Categorie
sindacati

Sanità, stabilizzazione di 355 precari all’Asp di Palermo.

Sanità, stabilizzazione di 355 precari all’Asp di Palermo. Cisl: “Un risultato importante ma si chiuderà il percorso solo con l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i contrattisti”
Palermo – “Siamo soddisfatti per la stabilizzazione dei 355 precari dell’Asp di Palermo. Questo risultato è frutto della sinergia fra sindacati confederali, vertici aziendali e assessorato alla Salute e arriva a conclusione di un iter seguito passo dopo passo, per il riconoscimento delle professionalità di questi lavoratori, alcuni dei quali sono in servizio da più di 20 anni”. Così Gaetano Mazzola e Lorenzo Geraci, segretario aziendale all’Asp e segretario generale della Cisl Fp Palermo Trapani, commentano la conclusione le procedure per l’assunzione a tempo indeterminato di 355 contrattisti dell’Asp di Palermo. “Si potrà definire chiusa questa pagina e lunga e complessa di precariato – aggiungono Mazzola e Geraci – solo quando tutti i rimanenti contrattisti saranno stabilizzati, così come sancito dall’accordo all’assessorato alla Salute con la direzione generale ed i sindacati confederali. Ora spetta alla Regione mantenere gli impegni, con la stabilizzazione entro il 2020 degli altri colleghi contrattisti”.

Visite: 33
Categorie
sindacati

La Cisl Sicilia sull'incidente mortale sul lavoro di stamattina a Scicli

Il messaggio via Twitter lanciato poco fa dalla Cisl Sicilia a seguito dell’incidente nel mercato ortofrutticolo di Donnalucata, stamani, che ha portato alla morte Memmo Paolello, giovane 44enne di Scicli, nel Ragusano. Per Sebastiano Cappuccio, segretario generale regionale Cisl, «non si può morire così mentre si lavora onestamente per portare a casa uno stipendio». Da qui il tweet di cordoglio e la richiesta, «a Palermo come a Roma», di «più ispettori, più vigilanza, più formazione, più prevenzione» perché «il tema della #sicurezza sul lavoro non può più essere la cenerentola dell’agenda politica»
@CislSicilia
Più ispettori, più vigilanza, più formazione, più prevenzione. Il tema della #sicurezza sul lavoro non può più essere la cenerentola dell’agenda politica. A PA come a RM. Le più sincere condoglianze alla famiglia di Memmo #Paolello, giovane di Scicli (RG) morto stamani sul lavoro

Visite: 17
Categorie
sindacati

Filctem Cgil; PROVINCIA DI ENNA PUNTANDO SU INNOVAZIONE E RICERCA

PROVINCIA DI ENNA PUNTANDO SU INNOVAZIONE E RICERCA
Il Sud Italia si sta svuotando sempre di più e questa tendenza non prospetta altro che una progressiva desertificazione di un’intera area del nostro paese. Nei 7 anni della crisi, dal 2008 al 2015, il saldo migratorio netto è stato di 653 mila unità: 478 mila giovani di cui 133 mila laureati.
I dati sulla popolazione in provincia di Enna – dichiara il Segretario Generale della Filctem Cgil Alfredo Schilirò – sembrano confermare una tendenza alla migrazione dalle aree interne ad altri luoghi di residenza alla ricerca di nuove opportunità occupazionali. La popolazione Ennese – aggiunge Schilirò- si ridimensiona passando da 173.619 abitanti nel 2008 ad appena 168.917 nel 2016.
Il mondo imprenditoriale e produttivo risulta essere lacunoso a partire dal fallimento dei distretti produttivi che sembravano aver avviato, fino a qualche anno fa, un percorso di sviluppo virtuoso. Si ridimensiona, il numero delle imprese coinvolte nel circuito delle materie plastiche di Regalbuto, del tessile abbigliamento di Valguarnera, ecc. La diminuzione delle imprese nel settore tessile abbigliamento e la relativa riduzione degli addetti conferma un intenso processo di desertificazione produttiva. Si rilevano aggiunge il Segretario dei tessili della Cgil, numerose chiusure e fallimenti delle iniziative imprenditoriali attivate attraverso gli strumenti di programmazione negoziata (Patti Territoriali) e il mancato decollo delle principali aree d’insediamento produttivo.
Dai dati ISTAT risulta che la forza lavoro attiva in provincia di Enna ammonta a 60 mila unità, di cui 39 mila occupati e 21 mila in cerca di occupazione con un tasso di disoccupazione con un tasso di disoccupazione di circa il 35%.
Pertanto – aggiunge il Segretario della Filctem Cgil di Enna Alfredo Schilirò – le Istituzioni devono muoversi prima che sarà troppo tardi per avviare un efficace sistema infrastrutturale e di servizi. Le imprese esistenti – inoltre devono creare reti di collegamento di sviluppo e di cooperazione in modo da creare delle vere e proprie filiere produttive.
La prima rivoluzione industriale, la meccanizzazione, l’organizzazione del lavoro nelle fabbriche produssero la nascita della classe operaia, delle sue organizzazioni mutualistiche sindacali, della contrattazione collettiva di orari e salari.
Oggi, la diffusione delle tecnologie digitali sta trasformando l’assetto economico mondiale, il modo di produzione di molti settori, il rapporto tra capitale fisso e lavoro , la quantità e le caratteristiche del lavoro necessario alla produzione.
Pertanto – conclude il Segretario Generale della Filctem Cgil di Enna – il territorio ennese deve adeguarsi a questi cambiamenti e deve avviare i processi di innovazione partendo dall’Area industriale del Dittaino .
Alfredo Schilirò
SEGRETARIO GENERALE
FILCTEM CGIL ENNA

Visite: 8
Categorie
sindacati

VERTENZA UDEPE DI CATANIA, ARMANDO ALGOZZINO (UILPA) : “NEL 2019 OLTRE SEIMILA CASI, PERSONALE STRESSATO DA CARICHI DI LAVORO INSOSTENIBILI”.

VERTENZA UDEPE DI CATANIA,
ARMANDO ALGOZZINO (UILPA) : “NEL 2019 OLTRE SEIMILA CASI,
PERSONALE STRESSATO DA CARICHI DI LAVORO INSOSTENIBILI”.
ACCUSE ALLA DIREZIONE: “LOCALI INADEGUATI PER LAVORATORI E UTENZA”
17 febbraio 2020
Carenza di personale, deficit organizzativo, inadeguatezza dei locali sotto il profilo della sicurezza, del benessere e della salubrità degli ambienti : sono alcune delle criticità che caratterizzano l’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Catania, oggetto di una nota che il segretario generale della Uil Pubblica Amministrazione Armando Algozzino ha trasmesso, tra gli altri, ai vertici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità e alla Direzione generale esecuzione penale esterna e di messa alla prova del Ministero della Giustizia.
Già nell’ottobre scorso, il sindacato aveva denunciato lo stato di abbandono degli uffici, sottolineando anche i disagi dei dipendenti alle prese con carichi di lavoro ed emergenze quotidiane insostenibili, legati alla mancata organizzazione e all’assenza di interventi risolutivi da parte dell’amministrazione.
“Il grido d’allarme lanciato dalla UilPa di Catania – afferma il segretario generale – è stato purtroppo sottovalutato e ciò ha contribuito ad acutizzare il fenomeno dello stress lavoro correlato tra i dipendenti, con risvolti psico – fisici ed economici non indifferenti: appare chiaro come le strategie di gestione ad oggi adottate dalla direzione, oltre a cronicizzare le problematiche già esistenti, abbiano generato ulteriori e nuovi disagi”.
Nella nota inviata dall’esponente sindacale, non a caso, l’attenzione si concentra sia sulla carenza di sicurezza dei locali che sulla mancata organizzazione e distribuzione dei carichi di lavoro.
In merito al primo punto, Algozzino punta l’indice contro l’inadeguatezza degli spazi dove opera il personale, contrassegnati da gravi problematiche che riguardano l’accesso del pubblico.
“L’attuale Ufficio è ubicato al terzo piano di una struttura demaniale, un palazzo vetusto sprovvisto di ascensore – osserva il segretario – e ciò determina difficoltà per l’utenza oltre che per il personale che spesso, per salire, è costretto ad utilizzare, se funzionante, un montacarichi peraltro non a norma”.
“Senza dimenticare – aggiunge – che la struttura, ad oggi, non è stata interessata da alcun intervento idoneo in termini di spazi vivibili proporzionali al numero dei lavoratori, ai servizi rivolti al pubblico e a quelli interni : in tal senso, un caso emblematico è rappresentato dall’archivio, collocato in una piccola stanza nella parte esterna, il cui accesso, all’aperto, è reso possibile solo attraverso una scala di ferro, ovviamente non a norma”.
Una palese inidoneità che è costata, qualche mese fa, un infortunio sul lavoro a un dipendente, trasportato in ospedale – dove si trova ancora oggi – dal 118, il cui personale è stato a sua volta costretto a ricorrere ai Vigili del Fuoco intervenuti poiché la scala impediva l’utilizzo della lettiga : malgrado l’assenza di provvedimenti adeguati, alcune unità sono costrette a recarsi presso l’archivio per svolgere il proprio lavoro.
“Il pubblico, inoltre – prosegue – può accedere, prevalentemente, previa appuntamento : i funzionari – soltanto ventitré attivi sui casi – dispongono di sole quattro ore di ricevimento pubblico poiché i locali sono stati ritenuti idonei per un numero limitato e programmato di utenza, in contrapposizione con l’essenza stessa del mandato istituzionale degli Uffici Esecuzione Penale Esterna”.
“Soltanto a Catania – chiarisce Algozzino – nel 2019 l’UDEPE ha contato oltre seimila casi: numeri che trasmettono il senso della mole di lavoro che il personale deve affrontare quotidianamente”.
Altro punto critico, secondo il segretario generale, riguarda la presenza in loco della dirigenza per sole due o tre volte a settimana, con gravi ricadute sull’organizzazione e la gestione del lavoro.
Per Algozzino, infatti, l’assenza di una dirigenza stabile causerebbe un clima teso e conflittuale e procedure organizzative discontinue e disomogenee, logoranti per i lavoratori che, in presenza di simili condizioni, attuerebbero comportamenti di tipo “difensivo”, spesso in totale solitudine.
“I lavoratori dell’UDEPE di Catania – spiega – avevano assaporato, qualche anno fa, l’illusione di beneficiare di un nuovo clima organizzativo sull’esperienza del lavoro minorile : si trattava, appunto, di un’illusione perché, malgrado l’appello interno bandito dalla direzione il 25 settembre del 2018 per la rotazione del responsabile dell’Area di Servizio Sociale, ormai in carica da oltre quattro anni, non è stato dato, ad oggi, alcun avvio alla definizione della graduatoria per una nuova nomina, in spregio alle più elementari regole di trasparenza”.
E, sulla necessità di fare chiarezza, Algozzino chiede maggiore nitidezza anche sulle modalità di affidamento degli incarichi che, secondo l’esponente sindacale, non rispetterebbero le indicazioni contenute nelle circolari ministeriali; altro punto critico, quello dei progetti che ”non vengono discussi con le organizzazioni sindacali, in rapporto agli stessi carichi di lavoro degli assistenti sociali”.
“Anche in merito alla legge 104/92, che regola l’assistenza familiare a beneficio di soggetti affetti da handicap o patologie – afferma – l’amministrazione è tenuta all’osservanza delle norme vigenti e a prestare attenzione a specifiche esigenze dei dipendenti : molte richieste del personale rimangono inascoltate, soprattutto in materia di sedi lavorative ”.
“La UilPa chiede – si legge nella nota trasmessa al Ministero della Giustizia – che si attui una riorganizzazione complessiva fondata sulla definizione di prassi operative, ruoli, compiti, funzioni e sostituzioni in relazione al personale disponibile – che in alcuni casi, come la Polizia Penitenziaria e i funzionari del Servizio Sociale, risulta carente – al carico di lavoro tecnico e amministrativo e agli strumenti di lavoro”.
“Se non dovessimo ottenere le giuste risposte – conclude Algozzino – attueremo tutte le iniziative sindacali possibili volte a ripristinare con urgenza un clima di serenità e benessere, elemento indispensabile anche al fine di garantire elevati livelli di produttività da parte del personale”.

Visite: 16
Categorie
sindacati

Carlo Vagginelli è il nuovo segretario dell’Inps Fp Cgil di Enna.

Carlo Vagginelli è il nuovo segretario dell’Inps Fp Cgil di Enna. E’ stato eletto dall’assemblea dei lavoratori dell’Istituto Previdenziale, iscritti al sindacato, alla presenza di Caterina Tusa, responsabile del dipartimento regionale del comparto Funzioni Centrali, e di Giovanni La Valle, segretario generale della Fp Cgil di Enna. Carlo Vagginelli è tra i vincitori dell’ultimo concorso espletato dall’Inps. “Lavorerò puntando sull’importanza dell’attività svolta dall’Inps, rispetto al ruolo sociale che riveste – afferma il neo segretario – per valorizzare le professionalità dell’Ente, per favorire il benessere aziendale, per tutelare i fruitori delle prestazioni Inps, siano essi aziende, pensionati, lavoratori o disoccupati”. “La sua elezione certifica come Fp Cgil – sottolineano Tusa e La Valle – punti decisamente sulle nuove leve che hanno portato importanti energie e competenze dentro l’Istituto ed hanno infoltito gli organici decimati dai pensionamenti e da anni di blocco del turnover over. Tale fine, confederale, di tutela dei lavoratori pubblici e, contemporaneamente, dei soggetti fragili, oltre che di attenzione alle imprese, è da perseguire soprattutto nelle aree interne ed emarginata, come quella ennese. In particolare, aggiungono i due sindacalisti – i lavoratori dell’INPS pagano il prezzo di anni in cui sono fortemente aumentati i carichi di lavoro e le responsabilità, in cui i lavoratori hanno provato a dare risposte nonostante forti sofferenze di organico, con pressante stress e continua rincorsa al miglioramento della performance produttiva”. E rispetto al proprio specifico impegno a beneficio del territorio di Enna, Vagginelli assicura: “Promuoverò forme di modernizzazione e di efficientamento della macchina amministrativa per meglio rispondere ai bisogni dell’utenza e per conciliare tale finalità con il miglioramento delle condizioni di lavoro interne”.

Visite: 19
Categorie
sindacati

CSA sulla vertenza dei musicisti del teatro Vittorio Emanuele

La vertenza dei musicisti del Teatro Vittorio Emanuele in Commissione Cultura a Palazzo Zanca. Una delegazione di orchestrali con il portavoce Marco Castagna, accompagnati dal segretario provinciale del SIAD CISAL Clara Crocè, ha esposto le proprie rivendicazioni durante la seduta convocata dal presidente Pietro La Tona su richiesta del consigliere comunale Libero Gioveni. “Dall’anno scorso ci stiamo muovendo perché l’Ente Teatro abbia il giusto riconoscimento, così come Palermo e Catania -dichiara Crocè. È intollerabile che la classe politica che ha governato Messina non abbia mai posto al centro della discussione la necessità che la città abbia un’orchestra e un coro stabili come è avvenuto altrove. La conseguenza, giusto per fare un esempio, è che Catania può contare su 17 milioni di euro di finanziamenti e Messina solo su 3 milioni 600.000 euro. Abbiamo chiesto un’audizione in Commissione Lavoro alla presenza del soprintendente e dell’intero Consiglio di Amministrazione, visto peraltro che è intenzione del sindaco De Luca stabilizzare l’orchestra”.
La delegazione degli orchestrali ha poi presentato un proprio documento, che riproduciamo integralmente. “Parliamo in rappresentanza del precariato storico dell’orchestra del Teatro di Messina, un precariato che da qualche tempo ormai non è più tale. L’orchestra del Teatro Vittorio Emanuele prese forma da uno stage formativo tenutosi tra gli anni 1995 e 1996 e nacque ufficialmente da selezioni nazionali bandite nel settembre del 1997. Da allora, questa formazione ha sistematicamente tenuto in piedi tutte le stagioni musicali, dentro e fuori Messina.
Malauguratamente, l’inerzia e il disinteresse della classe politica, antica e recente, si sono rivelate estranee a quella lungimiranza conosciuta altrove. Una lungimiranza che avrebbe potuto, ad esempio, dotare questo teatro di personale congruo (orchestra e maestranze stabili), ancor più quando le risorse si potevano vincolare per legge perché sufficienti.
La struttura giuridica che gestisce lo stabile di proprietà comunale è conosciuta da tutti come Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina. Ente, che è a esclusiva trazione regionale. Dalla Regione Sicilia riceve un contributo utile a coprire il consolidato, ossia 3 milioni 600.000 euro così suddivisi: 2 milioni 800.000 euro assorbiti dagli stipendi degli impiegati d’ordine e i restanti 800.000 euro utilizzati per far fronte alle spese di gestione. È quindi evidente che per la missione alla quale sono chiamati i massimi enti culturali per statuto, ossia la produzione di cultura, non resta neanche un euro.
Siamo in un vicolo cieco, dato da un lato da flussi regionali assolutamente vergognosi e dall’altro dall’impossibilità di poter attingere ad altre forme di finanziamento quali FURS e FUS. Non avendo in organico un minimo nucleo di personale artistico, orchestra e maestranze tecniche, a fatica si potranno raccattare le briciole di questi due finanziamenti per la produzione.
Come non bastasse, proprio alla fine dello scorso anno s’è aggiunto un problema che penalizza ulteriormente il precariato storico: l’impossibilità di firmare i consueti contratti a tempo determinato, che consentivano una serie di tutele ai lavoratori, a partire dalla possibilità di accedere all’assegno di disoccupazione. Al momento, quindi, possiamo sottoscrivere soltanto contratti di collaborazione occasionale o, in alternativa, con Partita Iva. Una sciagura che si somma a un totale di appena 35 giornate lavorative spalmate su tutto l’anno come massimo coinvolgimento per l’attività istituzionale dell’orchestra.
Messina è la terza città della Sicilia, la tredicesima d’Italia, ha un Conservatorio di Musica, un liceo musicale, tantissime scuole medie a indirizzo musicale, ma a più di 30 anni dalla riapertura del Vittorio Emanuele ancora non ha un teatro minimamente assimilabile ad altri.
Anche in questo, la disparità con altre città come Catania e Palermo denuncia la totale indolenza e pavidità della classe politica locale. Se Palermo può vantare ben tre orchestre e un coro lirico, se Catania ha un Bellini con 78 orchestrali, 54 coristi, 4 maestri collaboratori, 10 addetti alla direzione tecnica, 42 agli allestimenti tecnici e solo 16 amministrativi lo devono unicamente alla loro classe dirigente e politica.
Siamo qui, al vostro cospetto, non solo per la nostra causa, ma perché ancora vorremmo nutrire la speranza di risvegliare le coscienze di una città che voi rappresentate. Vogliamo continuare a illuderci, non tanto per noi, sarebbe anche troppo tardi vista l’età media, ma per i figli di Messina, che non dovranno più sentirsi dire d’esser nati in una “città babba”. Il teatro è il cuore culturale della città: morto questo morirà definitivamente anche la città. Cerchiamo in voi una sponda per individuare tutti insieme una soluzione a questo antico e vergognoso problema.
La politica del “va tutto bene” non fa altro che incancrenire il problema. Il nuovo corso, come altri “nuovi corsi” in passato, magari è animato dalle migliori intenzioni, ma continuando a procedere da soli il naufragio sarà ineluttabile. I problemi che abbiamo oggi sono ben peggiori di quelli che avevamo in passato. Desideriamo operare con il Consiglio comunale e con quel sindaco che tanto prese a cuore le nostre vicende in campagna elettorale, parlando di un “ente scandalo da riformare assolutamente”.
Se per una questione così importante e intricata il sindaco, l’Aula, il CdA, la deputazione regionale e i sindacati non faranno ognuno la propria parte gettando il cuore oltre l’ostacolo, quelle che pronunciamo oggi (come altre volte in passato) rimarranno parole di un enunciato morto in partenza.
Non è più prorogabile l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente, utile a elaborare idee percorribili per dare nuovo assetto e un futuro chiaro e certo al Teatro di Messina, ente o non ente regionale. Quando, andato in pensione l’ultimo dipendente regionale da qui a qualche anno, quale futuro potrà delinearsi per il teatro? Un teatro è tale solo in quanto ente regionale composto per lo più da uffici, pur utili e rispettabili, oppure è il faro dell’arte nell’accezione più alta del termine?”.

Visite: 18
Categorie
sindacati

UniCredit, Colombani, (FIRST CISL) senza assunzioni non trattiamo

UniCredit, Colombani, senza assunzioni non trattiamo
“Mentre annuncia l’aumento dei dividendi agli azionisti UniCredit si presenta ai sindacati con la richiesta di tagliare 450 sportelli e 6mila lavoratori. Anche se sono stati i lavoratori, con i loro sacrifici, a consentire alla banca di superare la crisi e tornare a macinare utili, come dimostrano i conti resi noti la settimana scorsa. Avevamo detto a dicembre, in occasione della presentazione del piano industriale, che la strategia di Mustier era incentrata su un sostanziale disimpegno dall’Italia: non siamo stati smentiti”. Questo il commento del segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani alla lettera di apertura della procedura inviata oggi da Unicredit ai sindacati.
“Un taglio di queste dimensioni – aggiunge Colombani – penalizza gravemente la presenza della banca sul territorio e minaccia di disperdere il patrimonio di relazioni con la clientela. Al contrario, c’è bisogno di rafforzare le competenze dei lavoratori perché siano in grado di svolgere al meglio i servizi di consulenza. Servono investimenti, non nuovi tagli, a cominciare dalle tecnologie digitali, il cui impiego, come dimostrato dal nostro studio, non determina riduzione dell’occupazione, a meno che questo non sia il fine perseguito dalle aziende”.
Per Colombani, inoltre, “deve essere chiaro che non siamo disposti a discutere di esuberi se contemporaneamente non si parlerà anche di assunzioni. La nostra richiesta è che ogni due uscite sia prevista almeno un’assunzione”.

Visite: 9
Categorie
sindacati

Art.12 CCNL sanità: si va verso lo scippo delle professioni

Art.12 CCNL sanità: si va verso lo scippo delle professioni
ROMA 11 FEBBRAIO – Nella riunione odierna, in commissione art. 12 del Ccnl sanità, si è appalesato lo spettro di quello che sarà il più grande scippo della storia alle professioni sanitarie.
La proposta di chiudere i lavori della commissione con una relazione che non contiene proposte omogenee ma che darà conto delle diverse posizioni significa chiudere i lavori della commissione con un fallimento. Un fallimento che, però, per la triplice equivale a vincere una lotteria (potranno sempre dire che ci hanno provato ed è responsabilità della commissione non aver proceduto a fare proposte omogenee) perché non li obbliga ad uscire allo scoperto consentendogli di avere le mani libere a livello contrattuale nel porre le basi della svendita della categoria delle professioni sanitarie mandandola all’ammasso in un sistema contrattuale che nella proposta del comitato di settore e dell’Aran (oggi condiviso dalla Triplice ma a cui Fials e Nursing Up sembrano essersi accodate) sarà accorciato (cioè privato delle categorie Bs e Ds) e limato nella parte più bassa tagliando la ex categoria “A” (con il relativo personale riposizionato nella nuova categoria di base cioè la ex categoria “B” ).
Un sistema che però è intangibile verso l’alto dove c’è un soffitto di cristallo che comprime le varie professioni sanitarie, soffocandole nel magma di meccanismi contrattuali che, per dare spazio ad eventuali carriere professionali, li condanna ad una posizione iniziale ridicolmente bassa.
Insomma invece di prevedere dei percorsi di carriera si pensa ad un livellamento generale ed al ricatto continuo dei lavoratori mediante il meccanismo degli incarichi temporanei. Una posizione che Fsi-Usae non condivide affatto.
All’uscita dall’incontro il Segretario Generale, Adamo Bonazzi, ha dichiarato: “Oggi si è appalesato lo spettro di quello che sarà il più grande scippo della storia alle professioni sanitarie. Fsi-Usae ha presentato una proposta chiara in cui ha ribadito le proprie posizioni e cioè che per le Professioni Sanitarie (i Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, i Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico, i Tecnici di Neurofisiopatologia, i Fisioterapisti, i Logopedisti, gli Ortottisti – Assistenti di Oftalmologia, i Dietisti, i Tecnici della Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare, i Tecnici Audiometristi, i Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, i Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, gli Assistenti Sanitari, i Tecnici di Riabilitazione Psichiatrica, i Terapisti Occupazionali, gli Educatori Professionali, i Tecnici Audioprotesisti, i Tecnici Ortopedici, gli Igienisti Dentali, i Podologi e gli Infermieri) l’accesso alla dirigenza deve essere diretto, in un sistema in cui l’accesso iniziale deve avvenire in una categoria professionale qualificata posizionata sì nel comparto, ma all’apice dello stesso; così come è già avvenuto per il personale della ricerca sanitaria. Dovrebbe poi essere loro garantito, fra queste due posizioni (l’iniziale e la dirigenza) un percorso di carriera giuridica in una apposita area contrattuale (che potremmo definire quadri, professional o middle management) che prescinde dagli incarichi temporanei. Gli incarichi, invece, dovrebbero o potrebbero essere riservati a chi ha già maturato i requisiti ed acquisto gli avanzamenti previsti dalla carriera giuridica.”. E continuando: “Fsi-Usae pensa ad un nuovo sistema di classificazione in cui tutti gli operatori abbiano la giusta collocazione professionale e dove, egualmente, Impiegati, Oss, Autisti soccorritori e Operatori dei vari ruoli, abbiano tutti la possibilità di fare la rispettiva carriera.”
Fsi-Usae si batterà in ogni sede per combattere chi, con manovre antistoriche da una parte dice di voler valorizzare le professioni chiedendo loro di specializzarsi e dall’altra si oppone ad una reale valorizzazione professionale sul campo e per ottenere i giusti riconoscimenti economici.

Visite: 14
Categorie
sindacati

PENSIONAMENTI E MANCATE ASSUNZIONI, LA SICILIA RISCHIA LA PARALISI DEGLI UFFICI PUBBLICI.

PENSIONAMENTI E MANCATE ASSUNZIONI,
LA SICILIA RISCHIA LA PARALISI DEGLI UFFICI PUBBLICI.
IL SEGRETARIO GENERALE DELLA UILPA ALFONSO FARRUGGIA :
“IL COMPARTO GIUSTIZIA TRA I PIÙ PENALIZZATI”
11 febbraio 2020
“La vicenda degli 837 assistenti giudiziari idonei ai quali attualmente è negata l’assunzione a tempo indeterminato è emblematica del rischio paralisi che affligge molti uffici della pubblica amministrazione : una situazione che la UilPa ha più volte denunciato, anche in considerazione del progressivo depauperamento di personale legato a quota cento” : con queste parole, il segretario generale della Uil Pubblica Amministrazione Sicilia Alfonso Farruggia commenta la proroga fino al 2021 della scadenza della graduatoria per gli assistenti, oggetto di un provvedimento inserito nel decreto Milleproroghe attualmente al vaglio delle Commissioni riunite alla Camera.
“Molti comparti, in Sicilia come altrove, necessitano di nuove assunzioni – commenta l’esponente sindacale – perché l’età media del personale è sempre più elevata: l’esodo determinato dai pensionamenti ha causato un ulteriore aggravio, in termini di carichi di lavoro, per i dipendenti ancora in servizio; ad oggi, la politica non ha saputo interpretare, se non attraverso proclami virtuali, le istanze di svecchiamento e turn over che la UilPa porta avanti su tutto il territorio nazionale”.
A preoccupare il segretario non è solo il settore della giustizia – uno dei più problematici sotto il profilo del deficit di organico – ma, più in generale, la condizione degli uffici pubblici nell’isola, a partire dalle Agenzie fiscali, oggetto di svariate assemblee su tutto il territorio regionale, che hanno acceso i riflettori su un tema, quello dello stress causato dai carichi di lavoro spropositati, che la UilPa Sicilia ha posto in cima alla propria agenda.
“Altro caso drammatico è rappresentato dalla Polizia Penitenziaria – aggiunge – che registra, in Sicilia, una carenza di 800 agenti alla quale si affianca il deficit di personale amministrativo all’interno delle strutture detentive”.
“Senza dimenticare – sottolinea l’esponente della Uil – che, anche nel caso dei Vigili del Fuoco, mancano all’appello nell’isola ben 300 unità: un vuoto che deve essere colmato al più presto e che riguarda principalmente le qualifiche di vigili autisti e capi squadra in linea con le peculiarità e le esigenze del territorio regionale”.
“Ad eccezione dell’INPS, che in Sicilia ha assunto 324 unità, e di poche altre amministrazioni accorte – commenta Farruggia – non vi è stata ad oggi l’immissione in servizio di nuovo personale : abbiamo lanciato un grido d’allarme e attendiamo ora che la politica ci dedichi la giusta attenzione, consapevoli tuttavia che neppure eventuali assunzioni rappresenterebbero la soluzione definitiva, ma solo un parziale miglioramento delle condizioni lavorative in atto”.
“Chiediamo – conclude il segretario – che le pubbliche amministrazioni prendano come esempio virtuoso al quale ispirarsi il provveditore interregionale per le Opere Pubbliche per la Sicilia e la Calabria del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’ingegnere Gianluca Ievolella, che ha manifestato forti perplessità in merito al limite delle 15 unità di personale, alle quali conferire una valutazione di eccellenza, che introdurrebbe, a suo parere, profili di iniquità in considerazione della dotazione organica dello stesso Provveditorato, giudicata notevolmente insufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi assegnati”.

Visite: 12
Categorie
sindacati

Piano Industriale Unicredit; 11 filiali chiuse in Sicilia entro il 23 Marzo: l'ennese Fabrizio Greco del Coord. Naz. First Cisl "Unicredit faccia marcia indietro"

Ieri 10 febbraio UniCredit ha consegnato alle Organizzazioni Sindacali la lettera per l’avvio della procedura di discussione relativa al nuovo piano industriale denominato TEAM23 e presentato al mondo finanziario lo scorso 3 dicembre. Nel contempo UniCredit ha informato che procederà, entro marzo 2020, alla chiusura di una sessantina (delle 450 anticipate il 3 dicembre) di agenzie distribuite su tutto il territorio Nazionale e precisamente 11 Filiali in Sicilia con decorrenza 23 marzo.
Immediata la reazione unitaria delle Segreterie Nazionali e dei Coordinamenti Aziendali, che hanno “invitato” UniCredit a recedere dall’iniziativa ritenendola una vera e propria provocazione, minacciando l’indisponibilità ad iniziare qualsiasi confronto se non verrà fatta marcia indietro da UniCredit.
UniCredit da parte sua, sembra non intendere ritornare sui suoi passi e la trattativa quindi rischia di non essere nemmeno avviata. Le OO.SS; hanno dichiarato che il piano che Unicredit vorrebbe realizzare non è mai stato, nè condiviso, nè mai accettato; anzi giudicato da sempre fortemente negativo in ogni sede, sia nei numeri che nelle strategie ribadendo che qualsiasi argomento riguardo all’occupazione ed ai conseguenti impatti sui lavoratori e sul territorio è legittimo terreno di informativa, di confronto e di discussione imprescindibile.
Riguardo la chiusura di ulteriori 450 sportelli bisognerà capire se tutte le 450 Filiali sono in reale passività, se le chiusure possono rappresentare l’abbandono di territori periferici; la trattativa dovrà scongiurare questi rischi, questo anche per salvaguardare il ruolo sociale di una banca al servizio del territorio e per contrastare il rischio di mobilità pesante che penalizza in primo luogo le donne e le situazioni più svantaggiate. Se l’apertura di qualunque trattativa sarà costruttiva, all’insegna di una preventiva totale informativa anche sulle strategie future del Gruppo ed alla ricerca di una condivisione su ogni argomento del piano, nessuno escluso, le Organizzazioni Sindacali saranno disponibili a sedersi al tavolo ed avviare la trattativa. Le Segreterie Generali hanno altresì dichiarato nei giorni scorsi, rispetto al piano industriale Unicredit, che un’eccedenza di 6000 persone in Italia, è eccessiva e quindi porremo con forza la richiesta di ricambio generazionale con un importante numero di assunzioni.
Il Componente di Coordinamento Nazionale First Cisl .
Fabrizio Greco

Visite: 17