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Arte: a Libona la prima “personale” dell’artista assorino Franceco Paolo Giunta

Sarà all’Arroz Gallery di Lisbona l’esordio con una sua prima personale dal nome “Horizons”, dell’artista pittorico assorino Francesco Paolo Giunta. La mostra sarà inaugurata il prossimo 18 maggio e rimarrà aperta per una settimana. In pratica si tratta della prima mostra che si inaugura immediatamente la fine dell’emergenza Coronavirus, con l’apertura nella capitale lusitana, di mostre, gallerie e musei. Francesco espone una mostra di opere in tela ed una serie di installazioni da 6 metri dal pavimento al soffitto. Un verso artista giramondo alias Ramen Yung, Francesco Paolo Giunta, laureato in pittura all’Accademia delle Belle Arti di Roma con laurea Specialistica a Firenze, Erasmus a Istambul, e con una decennale esperienza artistica con partecipazioni ad importanti eventi tra Londra e Lisbona dove adesso vive ed ha uno studio.

“La mia ricerca artistica parte dalla pittura e da questa si evolve coinvolgendo anche diversi linguaggi dell’arte contemporanea, conducendo il mio lavoro verso un graduale abbandono del telaio, inteso come tradizionale spazio pittorico, acquisendo più una connotazione tipica dell’installazione ambientale, nonché un carattere performativo. Essa vuole porsi come obbiettivo, quello di stimolare una riflessione su differenti aspetti del mondo dell’arte contemporanea: il ruolo dell’artista, l’atto creativo, la relazione con lo spazio ambientale e quella tra opera e pubblico.
Partendo dal tradizionale supporto pittorico, cerco di enfatizzare il carattere stratificato del processo pittorico traducendolo come una essenziale sovrapposizione di livelli pittorici. In questo modo il processo creativo tende ad acquisire un carattere oggettivo messo ulteriormente in evidenza dalla scelta di usare il nastro adesivo (prodotto industriale) come maschera di livello. Seguendo il meccanismo dello stencil, che limita la mia azione nel rintracciare i segni che il materiale lascia sulla tela, aggiungo di volta in volta vari strati di pittura, per poi staccare i vari segmenti che rivelano i livelli precedenti.
L’elemento pittorico entra quindi in relazione con lo spazio per cui viene concepito, diffondendosi a partire dal supporto tradizionale e riflettendosi nell’ambiente circostante diventano quindi un riflesso dello stesso. Lo “smontare” e il “riassemblare” dei vari segmenti avviene secondo logiche che sono personali ma “mai assolute”, perché comunque reversibili in accordo con un idea di “arte come divenire”. Il processo realizzativo è parte dell’opera stessa. Quest’azione può protrarsi all’infinito o a seconda dello spazio per cui viene pensato. L’installazione ambientale può essere temporanea, ciò che resta è la permanenza degli strati pittorici sul quadro. Un po’ come testimonianza dell’intervento, un po’ come punto focale dell’opera stessa.
La mia ricerca è comunque determinata da un’importante spostamento di attenzione verso la dimensione ambientale, che diventa spesso parte integrante dell’elaborazione creativa così come assumono un’importanza esteticamente decisiva le relazioni che gli elementi del lavoro instaurano con il luogo di esposizione e con il fruitore, invitando anche a un’interazione diretta. Relazioni definite da diverse modalità d’intervento. Come nel caso di Sticky Surface.
Nei lavori più recenti cerco invece di approfondire una riflessione che si concentra nel descrivere quello che si trova a metà tra l’atto del dipingere, di tracciare il segno, e quello di riassemblare. In questo caso entrano in gioco gli elementi dello spazio e del tempo in cui avviene quest’azione. Il processo consiste nel dipingere diversi blocchi di strisce di nastro adesivo sullo spazio del telaio limitato da una misura standard di 160×100, per poi rimettere assieme i vari segmenti su rotoli di PVC che vanno dai 4 agli 8 metri. In questo modo l’azione pittorica concentrata sul telaio risulterà dilatata sul secondo supporto. Questo processo avviene al fine di creare delle sfumature su scale cromatiche che risultino fluide e continue su una superficie più estesa. La tela conserverà il segno e la memoria dell’azione stessa che si risolverà attraverso lo spazio amplificato. I due oggetti avranno lo stesso rapporto che esiste tra positivo e negativo in fotografia.
Da questa idea prende spunto la mostra dal titolo “Horizons”. Orizzonti, che appaiono come spazi e linee delimitati al primo sguardo, ma che attraverso una profonda analisi, contengono un’infinità di soluzioni che si perdono e vanno oltre la profondità dello sguardo, basti pensare al celebre paradosso di Achille e la Tartaruga di Zenone, in cui si descrive lo spazio in teoria illimitato che divide le distanze o ancora meglio alle immagini captate dal telescopio spaziale Hubble, che negli ultimi anni ha rivoluzionato il nostro punto di vista nei confronti dell’universo attraverso uno sguardo che si perde attraverso lo spazio e il tempo”.

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