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Aci Trezza. Variazioni significative per la tradizionale la festa di San Giovanni Battista.

Aci Trezza. Variazioni significative per la tradizionale la festa di San Giovanni Battista. Il 1° giugno l’ufficializzazione del programma delle celebrazioni, nel tempo del Covid-19.

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Enna: impossibile garantire tutte le prescrizioni: la Chiesa di Santa Rita non riapre ai fedeli

Non è possibile ottemperare a tutte le prescrizioni richieste ed il Parroco di San Giorgio Don Mario Petralia rinuncia ad aprire la chiesa ai fedeli per la celebrazione delle messe.

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Interris.it: Ecco perché oggi Francesco celebra messa sulla tomba di Karol Wojtyla

Ecco perché oggi Francesco celebra messa sulla tomba di Karol Wojtyla
Nel centenario di San Giovanni Paolo II, la continuità con papa Bergoglio nel “legame tra gregge e pastore” e nel “dialogo con i giovani”, pilastri del rinnovamento wojtyliano

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Interris.it: Il mistero di Fatima, tra pandemia e solidarietà

La testimonianza di Antonio, membro dell’Apg23 che vive nei pressi del Santuario E L’intervista a Saverio Gaeta, giornalista e scrittore

da Manuela Petrini

Silenzioso e deserto. E’ così che appare il Santuario di Nostra Signora di Fatima nel giorno un cui la Chiesa fa memoria della prima apparizione avvenuta il 13 maggio 1917. Alla Conca di Iria la “Bella Signora” decise di mostrarsi, vestita di bianco e con un rosario in mano a tre bambini, tre pastorelli: Lucia dos Santos di 10 anni, Jacinta e Francisco Marto, rispettivamente di 7 e 9 anni. E’ l’inizio di un capitolo della nostra storia, messaggi di conversione, di preghiera, che risuonano attuali ancora oggi.

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Emergenza Coronavirus: dal 18 maggio si potranno celebrare le Messe con i fedeli

Dal 18 maggio celebrazioni con il popolo
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È stato firmato giovedì 7 maggio, a Palazzo Chigi, il Protocollo che permetterà la ripresa delle celebrazioni con il popolo.
Il testo giunge a conclusione di un percorso che ha visto la collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana, il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno – nello specifico delle articolazioni, il Prefetto del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Michele di Bari, e il Capo di Gabinetto, Alessandro Goracci – e il Comitato Tecnico-Scientifico.
Nel rispetto della normativa sanitaria disposta per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, il Protocollo indica alcune misure da ottemperare con cura, concernenti l’accesso ai luoghi di culto in occasione di celebrazioni liturgiche; l’igienizzazione dei luoghi e degli oggetti; le attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche e nei sacramenti; la comunicazione da predisporre per i fedeli, nonché alcuni suggerimenti generali.
Nel predisporre il testo si è puntato a tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale.
Il Protocollo – firmato dal Presidente della CEI, Cardinale Gualtiero Bassetti, dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – entrerà in vigore da lunedì 18 maggio 2020.
“Il Protocollo è frutto di una profonda collaborazione e sinergia fra il Governo, il Comitato Tecnico-Scientifico e la CEI, dove ciascuno ha fatto la propria parte con responsabilità”, ha evidenziato il Cardinale Bassetti, ribadendo l’impegno della Chiesa a contribuire al superamento della crisi in atto.
“Le misure di sicurezza previste nel testo – ha sottolineato il Presidente Conte – esprimono i contenuti e le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo avvenga nella maniera più sicura. Ringrazio la CEI per il sostegno morale e materiale che sta dando all’intera collettività nazionale in questo momento difficile per il Paese”.
“Fin dall’inizio abbiamo lavorato per giungere a questo Protocollo – ha concluso il Ministro Lamorgese -: il lavoro fatto insieme ha dato un ottimo risultato. Analogo impegno abbiamo assunto anche con le altre Confessioni religiose”.

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Fede e Coronavirus: a Enna da oggi la Festa del Rosario sui social alla Parrocchia di San Giovanni Battista

Festa della madonna del Rosario alla Parrocchia di San Giovanni Battista a Enna guidata spiritualmente da Don Filippo Celona. Tutti gli appuntamenti che si terranno da oggi 5 maggio all’8 maggio saranno trasmesse sulla pagina Facebook e canale You Tibe della Parrocchia su Rete Chiara canale 813. Il programma completo sulla locandina.

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Interris.it: Un mese speciale con l’iniziativa: “Io mi affido a Maria”

Un mese speciale con l’iniziativa: “Io mi affido a Maria”
Non è un 1° maggio come gli altri. Oggi la Cei affida l’Italia alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza in tempo di pandemia. Le pagine storiche della devozione mariana
da Giacomo Galeazzi -ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:03Maggio 1, 2020
Da due millenni l’umanità provata da guerre e pestilenze si rivolge alla Madre celeste per implorare la sua protezione nei momenti più bui della storia. Dalle feroci persecuzioni subite dal cristianesimo delle origini alle turbolenze sanguinose del Medioevo fino alle devastanti crisi planetarie attraverso le quali l’età antica è confluita in modo tutt’altro che indolore e pacificato nell’epoca modera e poi nella contemporaneità globalizzata.
Lacrime e speranze
E’ sempre accaduto, durante le peggiori ondate di violenze e malattie collettive che lo sguardo dell’uomo di ogni tempo si levasse, carico di lacrime e di speranze, verso il cielo dove Maria è stata assunta. La pandemia ha terremotato stili di vita e ha abbattuto illusioni di onnipotenza. Da sola la potenza finanziaria e scientifica delle civiltà sedicenti progredite non salva l’uomo. Per questo in tutto le persone di ogni certo e cultura si inginocchiano per affidarsi a Maria. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, per esempio, milioni di fedeli hanno recitato ogni sera alle 19,30 un’Ave Maria con il sacerdote di frontiera, don Aldo Buonaiuto. Una preghiera collettiva che per il mese mariano si estende dai social a Youtube, testimoniando la pervasività di una devozione che unisce generazioni e fasce sociali. Tanti torrenti di religiosità profonda e autentica che sfociano spontaneamente nell’unico mare della pietà popolare e della fede condivisa. Nei giorni scorsi, dopo il lockdown, sono ricominciati a Parigi i lavori per restituire al culto Notre Dame, monumento alla spiritualità mariana quasi raso al suolo un anno fa da un colossale incendio. E’ un segno di rinascita come quando, tra le sue smisurate navate, vi entrava a metà Ottocento lo scrittore francese Victor Hugo per ammirare il Popolo di Dio silenziosamente raccolto in preghiera.
Svolte epocali
“In oltre duemila anni, la Madre di Gesù è stata l’ispiratrice di programmi esistenziali ed epocali che hanno inciso in profondità sulle conversioni e i riposizionamenti di milioni di esseri umani e di intere generazioni- spiega don Buonaiuto-. Nelle difficoltà apparentemente insormontabili, la devozione mariana ha avuto un ruolo persino geopolitico che ha calibrato e spesso rivoluzionato la visione del mondo”. Intere civiltà, sottolinea il prete degli ultimi, hanno ribaltato gli errori in virtù proprio quando la storia sembrava condannarle ad una direzione opposta: “Nei regimi più atei di ogni tempo, la Madonna (Lourdes, Fatima, Guadalupe, Czestochowa, Medjudorje) ha toccato i cuori di milioni di fedeli, ha ottenuto miracoli, conversioni e grazie da suo Figlio come conseguenza di una testimonianza eroica e di una intercessione fondata sul cammino condiviso con il Risorto“.
Segno di salvezza
E’ un Primo Maggio destinato a entrere negli annali della storia ecclesiale e civile del Paese. Su proposta e sollecitazione di tanti fedeli, oggi la Conferenza episcopale affida l’Italia alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. Stasera alle 21 la Chiesa italiana si unirà in preghiera attraverso i mezzi di comunicazione invocando Maria nella basilica bergamasca di Santa Maria del Fonte a Caravaggio. “La scelta della data e del luogo è estremamente simbolica- sottoilnea la Cei-.Maggio è, infatti, il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, tempo scandito dalla preghiera del Rosario, dai pellegrinaggi ai santuari, dal bisogno di rivolgersi con preghiere speciali all’intercessione della Vergine. Iniziare questo mese con l’Atto di Affidamento a Maria, nella situazione attuale, acquista un significato molto particolare per tutta l’Italia“. Il luogo, Caravaggio, situato nella diocesi di Cremona e provincia di Bergamo, “racchiude in sé la sofferenza e il dolore vissuti in una terra duramente provata dall’emergenza sanitaria”. Alla Madonna la Chiesa affida i malati, gli operatori sanitari e i medici, le famiglie, i defunti.
Cuore Immacolato
Racconta il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dell’episcopato italiano: “Ho ricevuto più di trecento lettere piene di amore e di devozione nei confronti della Vergine Maria nelle quali si chiedeva perché non dedicare al Cuore Immacolato di Maria la nostra nazione, le persone che soffrono per questa epidemia, tutti coloro che lavorano negli ospedali e che devono occuparsi del loro prossimo”. Il primo maggio, nella festa di San Giuseppe lavoratore, sposo di Maria Vergine, la Chiesa affida, in particolare, i lavoratori, consapevole delle preoccupazioni e dei timori con cui tanti guardano al futuro.

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Interris.it La Madonna non sia un amuleto da don Aldo Buonaiuto

La Madonna non sia un amuleto
da don Aldo Buonaiuto -ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:02Aprile 30, 2020
San Paolo VI ha scritto nella Marialis Cultus che “non si può essere cristiani se non si è mariani”. E il suo successore Papa Francesco esorta tutti noi ad affidarci alla Madonna per diventare strumenti della misericordia e della tenerezza di Dio. In un momento in cui tutti ci riscopriamo figli, quindi bisognosi dell’affetto e del consiglio che solo una madre può dare, l’Italia e il mondo hanno davanti una prospettiva terribile e carica di speranze: quella di poter cambiare paradigma, mutare l’atteggiamento e l’impostazione della nostra vita individuale e collettiva. In oltre duemila anni, la Madre di Gesù è stata l’ispiratrice di programmi esistenziali ed epocali che hanno inciso in profondità sulle conversioni e i riposizionamenti di milioni di esseri umani e di intere generazioni. Nelle difficoltà apparentemente insormontabili, la devozione mariana ha avuto un ruolo persino geopolitico che ha calibrato e spesso rivoluzionato la visione del mondo. Intere civiltà hanno ribaltato gli errori in virtù proprio quando la storia sembrava condannarle ad una direzione opposta. Nei regimi più atei di ogni tempo, la Madonna (Lourdes, Fatima, Guadalupe, Czestochowa, Medjudorje) ha toccato i cuori di milioni di fedeli, ha ottenuto miracoli, conversioni e grazie da suo Figlio come conseguenza di una testimonianza eroica e di una intercessione fondata sul cammino condiviso con il Risorto. La Vergine Maria, Ponte di Grazia, non ha bisogno di nuovi dogmi o di nuove qualifiche, perché Lei mette al mondo il Salvatore ed è l’unica a restargli fedele fino ai piedi della croce. Nel Vangelo sono pochissime le parole attribuite a Maria, perché lei, come accade nell’autentico apostolato, lascia parlare i fatti, i segni, la profezia dei gesti. Il primo miracolo attribuito a Gesù, la trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana, avviene proprio su richiesta della Sua mamma terrena e celeste.
Se ne ricordino coloro che misurano la propria rilevanza pubblica sulla base delle dichiarazioni e dei proclami attraverso i quali disorientano la popolazione mondiale invece di tranquillizzarla e guidarla con sapienza. Ci sono due estremi ugualmente da evitare: il metodo mafioso di chi usa la Madonna per farle dire ciò che gli conviene e la “smemoratezza” di coloro che trascurano le radici mariane della loro “solida” fede, tanto sbandierata tanto da far dire all’allora giovane gesuita Bergoglio: “Parlano di religione, ma ignorano Maria. A me sembrano orfani”.
Paradossalmente, anche tra certi cristiani, c’è chi prova imbarazzo e persino ostilità per la centralità di una donna interamente umana elevata, per singolare privilegio, ad una dignità che la pone per l’eternità accanto al Salvatore della storia. Chiediamoci il motivo. Ad alcuni non piacciono di Maria l’obbedienza, l’umiltà e la capacità di restare sempre nell’alveo della volontà Divina. Attenzione, perciò, a non ridurre il doveroso ossequio alla Vergine Santa ad un atto magico-formalistico. Non avere rispetto del sacro significa violare ciò che di più intimo e prezioso esiste dentro di noi.
La Madonna è tutt’altro che un semplice santino. Nel suo Cuore Immacolato, al quale domani sarà consacrata l’Italia, il Vangelo ci dice che lei serbava tutto ciò che vedeva compiersi sotto i suoi occhi. Il silenzio di Maria è la suprema dimostrazione di quella che San Francesco chiamava la predicazione delle opere. La Madonna non è un amuleto, consacrarsi a lei significa cambiare radicalmente gli stili di vita e le condotte che hanno provocato sofferenze e danni collettivi. Il suo messaggio è per la provvidenziale comunione, mai per la diabolica contrapposizione.
Equivale a sciogliere quei nodi che Papa Bergoglio la supplica ogni giorno di sciogliere per il bene comune. Nelle Scritture si raffigura ovunque sempre la Santa Famiglia di Nazaret, come un’unità indivisibile e nelle visioni dei santi lo scontro finale tra il bene e il male avverrà proprio sulla difesa della “chiesa domestica”. Maria è senza peccato e non si può coerentemente renderle omaggio senza abbandonare la gabbia del peccato. San Luigi Maria Grignion de Monfort ha plasmato interiormente il motto “tutto tuo” (Totus tuus) di Karol Wojtyla, fotografando quell’impostazione mariana che sola oggi può soccorrere l’umanità in tempo di pandemia.
Non è un calcolo, né un’ostentazione di spiritualismo ma un affidamento sincero e autenticamente riformatore che muove dall’interno il genere umano. Una forza invisibile eppure presentissima che, ci auguriamo, spinga in queste ore tanti responsabili delle nazioni a inginocchiarsi davanti all’esempio di Maria prima di prendere decisioni da cui dipende il futuro di miliardi di persone.
Noi continueremo, come stanno facendo ogni sera milioni di credenti, a invocare l’aiuto di Maria rivolgendoci a lei con la più semplice e bella delle espressioni di fede: Ave Maria. (vi aspetto ogni sera alle 19.25 sulla mia pagina social per la preghiera di affidamento alla Madre di Cristo)
Lei è modello di tutti coloro che assistono i sofferenti, perché ha sperimentato le tribolazioni che solo una madre può concepire inclusa la crocifissione (supplizio disonorevole e infamante) di un figlio innocente. Portiamo nel mese mariano la memoria di tutte le sofferenze, ingiustizie, disumanizzazioni che sventuratamente l’emergenza sanitaria porta con se e prostriamoci a Maria prendendo a prestito la genialità poetica di un grande italiano, Dante Alighieri: “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio”. Non abbiano timore i governanti a chiederle suggerimento come si fa alla propria mamma.

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IL “VIAGGIO” A SAN FILIPPO DI AIDONE DEL PRIMO MAGGIO di Salvatore Presti

IL “VIAGGIO” A SAN FILIPPO DI AIDONE DEL PRIMO MAGGIO di Salvatore Presti
I “Viaggi” a san Filippo di Aidone del primo maggio sono ancora molto partecipati non solo dagli ennesi ma anche dai fedeli dei paesi vicini, quali Piazza Armerina e Valguarnera e molti altri centri della Sicilia centrale. La fatica del lungo cammino per raggiungere Aidone è tale che molti, specie le donne, si fermano lungo lo stradale per la stanchezza.
I pellegrinaggi nelle chiese e nei santuari sparsi in tutte le contrade dell’Isola risalgono ai primi secoli dell’avvento della passione e morte di Gesù. S’incrementarono nel medioevo per via delle reliquie che si moltiplicavano all’infinito. Così una spina della corona di Cristo o un frammento della santa croce calamitavano la venerazione di tanti credenti.
Ad Enna sin da tempi remoti si praticano i cosiddetti “Viaggi”, ovvero pellegrinaggi individuali o di comunità ecclesiali o parrocchiali.
Molti ennesi partecipano ai “Viaggi” del mese di Giugno, chiamato “Il mese della Madonna”. In questo mese ogni giorno i devoti si recano al Duomo per assistere alla messa dell’aurora delle sei del mattino e in questa occasione alcune donne raggiungono la Matrice a piedi nudi per devozione o per grazia ricevuta.
In altri luoghi, per esempio a Palermo, “acchianata” di Montepellegrino per la visita a santa Rosalia, impegna una massa di fedeli palermitani. In Sicilia altre vie sacre vengono percorse dai credenti per raggiungere santuari e luoghi di fede, come quella a noi vicina dei “Ramara” (Festa dei Rami) che parte da Troina, dalla chiesa di san Silvestro, per arrivare alla costa tirrenica attraverso i boschi dei Nebrodi. Un altro pellegrinaggio molto seguito è quello per la Madonna di Buonriposo, il cui santuario si trova a pochi chilometri da Calascibetta, che viene festeggiata la prima domenica di settembre, con un crescente numero di pellegrini sin dal mese di agosto.
Ad Enna tutti i venerdì del mese di marzo i “viaggi” al SS. Crocifisso di Papardura sono ancora una consuetudine; sempre di venerdì il pellegrinaggio al Santo Padre (San Francesco da Paola), viene ancora praticato da molti devoti. Invece i giovedì di ogni settimana numerosi fedeli si recano a venerare santa Rita presso la chiesa di sant’Agostino, ‘la santa dei casi disperati’ perché si ricorre alla sua intercessione nei momenti di gravi difficoltà. Per la santa da Cascia, presso di noi, c’è una venerazione unica tanto che, più in passato che oggi, molte donne anche adolescenti, indossano la tunica della santa che consiste in un abito nero molto dimesso con collo a bavero bianco e cintura in pelle nera, di solito per grazia ricevuta.
(Nella foto: la facciata di Santa Maria La Cava, la chiesa che ospita la cappella santuario di San Filippo)
Salvatore Presti

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Il mio Ramadan in quarantena – di Vincenzo Fatih Mattiolo

Il mio Ramadan in quarantena
di Vincenzo Fatih Mattiolo
Questa sera al tramonto, precisamente alle ore 19:52, per noi ennesi inizia il Ramadan dell’anno islamico 1441, un Ramadan fuori dalla norma perché ovviamente anche noi musulmani siamo in quarantena. La situazione non ci ha colti impreparati e le moschee sono chiuse dal 17 Marzo sull’intero territorio nazionale; il nostro amato Profeta aveva previsto che potesse accadere, diceva che se ci si trova in un luogo di epidemia non dobbiamo allontanarcene, per evitare di contagiare altri. Da tradizione perfino la chiamata alla preghiera, è diversa! I muhezzin, laddove possono, non cantano “accorrete alla preghiera”, ma “pregate a casa”. Così è giusto, così va fatto. Paradossalmente la quarantena può essere un vantaggio per trovare quella sorta di ritiro spirituale che il Ramadan richiede e sicuramente il digiuno sarà più facile per chi di solito svolge lavori di fatica, anche se quest’anno il Ramadan è caduto in Aprile e non fa ancora caldo. Dalla preghiera del Fajr, poco prima dell’alba, fino alla preghiera del tramonto, infatti, non potremo mangiare o bere, ma in compenso alla sera vedremo quel semplice, banale bicchiere d’acqua per quello che è, un privilegio che tanti non hanno. In fondo il digiuno, che per bambini, anziani, malati non è obbligatorio, è soprattutto un esercizio di autodisciplina fisica e spirituale, per un mese ci dedichiamo a Iddio davvero al 100% e al contempo proviamo sulla nostra pelle quella fame e soprattutto quella sete che per ancora troppe persone al mondo non sono una scelta, per cui saremo grati di ciò che abbiamo e solitamente diamo per scontato, del nostro benessere, delle nostre case accoglienti. A mancarci saranno i momenti di fede comunitaria…la rottura del digiuno, che si fa non solo coi fratelli di fede, ma anche con i vicini e con chiunque voglia vivere un momento di convivialità con noi. A Enna non siamo molto organizzati, la comunità è piccola, ma chi ha avuto la fortuna di passare davanti la moschea di Catania in questo mese sacro avrà di certo potuto godere di un quartiere che pur non essendo né di immigrati, né a maggioranza musulmana vive il Ramadan in comunità, con gioia e condivisione. Ci mancherà il Tarawee, la preghiera super rogatoria che si fa la sera, con la recitazione, ogni sera, di un trentesimo del Corano. In molti abbiamo supplito alle limitazioni del momento con la tecnologia! I preti cattolici trasmettono le dirette della messa, noi musulmani non possiamo fare la preghiera del Venerdì in questo modo, ma ci incontriamo virtualmente per fare Dhykr, diciamo una specie di “rosario”, per ascoltare i sermoni e, appunto, per fare Tarawee. Personalmente faccio parte di un ordine sunnita sufi, la Naqshbandiyya, e con sorelle e fratelli di fede e il nostro shaykh, la nostra guida spirituale, ci incontriamo online almeno 3 o 4 volte a settimana. In fondo anche più di prima, quando le distanze fisiche sembravano insormontabili. Durante questo mese, inoltre, tutti noi musulmani adempieremo alla Zakat, l’elemosina verso i poveri che per noi è obbligatoria. Solitamente è rivolta ai poveri locali, quest’anno noi Naqshbandi italiani abbiamo deciso di donare alcuni pozzi in posti dove il semplice bicchiere d’acqua a cui accennavo sopra è davvero un privilegio.
Alla fine di Ramadan romperemo la quarantena per la tradizionale Festa? Certo che no, faremo ciò che si potrà fare, probabilmente niente di molto diverso da ciò che è stata la Pasqua i fratelli cattolici e ortodossi. In fondo è la perdita minore, in questo momento, e forse presto tornerete tutti a chiedermi “Ma neanche l’acqua” con occhi stupiti e ridendo assieme saremo più uniti di prima. In sha Allah.

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