I CAMMINI NON HANNO PADRONI
La Sicilia Jacopea: la memoria di un’isola e la missione della Rotta Jacopea del Mediterraneo
La storia non si conquista con le parole: si onora con i fatti.
Cari amici, cari pellegrini, amanti della Sicilia più autentica,
in questi giorni, leggendo alcuni messaggi e osservando certe discussioni sulla paternità dei cammini e dei sentieri della nostra isola, mi è venuto spontaneo sorridere.
Sorrido perché, a volte, sembra che la preoccupazione principale non sia tracciare un percorso, accogliere un pellegrino o far conoscere un territorio, ma rivendicare la proprietà di un tratto di strada, piantare una bandierina e attribuirsi meriti. Come se un cammino potesse appartenere a qualcuno. Come se la storia si potesse riscrivere a colpi di dichiarazioni.
Eppure, chi conosce davvero il significato del camminare sa bene che i cammini non hanno padroni: appartengono a chi li percorre, a chi li custodisce e a chi li rende vivi.
Le strade possono essere tracciate, i percorsi progettati, le credenziali realizzate e i cammini inaugurati. Ogni progetto può avere i propri promotori, le proprie responsabilità e una propria storia. Ma nessuno può pretendere di possedere una memoria collettiva che viene da lontano, attraversa i secoli e appartiene a un intero territorio.
La differenza è tutta qui: una cosa è realizzare un cammino, un’altra è riconoscere la storia che lo precede.
La mappa della Sicilia Jacopea: un caposaldo per i cammini in Sicilia
C’è un’immagine che, più di tante parole, racconta la profondità della tradizione jacobea della nostra isola: la mappa della Sicilia Jacopea, legata al lavoro di ricerca e documentazione del professor Giuseppe Arlotta.
Non è soltanto una carta geografica. È una testimonianza del lavoro svolto per individuare e mettere in relazione i luoghi, le comunità e le tradizioni legate al culto di San Giacomo in Sicilia.
Quella mappa rappresenta un punto di riferimento importante per chiunque voglia avvicinarsi alla storia della devozione jacobea siciliana e comprendere quanto sia articolato il patrimonio che la nostra terra custodisce.
È un caposaldo culturale e documentario da cui partire per studiare, approfondire e sviluppare nuove progettualità. Non un confine da difendere, né un territorio da rivendicare, ma una base di conoscenza da rispettare e valorizzare.
Il Cammino di San Giacomo in Sicilia, inaugurato il 4 luglio 2021, costituisce una tappa significativa del percorso contemporaneo di riscoperta e valorizzazione di questa tradizione. Ma quella data non coincide con l’origine della storia jacobea dell’isola.
La nostra storia comincia molto prima.
Affonda le radici nei pellegrinaggi, nelle chiese, nei luoghi di culto, nelle tradizioni popolari e nella devozione che, generazione dopo generazione, ha mantenuto vivo il legame con l’Apostolo Giacomo.
La Sicilia conserva un patrimonio di luoghi e testimonianze legati al Santo, tra i quali spiccano Capizzi, Caltagirone, Camaro, Gratteri e Galati Mamertino, località associate alla presenza e alla venerazione di reliquie di San Giacomo. A questi si affiancano numerose altre comunità nelle quali il culto jacobeo ha lasciato tracce significative.
Questa è la nostra ricchezza.
Non una semplice linea disegnata su una carta, non un nome conteso sui social, non una disputa su chi sia arrivato per primo. È un patrimonio spirituale, storico, culturale e umano che merita di essere conosciuto, collegato e restituito alla comunità dei pellegrini.
La memoria si studia, si rispetta e si tramanda
Un contributo fondamentale alla conoscenza della Sicilia Jacopea è rappresentato dal lavoro del professor Giuseppe Arlotta, studioso che ha dedicato la propria attività alla ricerca e alla documentazione di questa importante pagina della storia siciliana.
Il suo lavoro costituisce un riferimento prezioso per chi desidera comprendere la diffusione della devozione jacobea nell’isola e riconoscere il valore delle testimonianze che la storia ci ha consegnato.
Accanto a lui, desidero ricordare il professor Paolo Caucci von Saucken, figura di riferimento del mondo jacobeo internazionale e rettore della Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia, confraternita alla quale mi onoro di appartenere.
A questi studiosi e a quanti hanno dedicato tempo, competenze e passione alla ricerca sulla storia dei pellegrinaggi va il nostro riconoscimento.
Perché prima di parlare di paternità bisognerebbe conoscere la storia. Prima di rivendicare un percorso bisognerebbe studiare le fonti. Prima di attribuirsi meriti bisognerebbe riconoscere il lavoro di chi ha contribuito a costruire le basi della conoscenza.
La Sicilia Jacopea non nasce oggi e non può essere ridotta alla proprietà di una singola persona, di un’associazione o di un progetto.
È una realtà storica e culturale che precede le iniziative contemporanee e che continuerà a esistere oltre ogni polemica.
Il nostro compito non è inventare questa storia, ma conoscerla, rispettarla e darle continuità.
La Rotta Jacopea del Mediterraneo: unire, non dividere
È proprio da questa consapevolezza che nasce la nostra missione: contribuire a collegare i luoghi della devozione jacobea siciliana, mettendo in relazione il sud dell’isola con i grandi porti di Palermo e Messina e con gli approdi di Pozzallo e Marina di Ragusa.
La Rotta Jacopea del Mediterraneo vuole dare continuità a questa visione, costruendo connessioni tra territori, comunità, luoghi di culto e testimonianze storiche.
Vogliamo valorizzare anche quelle aree della Sicilia che restano spesso lontane dai grandi circuiti turistici, offrendo ai pellegrini nuove opportunità per attraversare l’isola lungo itinerari nei quali fede, cultura, natura e storia possano incontrarsi.
Sabato 24 ottobre inaugureremo la parte meridionale della Sicilia, partendo da Marina di Ragusa. Nei prossimi giorni lavoreremo al collegamento tra Pozzallo e Caltagirone, per proseguire verso Capizzi, Galati Mamertino e Messina, sviluppando anche i collegamenti tra Capizzi, Gratteri e Palermo.
Non si tratta semplicemente di aggiungere chilometri a una mappa.
Si tratta di mettere in relazione comunità, santuari, chiese, testimonianze storiche e persone. Si tratta di costruire itinerari capaci di avere un’anima, di favorire l’incontro e di creare nuove opportunità culturali, sociali ed economiche per i territori attraversati.
La nostra ambizione è che la Sicilia possa diventare sempre più riconoscibile come terra di pellegrinaggio, crocevia del Mediterraneo e luogo di incontro tra tradizioni diverse.
Questa è la nostra visione.
Una missione che guarda al futuro senza dimenticare le radici. Una rotta che vuole rendere accessibile ciò che la storia, la fede e la tradizione hanno già legato.
Non pretendiamo di essere proprietari della storia: vogliamo contribuire a renderla viva.
A chi cerca una paternità, rispondiamo con il lavoro
A chi sente il bisogno di rivendicare la paternità di un sentiero, rivolgo un invito semplice: venga a camminare.
Venga a incontrare le comunità. Venga a conoscere gli anziani che custodiscono le tradizioni, i volontari che lavorano lontano dai riflettori, le persone che aprono le porte delle chiese, chi prepara un’accoglienza, chi studia un documento e chi percorre chilometri per verificare la praticabilità di un itinerario.
Venga a conoscere chi dedica tempo ed energie affinché un pellegrino possa sentirsi parte di una storia più grande.
È sul campo che si comprende davvero il significato di un cammino.
Quanto alle polemiche e alle competizioni personali, lasciamo che siano il lavoro, la serietà, la conoscenza e i risultati a parlare. Non saranno le dichiarazioni a dare valore a un percorso, né le rivendicazioni a renderlo significativo.
Non abbiamo bisogno di togliere spazio a qualcuno per costruire il nostro. Non abbiamo bisogno di cancellare il lavoro altrui per valorizzare ciò che facciamo. E non abbiamo bisogno di alimentare rivalità per dimostrare la bontà della nostra missione.
Crediamo nella collaborazione, nel rispetto delle competenze e nella necessità di riconoscere il contributo di chi ci ha preceduti.
Allo stesso tempo, crediamo che ogni progetto debba essere valutato per ciò che realizza concretamente: la qualità dei percorsi, l’attenzione alla sicurezza, la capacità di accoglienza, la correttezza delle informazioni e il valore restituito ai territori.
La credibilità non si proclama: si costruisce giorno dopo giorno.
Noi preferiamo continuare a lavorare e a camminare.
La Sicilia è più grande delle nostre rivalità
La Sicilia è una terra straordinaria, crocevia di civiltà, culture, approdi e partenze. Per secoli ha guardato al Mediterraneo non come a un confine, ma come a una via di comunicazione, di fede e di incontro.
La sua tradizione jacobea merita rispetto, studio e progettualità. Merita persone capaci di collaborare, associazioni disposte al dialogo e comunità orgogliose delle proprie radici.
Ogni tratto recuperato, ogni luogo valorizzato, ogni testimonianza riportata all’attenzione del pubblico rappresenta un’opportunità.
Se un altro progetto contribuisce a far conoscere la Sicilia attraverso il cammino, non dovrebbe essere necessariamente motivo di gelosia, ma uno stimolo a migliorare, collaborare e offrire ai pellegrini esperienze sempre più autentiche.
Il vero successo non è poter dire: «Questo sentiero è mio».
Il vero successo è arrivare al giorno in cui un pellegrino, proveniente da qualsiasi parte d’Italia o d’Europa, possa attraversare la Sicilia, sostare nei suoi luoghi jacobei, incontrare le sue comunità e riconoscere in questa terra una tappa significativa del proprio cammino spirituale e umano.
E se quel pellegrino non saprà chi ha tracciato per primo un determinato segmento, ma porterà con sé il ricordo di un’accoglienza sincera, di un paesaggio indimenticabile e di una storia finalmente conosciuta, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo.
Perché avremo contribuito a far crescere qualcosa che va oltre noi stessi.
Avremo fatto vincere il cammino.
Il nostro impegno: custodire la memoria, costruire il futuro
La mappa della Sicilia Jacopea ci ricorda che il lavoro di conoscenza viene prima di ogni nuova progettualità. Ci ricorda che esiste una storia da studiare, una memoria da rispettare e un patrimonio da trasmettere alle generazioni future.
Il professor Giuseppe Arlotta, con il suo lavoro di ricerca e documentazione, rappresenta una testimonianza importante di questo impegno. Il suo contributo ci richiama alla responsabilità di partire dalle fonti, riconoscere il valore degli studi e costruire progetti che non dimentichino le proprie radici.
Da questa consapevolezza vogliamo proseguire il nostro lavoro.
La Sicilia Jacopea non è una proprietà da difendere, ma un patrimonio da condividere.
La Rotta Jacopea del Mediterraneo non nasce per dividere, ma per unire.
Non vogliamo alimentare polemiche, ma creare opportunità. Non vogliamo imporre primati, ma costruire relazioni. Non vogliamo riscrivere la storia, ma contribuire a farla conoscere.
A chi cerca visibilità lasciamo le polemiche. Noi continueremo a studiare, collegare luoghi, ascoltare le comunità e costruire percorsi che possano diventare strumenti di incontro, conoscenza e crescita.
Con la consapevolezza che la nostra missione è più grande di qualsiasi rivalità personale e che la storia non si conquista con le parole: si onora con i fatti.
Ci vediamo in cammino, in quella Sicilia autentica che non ha bisogno di padroni, ma di persone capaci di amarla, rispettarla e farla conoscere.
I cammini non hanno padroni. Hanno una storia, una comunità e un futuro da costruire insieme.
Buon cammino a tutti.
Ultreya e Suseia! Totò Trumino

