«Inaccettabile la celebrazione di Italo Balbo in Piazza Matteotti. La memoria democratica
merita rispetto»
Non possiamo nascondere lo sdegno e la profonda indignazione per quanto accaduto in Piazza
Matteotti nella mattinata del 14/10/2026. La cerimonia organizzata in occasione della scopertura
della targa marmorea con le precedenti denominazioni della piazza, durante la quale è stata
valorizzata la figura di Italo Balbo, esponente di primo piano del fascismo, solleva una questione
politica, storica e morale che non può essere liquidata come una semplice iniziativa commemorativa
o toponomastica di interesse turistico.
Come opposizione consiliare sentiamo il dovere di esprimere con chiarezza la nostra contrarietà e la
nostra amarezza. Ciò che è accaduto ci lascia indignati, non soltanto per il contenuto dell’iniziativa,
ma anche per il modo in cui è stata gestita e per il luogo nel quale si è svolta.
Siamo a Piazza Matteotti, non in un luogo qualsiasi. Siamo in uno spazio pubblico intitolato a
Giacomo Matteotti, assassinato dai sicari fascisti per la sua opposizione alla dittatura e per la sua
coraggiosa difesa della libertà e della democrazia. È proprio questo contrasto a rendere quanto
accaduto particolarmente grave sul piano simbolico e istituzionale.
Come si può non avvertire la contraddizione tra la memoria di Matteotti e la valorizzazione
pubblica di una figura di primo piano del fascismo? Come si può ignorare il peso della storia e il
significato che i nomi e i simboli assumono nella vita di una comunità?
La storia va conosciuta, non celebrata in modo acritico. Ricostruire le precedenti denominazioni di
una piazza può essere un’iniziativa culturale legittima. Ma raccontare il passato significa anche
contestualizzarlo, riconoscerne le responsabilità e rispettare la memoria di chi ha pagato con la vita
la lotta contro il fascismo. La ricostruzione storica non può diventare l’occasione per conferire
prestigio pubblico a figure legate a un regime che ha soppresso le libertà, perseguitato gli oppositori
e calpestato la democrazia.
A questa indignazione si aggiunge una seria perplessità sul metodo seguito dall’Amministrazione.
Come opposizione consiliare siamo stati informati soltanto il giorno prima. L’invito ricevuto,
trasmesso nella tarda mattinata del 13 ottobre, tramite pec istituzionale, per un appuntamento
fissato alle ore 11.00 del 14 ottobre, riportava genericamente la dicitura «scopertura targhe», senza
chiarire adeguatamente che cosa si sarebbe svolto, quale fosse il significato complessivo
dell’iniziativa e quali contenuti avrebbero caratterizzato la cerimonia.
Non è questo il modo in cui si garantiscono trasparenza e rispetto istituzionale nei confronti di chi
rappresenta una parte della cittadinanza. Su una questione così delicata sarebbe stata necessaria
un’informazione chiara, tempestiva e completa, che consentisse a tutti di comprendere la portata
dell’iniziativa.
C’è poi un elemento che rende la vicenda ancora più difficile da accettare: la questione era stata
sollevata già alcuni mesi fa e, dopo le perplessità che avevamo manifestato e la nostra reticenza a
procedere con un’iniziativa di questo genere, sembrava che non avesse avuto ulteriore seguito.
Nulla lasciava presagire che si sarebbe arrivati, a distanza di tempo, a una cerimonia pubblica di
questo tipo, senza che fossimo messi preventivamente nelle condizioni di conoscerne con chiarezza
contenuti e finalità.
È anche per questo che quanto accaduto suscita in noi sconcerto e indignazione: non soltanto per il
significato storico e politico dell’iniziativa, ma anche per le modalità con cui è stata portata avanti,
senza un confronto adeguato e senza un’informazione tempestiva e trasparente.
Quelle perplessità non erano immotivate. Gli sviluppi della vicenda confermano, quanto meno, la
necessità di interrogarsi seriamente sulle scelte compiute e sul messaggio trasmesso alla
cittadinanza.
Non intendiamo contestare il diritto di ricostruire la storia locale, né sostenere che il passato debba
essere cancellato. Contestiamo, invece, il modo in cui la memoria storica viene selezionata,
rappresentata e proposta nello spazio pubblico, soprattutto quando si tratta di figure legate al
fascismo e quando il luogo prescelto richiama direttamente una delle vittime più emblematiche
della violenza fascista.
Lo sdegno nasce proprio da qui: dal contrasto tra il significato di Piazza Matteotti e il rilievo
conferito a Italo Balbo durante la cerimonia. Un contrasto che avrebbe richiesto maggiore
sensibilità istituzionale, una riflessione storica più approfondita e un confronto preventivo
trasparente.
Chiederemo pertanto, all’Amministrazione e al Prefetto, di conoscere gli atti che hanno autorizzato
l’installazione della targa marmorea, le modalità con cui è stata promossa l’iniziativa e la
documentazione relativa alla cerimonia. Vogliamo capire quale procedimento sia stato seguito,
quale funzione sia stata attribuita alla targa marmorea e quali valutazioni abbiano accompagnato
una scelta dal significato così delicato.
Non anticipiamo giudizi sulla regolarità amministrativa senza aver esaminato gli atti. Ma sul piano
politico e istituzionale riteniamo di dover essere inequivocabili: la memoria di Giacomo Matteotti, il
sacrificio di chi si oppose al fascismo e i valori della democrazia costituzionale non possono essere
trattati con superficialità.
Pietraperzia merita rispetto per la propria storia. Matteotti merita rispetto per il sacrificio compiuto.
La memoria democratica non può essere subordinata a iniziative che rischiano di oscurare il
significato storico e morale dei luoghi pubblici.
I consiglieri di opposizione
Silvia Romano
Paola La Monica
Giovanni Emma
Luana Chiolo
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