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Emergenza Coronavirus; il delegato provinciale Coni Angelo Sberna "Rinascerà uno sport più aderente alle esigenze sociali"

La possibilità di fare rinascere dopo la crisi in Italia, uno sport che sia più aderente alle nuove esigenze sociali. E’ questo il pensiero del delegato provinciale del Coni Angelo Sberna su come il mondo dello sport sta vivendo questo momento di fermo totale per l’epidemia del Coronavirus. Tra l’altro quella di Sberna è una doppia visione visto che oltre ad essere delegato provinciale, è anche medico dello sport e docente alla Facoltà di Scienze Motorie all’Università della Kore. “ Per quanto riguarda il mio ruolo di dirigente sportivo non posso che confermare le iniziative del Coni per tutelare economicamente quanti a vari livelli si occupano in Italia di sport ed evitare la chiusura di tante realtà, piccole – commenta – ma fondamentali per lo sport di base. Il presidente del Comitato regionale Sergio D’Antoni, che è componente della giunta nazionale del Coni, ci ha proprio ieri aggiornato sulle trattative in corso col Ministero dello Sport. E al di là delle iniziative contingenti che io intravedo favorevolmente, grazie alle posizioni prese dal Ministero e al buon dialogo con il comitato olimpico”.
Ma c’è però chi “spinge a volere riprendere il prima possibile alla ripresa dell’attività agonistica come ad esempio il calcio.
“Ho letto le dichiarazioni del Professore Enrico Castellacci, indimenticato medico dell’Italia mondiale di calcio nel 2006 in Germania, che ha il vantaggio di vedere la situazione del calcio in maniera completa grazie alle sue esperienze internazionali – continua Sberna – sono anche in stretto contatto col Professore Cristian Francavilla, medico della Lega di calcio di serie B, docente qui all’Università Kore, e penso che ci siano serie difficoltà per una pronta ripresa dei campionati. Ritengo che il professore Castellacci sia arrivato a dire che sulla ripresa dei campionati debbono decidere i medici perché non è rassicurato dal comportamento e dalle dichiarazioni di tanti dirigenti. Ma i decisori in un Paese normale debbono essere altri, il medico dà solo il suo parere autorevole”.
Anche perché la sicurezza di un atleta a potere svolgere attività agonistica era molto importante lo diventa ancor di più adesso visto che non sono stati pochi gli atleti ed in particolare i calciatori che sono stati contagiati.
“Sarebbe opportuno per la migliore tutela della salute, e lo dico anche da medico dello sport, iniziare da subito uno studio scientifico sugli atleti che hanno superato la malattia – prevista Sberna – per accertare se ci sono stati danni cardiaci o di altri organi e di apparati che possono manifestarsi anche in maniera drammatica durante lo sforzo fisico. Unendo questi dati con gli altri che giungono da rilevazioni su popolazione non sportiva, si potrà capire meglio cosa sarà necessario fare per un nuovo giudizio di idoneità sportiva”.
Infine non è certamente non è bello vedere centinaia e centinaia di migliaia di atleti delle più svariate discipline costretti ad “inventarsi” a casa un minimo di attività fisica per cercare di non perdere la condizione fisica. Anche nel nostro territorio.
“E’ certamente surreale vedere anche la nostra provincia senza sport, ma davanti al dramma che stiamo vivendo, è giusto fermarsi, dal più entusiasta ragazzino che scalpita per tornare sul campo di gara con gli amici, al nostro lunghista Filippo Randazzo che ha dovuto prima stravolgere e poi sospendere la sua preparazione per le Olimpiadi di Tokio 2020”.

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