbene il “forum” si tratti di un incontro episcopale a porte chiuse, il metodo adottato è quello sinodale, con una fase di ascolto fra circoli minori e la redazione conclusiva di un documento preparatorio, redatto coinvolgendo sia religisi che vescovi laici. Interris.it ha chiesto una chiave di lettura di questo percorso della Chiesa nel Mediterraneo a Giuseppina De Simone, coordinatrice della specializzazione in teologia fondamentale con indirizzo in teologia dell’esperienza religiosa nel contesto del Mediterraneo alla sezione sezione San luigi della Facoltà teologica di Napoli. De Simone è anche membro del Comitato organizzatore scientifico dell’Incontro dei vescovi del Mediterraneo.
Prof.ssa De Simone, cosa rappresenta questo cammino “sinodale” della Chiesa che s’inaugura oggi?
“Credo sia importante proprio per il taglio sinodale che si è scelto di dare a quest’incontro dei vescovi del Mediterraneo. È un’occasione preziosa in cui poter raccontare la realtà viva della Chiese da cui i provengono i vescovi, maturare una visione comune e tessere quella trama di collaborazione e comunione, che rende la Chiesa segno vivo di speranza”.
L’incontro del Mediterraneo rientra appieno nella missione sociale della Chiesa?
“Sì, missione sociale che non va mai disgiunta da quella apostolica. Il Vangelo che la Chiesa annuncia non è una parola disincarnata, ma è parola di speranza che spinge a denunciare le situazioni di ingiustizia e di sofferenza. La Chiesa sta dalla parte degli ultimi e dei poveri e questo cammino lo dimostra nella sua pienezza”.
Quali sono i temi che tratterà l’incontro?
“Il Mediterraneo è un contesto particolare che ha grandi risorse, potenzialità, ma presenta sfide altrettanto grandi. È luogo di conflitti, alcuni dei quali dimenticati e taciut. È un luogo in cui è presente anche una diversità di tradizioni culturali e religiose non sempre facili da comporre.. È uno spazio segnato dai flussi migratori dietro i quali ci sono situazioni di guerra, di miseria, povertà da cui la gente fugge. Tali questioni, che segnano il contesto del Mediterraneo, sono altrettante sfide da assumere per un rinnovato annuncio del Vangelo”.
Ciò rientra in una riflessione sull’evangelizzazione?
“Sì. Far risuonare l’annuncio del Vangelo significa portare la Parola, che è una Parola di senso, di affermazione della dignità di ogni uomo, di fratellanza possibile. Il contesto del Mediterraneo attesta la necessità dell’incontro. La storia del Mediterraneo è fatta di intrecci, è quello che Papa Francesco al Convegno della Facoltà Teologica a Napoli ha definito il mare del meticciato’. Il Mar Mediterraneo ci insegna che è impossibile pensarsi senza l’altro ed è su questo che occorre far leva, sperimentando una fraternità possibile, una fraternità che non è da cercare nonostante la fede, ma va costruita nel nome di Dio, perché è nel Suo nome che possiamo scoprirci fratelli”.
In questo senso, come può aiutare il Mediterraneo a concepire un nuovo modo di evangelizzare?
“Il Mediterraneo ci aiuta a farlo. Se noi pensiamo a luoghi dove la Chiesa è minoranza, ci rendiamo conto di come la fedeltà al Vangelo sia vissuta in una capacità di incontro e di accoglienza che non fa proselitismo ma riconosce Dio anche nella fede dell’altro. È, dunque, prima di tutto importante la tessitura di trame di fraternità e dialogo perché è questo il primo annuncio del Vangelo”.
L’incontro, organizzato dalla Cei, si apre nel segno di Giorgio La Pira. Qual è la sua eredità?
“La Pira parlava di una ‘vocazione’ del Mediterraneo, questo mare che divide ma unisce, che è spazio di incontro e scontro, lo spazio del tra. È anche il luogo dove bisogna ascoltare la voce della gente semplice, di quanti cioè, nella semplicità della loro esistenza quotidiana, sanno accogliere. L’essere gli uni contro gli altri è il frutto di operazioni che strumentalizzano le paure, il senso di incertezza e precarietà, per l’affermazione di un potere. La storia del Mediterraneo, al contrario, ci dice che c’è ancora spazio per narrare il bene, dar vita a nuove narrazioni – per mutuare le parole di Papa Francesco”.
Nella fase preparatoria all’incontro, il cardinale Bassetti ha affidato il cammino della Chiesa a una rete di monasteri. Che cosa significa?
“Questo coinvolgimento ha un significato particolare, perché dice quanto la preghiera sia alla radice della Chiesa ed apra all’azione della Grazie. È la Grazia di Dio che trasforma la storia. In questo senso, i testi di riflessione che i monasteri hanno saputo esprimere sono di una profondità incredibile. Come ha ricordato il cardinale Bassetti, le riflessioni dei monasteri hanno quella profondità e penetrazione della realtà che può nascere soltanto dalla vita contemplativa”.

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L'ennese Toni Vasco volontario in Madagascar "Una scelta di vita racchiusa tutta in una frase quella del nome della stessa associazione".

Una scelta di vita racchiusa tutta in una frase quella del nome della stessa associazione. E’ così che l’ennese Tony Vasco spiega il perché nel 2005 lasciando tutto quello che aveva nella cosiddetta “società civile” nella sua Enna decise di trasferirsi in Madagascar mettendosi a servizio della popolazione locale ed in particolare dei bambini di strada. Il Madagascar è una isola del continente africano nell’emisfero australe sull’oceano indiano con una estensione di circa 2 volte l’Italia ma con una situazione economica molto precaria. E l’”Omeo Bon Bon” ovvero il nome della Onlus che Toni insieme a degli amici di Ferrara ha fondato rappresenta l’innocenza e nello stesso tempo la semplicità e la sincerità di chi vive felice con poco “Mi piace che si conosca la ragione per la quale abbiamo dato questo nome alla Associazione – ci racconta Toni – in malgascio la parola Omeo significa “mi dai” e Bon Bon chiaramente caramella. Quindi insieme significa “mi dai una caramella”. Questa era la richiesta che mi rivolgevano, i bambini del villaggio rurale di Ankaditsiary dove avevo trascorso qualche mese prima di ritornare in Italia e fondare l’Associazione. Ed é in questo nome che si racchiude il senso profondo della nostra azione: ci rivolgiamo verso i più deboli, i bambini di strada”. Da 15 anni ormai vivi in Madagascar. Hai lasciato tutto in Italia e ti sei trasferito. E’ stata una scelta difficile? “Credo di non essere mai stato interessato alla carriera, sostanzialmente ho preferito sperimentare diverse opportunità e diverse conoscenze e quando ho potuto, cercare di metterle a disposizione degli altri e questo anche nel periodo di lavoro presso il servizio di salute mentale di Enna. Negli anni ottanta ho fondato l’Associazione Franco Basaglia che aveva come soci infermieri oltre che “pazienti” e volontari , pratiche di terapie “non convenzionali” come lo shiatsu e alcune forme di meditazione. Eravamo negli anni 90. Fondamentalmente ho sempre creduto che la vita mi avrebbe sempre dato cio’ di cui avessi avuto veramente bisogno. Con gli errori e anche le sofferenze che non ho mai attribuito ad altri, ma anche con la gioia della prova. Quando ho deciso di iniziare questa avventura in Madagascar ero profondamente consapevole di cio’ che avrei sacrificato, ma sentivo più urgente a cinquanta anni di fare altro senza timore, senza rumore e cercando in me cio’ che sentivo necessario”. La tua scelta è stata accettata dalle persone a te più care? “Avevo già perso i genitori, ma posso dire che alla fine avrebbero accettato questa mia scelta – continua – certo é utile dire che é stata soprattutto mia madre ad essere disposta a comprendere le mie “sregolatezze”. Attualmente penso che alcuni parenti accettino la mia scelta senza giudizio anche se non con chiaro apprezzamento. Certamente ci sarà qualcuno con non condivide assolutamente questa mia scelta”. Probabilmente tanta gente non sa neanche dove sia il Madagascar. Ci spieghi di preciso dove operi? “L’associazione opera a Fianarantsoa, cittadina sporca e sgradevole che si trova nella parte centrale del Madagascar. Chi é venuto a trovarci come ospite o come volontario del servizio civile credo abbia portato con sé in Italia il senso di disperazione che traspare dalla vita di cosi’ tanti esseri umani che sopravvivono lungo i marciapiedi e rovistano nella spazzatura nella speranza di trovare qualche cosa da poter vendere e a volte anche da poter mangiare”. Come hai già detto in precedenza il vostro intervento è finalizzato ai bambini di strada. “Si il nostro intervento é rivolto verso loro. Attualmente presso la casa di accoglienza “desidero guardare il cielo” vivono con me 19 bambini: alcuni erano orfani nel momento in cui sono stati accolti (correva l’anno 2008), altri lo sono diventati negli anni. L’età varia dai 4 ai 14 anni. Presso il centro diurno “ le radici del cielo “ accogliamo 110 bambini di strada che possono usufruire di tre pasti al giorno, delle cure sanitarie, della frequenza scolastica e attività ludiche ed educative di vario genere (sport, biblioteca, lavori manuali, yoga, fotografia, attività pittoriche, coro ed altro ancora) Qualche anno fa grazie alla presenza di una nostra sostenitrice ,Loredana, e della Draco edizioni di Modena abbiamo pubblicato un libro che é come una mostra fotografica realizzata dai nostri bambini: “ I Colori della Vita e l’albero delle Emozioni”. Si possono apprezzare le foto fatte dai bambini e i pensieri che queste immagini hanno suscitato in loro. Foto eseguite da non professionisti che hanno ricevuto la gentile approvazione da parte di Pierrot Men noto fotografo di fama internazionale. E’ logico che se ci prendiamo cura dei bambini non possiamo non farlo per i loro genitori: cure sanitarie, donazioni di cibo nelle condizioni estreme, promozione di attività lavorative (abbiamo formato 8 mamme che hanno seguito un corso di pasticceria con un provetto pasticcere. Oggi queste signore sono in grado di produrre e vendere le loro leccornie). Inoltre da anni pratichiamo la permacultura nel terreno dove stiamo costruendo la nuova casa di accoglienza. Ci lavorano 6 persone di cui tre non vedenti. Con sacrificio stiamo riuscendo a garantire i prodotti dell’orto sufficienti per le nostre mense, a casa e al centro”. In questi 15 anni la comunità ennese ti è stata vicina e ti ha sostenuto? “Ho sempre sentito l’affetto e anche l’interesse della mia citta da parte degli amici e anche di altri. Il sostegno ci viene dato con continuità dalla comunità della Parrocchia di S. Lucia e a tutti loro a cominciare da Padre Mario Saddemi e Andrea Libertino e dalla dottoressa Livia Iacono va la nostra profonda gratitudine”. Sei credente? “Sono cresciuto in una famiglia cattolica. Credo nella forza e nell’amore trasmesso da Gesu’ il Cristo”. Chi volesse come può fare per sostenerti? “Se si desidera contribuire alla realizzazione dei progetti puo’ consultare il sito www.omeobonbon.it dove troverà gli aggiornamenti dei nostri interventi oltre che la procedura per potere offrire un aiuto”.

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Enna anche quest'anno anche se a "regime ridotto" si terrà il Carnevale Solidale

Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con il Carnevale Solidale. Sarà un carnevale senza sfilata ma la voglia di fare festa e dare continuità all’evento rimane. Ad elettrizzare le due giornate ci saranno giocolieri, trucca bimbi, just dance, musica, animazione, zumba, stand fotografico. Durante la festa in piazza del martedi saranno premiate le migliori maschere con fantastici premi. Ricordiamo inoltre che quest’anno il ricavato della festa sarà destinata all’associazione vita 21 Enna

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Interris.it; I quattro vaccini contro l’odio

I quattro vaccini contro l’odio
DON ALDO BUONAIUTO
La questione, sintetizzata in poche righe, è semplice: cosa serve al dialogo? La risposta è intuitiva: la condizione essenziale per dialogare è quella di dimostrarsi capaci di mettersi al punto di vista dell’altro. Come ci ha ricordato più volte il Pontefice, non esiste situazione che non possa essere pacificata attraverso un onesto scambio di prospettive. Il dialogo scaturisce da un atteggiamento di rispetto verso l’altro e dalla convinzione che il prossimo abbia qualcosa di valido da sostenere. Il presupposto è che recuperiamo la possibilità di fare spazio nel nostro cuore, altrimenti le opinioni, le proposte e la visuale dell’altra persona diventano un’isola lontana e ostile. Al contrario, dialogare veramente, comporta un’accoglienza sincera invece che una condanna preventiva. Per non diventare una civiltà spietata, ciò deve valere in ogni ambito civile, religioso, giuridico.
Confrontarsi, riuscire ad abbassare le difese, aprire le porte di casa, donare calore umano: questi sono gli unici quattro vaccini in grado di fermare l’epidemia dell’odio.
La settimana che inizia oggi (ed è il punto da cui siamo partiti), offre un’opportunità storica. Le chiese di tutto il Mediterraneo si incontrano per la prima volta a Bari per trasformare il Mare nostrum in un immenso corridoio di dialogo. Ho avuto la possibilità di assorbire l’emozione di alcuni partecipanti provenienti da realtà tormentate dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla miseria: posso perciò testimoniare di avere chiara la percezione di un momento irripetibile. Mentre il mondo alza muri, i discepoli di Cristo costruiscono ponti. Ciò rappresenta un modello di concertazione utile anche nei tormentati palazzi della politica. Ho un sogno. Vorrei che la stessa attitudine a confrontarsi a partire da ciò che unisce piuttosto che da ciò che divide, fosse dimostrata anche in ambito nazionale.
Ogni forza sociale ha una legittimazione democratica a trovare interlocutori nel campo civile e religioso. Chi è saldo nella propria identità, non ha timore di confrontarsi con nessuno. Anzi, proprio nel dialogo con le diversità, gli apostoli di Verità ottengono conferma della validità dei loro contenuti. La lezione che porto con me ogni giorno è quella di un prete di strada incamminato oggi verso l’onore degli altari. La porta di don Oreste Benzi era sempre accessibile a chiunque. Non serviva una patente di cattolicità per sedersi a parlare con un testimone del Vangelo. L’esempio di don Benzi è particolarmente attuale in una fase storica come questa, nella quale sembra diventato necessario un avallo ufficiale anche per chiedere consiglio su quale presenza avere nella vita pubblica. In realtà, non è cristiano chi dice di esserlo, ma chi si comporta come tale. Non devono esistere corsie preferenziali per il dialogo tra Stato e Chiesa, se non quella del comune interesse per il bene pubblico. Ad accomunare sfera civile e contesto religioso non può essere altro che la sollecitudine per le tante esigenze collettive e individuali che caratterizzano il terzo millennio globalizzato. Da qui la necessità, come raccomanda il Santo Padre, di non sbarrare mai l’ingresso della Chiesa, che sempre più deve essere una casa di vetro senza portoni.
Il disprezzo molte volte inizia tra le mura domestiche, non sono quelle parentali, con le porte chiuse in faccia e l’incomunicabilità della convivenza di sensibilità differenti. In queste ore tante persone tornano in piazza. Peccato solo che ci si vada spesso contro qualcosa o qualcuno e non a favore di qualcosa o qualcuno. Ma il dialogo per dare autentici frutti deve essere come una strada a doppia percorrenza, calibrato su modalità orizzontali e verticali, cioè non deve essere un colloquio nel quale uno dei due interlocutori è sordo alle altrui argomentazioni. Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’inequivocabile e dolorosa prova che alcuni settori dichiaratamente ostili all’attuale pontificato non riconoscono alcun merito neppure quando viene confermata la continuità con l’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica. ”La teoria Gender è una modalità attraverso cui il male si fa presente e agisce nella nostra epoca storica”, ha detto Francesco nel libro-intervista dedicato alla figura di Giovanni Paolo II. E ancora nell’esortazione apostolica “Querida Amazonia” viene ribadita la bellezza della dottrina millenaria del sacerdozio, senza aperture al celibato ecclesiastico e ai viri probati. Risultato? Il silenzio assordante dei solitamente loquaci paladini anti-Bergoglio. Ciò conferma che qualunque cosa venga detta da Francesco è immediatamente tacciabile di discontinuità con i pontificati precedenti, anche quando i temi, le soluzioni, i linguaggi sono totalmente sovrapponibili. Troppo facile inventarsi un Papa contro la tradizione, quando invece sono proprio i sedicenti tradizionalisti ad infrangere la bimillennaria fedeltà del gregge al proprio pastore. Forse serve una rinfrescata a certi improvvisati cultori ecclesiologici perché: “Ubi Petrus, ibi ecclesia”, (dove è Pietro lì è la Chiesa).

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Educazione finanziaria: firmato Protocollo di intesa tra Global Thinking Foundation e il Comune di Palermo. Tessera preziosa del mosaico Palermo a Claudia Segre

Educazione finanziaria: firmato Protocollo di intesa tra Global Thinking Foundation e il Comune di Palermo. Tessera preziosa del mosaico Palermo a Claudia Segre
Palermo, 10 febbraio 2020 – Condividere l’impegno nella promozione di progetti per favorire l’inclusione sociale e la tutela dei cittadini, il contrasto all’isolamento economico, i principi di educazione alla cittadinanza, con un particolare interesse per le tematiche dell’alfabetizzazione finanziaria e della cittadinanza economica. È l’obiettivo del Protocollo d0’intesa che si è firmato questo pomeriggio a Palazzo delle Aquile tra il Comune di Palermo e Global Thinking Foundation, alla presenza di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, e Claudia Segre, presidente di “Global Thinking Foundation”. Quest’ultima, inoltre, ha anche ricevuto la Tessera preziosa del mosaico Palermo che il primo cittadino solitamente consegna a chi si assume un impegno per la cittadinanza al fianco delle istituzioni locali. Un contributo che la “Global Thinking Foundation” offrirà alla città di Palermo costruendo percorsi di crescita che mettono in campo il proprio know how.
«Un onore, per me, ricevere la tessera in una città come Palermo – è il commento di Claudia Segre – dopo 3 anni di lavoro nella Regione Sicilia con le scuole, le donne, la Camera di Commercio. Siamo qui per parlare di futuro , nuove generazioni, di valori e per combattere situazioni di sovra indebitamento in un momento cruciale per il nostro Paese. E’, dunque, un ulteriore stimolo per tutti noi della Global a perseguire scopi di solidarietà sociale e inclusione».
Un impegno, quello sancito, a promuovere e divulgare, lavorando in sinergia, iniziative di informazione/formazione sui temi dell’alfabetizzazione finanziaria e dell’inclusione economica per contrastare i fenomeni di violenza economica e sovraindebitamento, finalizzate a fornire ai cittadini competenze atte a favorire comportamenti attivi e consapevoli.
«La firma di questo Protocollo – afferma la Segre – segna un ulteriore passo avanti nel nostro impegno per il Sud. Vogliamo mettere a disposizione dei cittadini la nostra esperienza e gli strumenti per realizzare programmi e progettualità specifiche volte alla diffusione e conoscenza dei principi dell’alfabetizzazione finanziaria per favorire l’inclusione sociale delle fasce deboli”.
«Un’importante sinergia – dichiara il primo cittadino – che rafforza la collaborazione fra sistema pubblico e quello del privato sociale, per contrastare fenomeni che sempre più creano allarme nella società e per rafforzare una cultura del benessere inteso come sana relazione fra le persone e fra le famiglie nella società. Un sentito ed affettuoso ringraziamento va a Claudia Segre, che con grande sensibilità e professionalità mette al centro i bisogni delle persone più fragili e al loro servizio spende l’intervento della sua fondazione».
«Il protocollo siglato con il Comune di Palermo – si inserisce Concetta di Benedetto, Responsabile e Referente U.O. Politiche conciliative e del benessere aziendale del Comune di Palermo – vedrà nascere servizi di eccellenza per i dipendenti del Comune, di orientamento e di ascolto contro il sovraindebitamento per le famiglie, oltre la formazione gratuita alla cittadinanza di educazione finanziaria e professionale contro la violenza economica».
Una presenza nel capoluogo siciliano, quella di Claudia Segre, che lascia un ulteriore segnale al territorio dal momento che “Global Thinking Foundation”, in collaborazione con AICR, Associazione Italiana Cuore e Rianimazione “Lorenzo Greco”, ONLUS di Torino, donerà quattro defibrillatori e il necessario percorso formativo per l’utilizzo dello stesso, ad alcune strutture socialmente rilevanti di Palermo – Casa di Paolo, il Comune di Palermo e due scuole di Bagheria – nell’ambito dell’iniziativa “Progetto Vita Sicilia”, inserendosi nel Protocollo firmato con il Comune di Palermo.
A “Casa di Paolo”, nel quartiere della Kalsa, poi, a marzo aprirà la Fondazione presieduta da Claudia Segre inaugurerà uno sportello – che andrà a implementare quello già esistente per il benessere aziendale, rivolto alle famiglie per rispondere a tutte le loro esigenze finanziarie, fideiussioni, cessioni del quinto e quant’altro ogni famiglia si ritrova a dovere affrontare nel corso della vita.
Fondata nel 2016, Global Thinking Foundation nasce con la missione di promuovere l’educazione finanziaria, rivolgendosi agli adulti ed alle famiglie, con una particolare attenzione alle donne e all’uguaglianza di genere. La Fondazione ha intrapreso un percorso di innovazione e di ricerca in quest’ambito, sviluppando progetti per la diffusione della cittadinanza economica e volti alla prevenzione della violenza economica, sostenendo un approccio valoriale all’economia e alla finanza. L’impegno di GLT Foundation intende quindi sostenere una cultura consapevole del risparmio e della sua gestione: l’educazione finanziaria rappresenta un obiettivo necessario, che deve essere accompagnato da un processo di miglioramento delle politiche attive di welfare sociale per migliorare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e la piena inclusione nella società odierna.

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www.orbisphera.org; Una società è civile se solidale e compassionevole

Una società è civile se solidale e compassionevole
«Una società merita la qualifica di “civile” se sviluppa gli anticorpi contro la cultura dello scarto; se riconosce il valore intangibile della vita umana; se la solidarietà è fattivamente praticata e salvaguardata come fondamento della convivenza». Lo ha detto il 30 gennaio papa Francesco ai partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, riunita per riflettere sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Il Pontefice ha spiegato che la dottrina cristiana non è un sistema rigido e chiuso in sé, è una realtà dinamica che, rimanendo fedele al suo fondamento, si rinnova di generazione in generazione e si compendia in un volto, in un corpo e in un nome: Gesù Cristo Risorto. In questo contesto – ha sottolineato – «la fede ci spalanca al prossimo e ai suoi bisogni, da quelli più piccoli fino ai più grandi». «La trasmissione della fede – ha aggiunto – esige che si tenga conto del suo destinatario, che lo si conosca e lo si ami fattivamente». Un amore ed una attenzione al malato in cui la compassione scrive la “grammatica” del farsi carico e del prendersi cura della persona sofferente. L’esempio del Buon Samaritano – ha detto il Papa – insegna che è necessario convertire lo sguardo del cuore, con compassione: «Senza la compassione chi guarda non rimane implicato in ciò che osserva e passa oltre; invece chi ha il cuore compassionevole viene toccato e coinvolto, si ferma e se ne prende cura». Il Pontefice ha invitato a creare attorno al malato una vera e propria piattaforma umana di relazioni che, mentre favoriscono la cura medica, aprano alla speranza, specialmente in quelle situazioni-limite in cui il male fisico si accompagna allo sconforto emotivo e all’angoscia spirituale. A tale proposito ha ribadito che «l’approccio relazionale − e non meramente clinico − con il malato, considerato nella unicità e integralità della sua persona, impone il dovere di non abbandonare mai nessuno in presenza di mali inguaribili». «La vita umana – ha affermato – conserva tutto il suo valore e tutta la sua dignità in qualsiasi condizione, anche di precarietà e fragilità, e come tale è sempre degna della massima considerazione». Un esempio di come comportarsi di fronte a malati inguaribili è Santa Teresa di Calcutta, che ha vissuto lo stile della prossimità e della condivisione, preservando, fino alla fine, il riconoscimento e il rispetto della dignità umana, e rendendo più umano il morire. Ha scritto Madre Teresa: «Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno, non è vissuto invano». A tale riguardo, il Papa ha indicato il tanto bene che fanno gli hospice per le cure palliative, dove i malati terminali vengono accompagnati con un qualificato sostegno medico, psicologico e spirituale, perché possano vivere con dignità la fase finale della loro vita terrena, confortati dalla vicinanza delle persone care. Ed ha auspicato che tali centri continuino ad essere «luoghi nei quali si pratichi con impegno la “terapia della dignità”, alimentando così l’amore e il rispetto per la vita». Papa Francesco ha concluso congratulandosi per la recente pubblicazione del documento elaborato dalla Pontificia Commissione Biblica circa i temi fondamentali dell’antropologia biblica. «Con esso – ha sostenuto – si approfondisce una visione globale del progetto divino, iniziato con la creazione e che trova il suo compimento in Cristo, l’Uomo nuovo, il quale costituisce la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana». (Antonio Gaspari, direttore www.orbisphera.org)

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Enna gesto di solidarietà all'Associazione Hope dal Vespa Club

Nei giorni scorsi alla presenza della vice presidente dell’Associazione Hope Roberta Mirisola e del presidente del Vespa club di Enna Giovanni Casano, è stata consegnata da parte delle “vespiste” all’Associazione Hope, la spesa acquistata grazie al ricavato dei mercatini di Natale e della Lotteria del sorriso. Il Vespa Club Ringrazia tutti quelli che hanno contribuito e quanti hanno collaborato per la buona riuscita di questa iniziativa. Un grazie particolare alla “quota” rosa del Club per l’impegno e l’entusiasmo che dimostrano in ogni progetto.

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