Tanti indizi, una sola verità? Oltre lo sport, tra sospetti e complotti
A Enna, una squadra di Serie D rischia di fermarsi. Il suo presidente, un imprenditore arrivato dal Nord, rivendica di non voler fuggire e chiede alla città una domanda semplice: chi vuole davvero salvare il calcio ennese?
ENNA, Sicilia — Domenica sera, nello spogliatoio dell’Enna Calcio, giocatori e allenatore hanno detto basta. Non per una sconfitta né per una crisi tecnica, ma per una stanchezza che arriva da lontano, da mesi di incertezze che con il pallone hanno poco a che vedere.
Ventiquattro ore dopo, Giancarlo Travagin, presidente del club, ha scelto di parlare. Lo ha fatto con il tono di chi non cerca lo scontro, ma non intende più tacere.
«Non scappo da nessuna situazione», ha dichiarato. «I confronti li affronto ogni giorno, di persona. Non mi appartiene lo stile di chi parla senza conoscere i fatti, ricorre all’offesa e alla fine non porta alcuna soluzione».
Un’eredità più pesante del previsto
La storia di Travagin a Enna comincia con una corsa contro il tempo. Quando ha rilevato la società, l’iscrizione al campionato era già stata perfezionata e i margini per una due diligence completa erano praticamente inesistenti.
«Mi sono fidato delle rassicurazioni ricevute, non solo dall’ambiente calcistico», racconta. «La società poteva contare su numerosi sponsor fidelizzati negli anni dalla precedente gestione. Vedevo debiti verso l’Erario e verso i fornitori, ma li ritenevo gestibili con una programmazione seria, costruita sulle aziende del territorio, sull’Amministrazione per le infrastrutture sportive e su tutto l’ambiente che ruota attorno alla squadra».
Il quadro reale si è rivelato diverso. «Dal giorno del passaggio societario ho dovuto rincorrere l’emergenza, tappando buchi finanziari che certamente non ho creato io», afferma. «I debiti fuori bilancio sono parecchi».
Il Presidente elenca vertenze di giocatori della passata stagione, un lodo promosso dall’ex allenatore Passiatore e pignoramenti sul conto della società da parte di creditori che vantavano somme risalenti anche a otto anni fa. Si dice pronto a mettere la documentazione a disposizione di chiunque la chieda, stampa compresa. «Viene spontaneo chiedersi: aspettavano proprio questa gestione per farli valere?»
C’è poi una domanda che, sottolinea, non pone soltanto lui e che è stata sollevata pubblicamente anche da Montineri: come abbia potuto la Lega Nazionale Dilettanti esprimersi favorevolmente sull’iscrizione della squadra, in presenza di così tante pendenze legate alla gestione passata.
Un progetto che andava oltre il campo
A chi gli ha chiesto come pensasse di risanare il club, e perfino di puntare a un traguardo ambizioso come la Serie C, Travagin risponde partendo da un principio economico elementare.
«Chi fa impresa cerca il risultato economico, ma anche la visibilità», spiega. «Questo, però, è possibile solo se l’Amministrazione ti consente di giocare nel tuo stadio, adeguato almeno alla Serie D. E se ti permette di avere spazi in cui non solo la prima squadra, ma soprattutto gli juniores e i pulcini possano allenarsi e tirare i primi calci al pallone».
Lo stadio “Generale Gaeta”, chiuso per lavori dalla scorsa estate, ha costretto l’Enna a trasferire la propria attività lontano dalla città. Per il Presidente non è un dettaglio logistico, ma il cuore della questione.
«C’è chi ama ripetere che il calcio non è una priorità per un’amministrazione», osserva. «Ma lo sport, tutto lo sport, ha un valore sociale enorme, soprattutto per i giovani. Li aiuta a crescere in modo sano».
Travagin tiene a precisare cosa non ha mai chiesto. «Non pretendevo dall’Amministrazione una sponsorizzazione, né un contributo come quello erogato lo scorso anno dalla precedente amministrazione attraverso un progetto sportivo per i giovani. Secondo quanto dichiarato dal nuovo assessore allo Sport, quel contributo sarebbe servito di fatto a coprire l’iscrizione. Io chiedevo e chiedo due cose: rispetto e infrastrutture adeguate».
La visione, spiega, era sostenibile. Il progetto Enna avrebbe trovato copertura nel polo socio-sanitario-sportivo integrato, un’idea già anticipata in precedenti comunicati: strutture di riabilitazione, aree dedicate, un modello in cui sport, salute e territorio si sostengono a vicenda. «Se la situazione fosse stata quella che mi era stata presentata, il progetto si sarebbe finanziato da sé».
Una città in silenzio
È qui che il tono del Presidente si fa più amaro. A suo avviso, a chiedere infrastrutture e rispetto non dovrebbe essere soltanto chi ha scelto di investire a Enna.
«Dovrebbero pretenderlo anche quanti oggi sono pronti solo a criticare, spesso con parole volgari contro la società», afferma. «È a loro che chiedo una riflessione, perché la politica, tutta, sembra aver smarrito di vista il bene della città».
E allarga il campo delle domande. «Dov’è l’opposizione in questa città? Dove sono i parlamentari regionali e nazionali che dovrebbero avere a cuore questo territorio?» Poi una considerazione inattesa: «Credo che anche il Sindaco, come me, sia stato lasciato solo».
Il confronto con altre realtà siciliane rende il silenzio ancora più evidente. A Gela, nel momento più difficile, il sindaco ha chiamato a raccolta gli imprenditori locali e ha coordinato in prima persona la costruzione di una nuova compagine per salvare la Serie D. A Catania, la Giunta ha deliberato di partecipare all’asta per il logo storico del Calcio Catania 1946, considerandolo un patrimonio identitario della comunità e non un semplice bene commerciale.
«A Enna, invece, mi sono sentito dire che il calcio non è tra gli interessi del primo cittadino», dice Travagin. «Un inizio, diciamo così, poco incoraggiante».
La pista PLM e un passo indietro possibile
Negli ultimi giorni l’Amministrazione comunale aveva coinvolto la PLM Management, con il direttore Pietro Lo Monaco e il consulente Domenico Panico, per valutare un intervento nella gestione del club. Travagin dice di averne sempre visto con favore il coinvolgimento, ricordando il contributo della PLM alla salvezza nelle stagioni precedenti. Ricorda anche che resta da definire una posizione economica legata al contratto di consulenza della scorsa stagione.
Dopo un confronto «diretto e molto franco» con Panico, e una valutazione condotta anche con Lo Monaco, gli è stato rappresentato che oggi non ci sono le condizioni per gestire l’Enna Calcio in modo sereno e sostenibile. Da qui la disponibilità a rimettere la società nelle mani dell’Amministrazione, perché il Sindaco possa verificare rapidamente se esistono soggetti seri pronti a subentrare.
Le condizioni sono chiare. Chi vorrà rilevare il club dovrà riconoscere e restituire le spese che Travagin ha sostenuto personalmente, documentate una per una. «Una volta restituite le somme effettivamente sostenute, non ci sarà alcun ostacolo da parte mia al passaggio della società».
Più di una verità
Le pendenze ereditate, un’iscrizione concessa nonostante tutto, uno stadio chiuso, le valutazioni maturate lontano dal campo e uno spogliatoio che si ferma all’improvviso. Presi singolarmente, potrebbero sembrare episodi slegati. Messi in fila, compongono un mosaico che molti a Enna faticano a considerare frutto del caso.
«Forse, come dicono in tanti, non esiste una sola verità, ma diverse», osserva Travagin.
Sul proprio ruolo, invece, non ha dubbi. «Non sono un uomo di calcio, ma ho cercato di fare la mia parte con rispetto e responsabilità. Pur venendo dal Nord, non voglio la distruzione di nessuna comunità, tanto meno di quella ennese. Per questo non scappo. Sono un elemento dell’ingranaggio, insieme allo staff, agli allenatori e ai ragazzi».
L’Enna, ricorda, può ancora mantenere la Serie D. Ma il tempo stringe, e la partita decisiva non si giocherà su un campo di calcio.
Ufficio Stampa Enna Calcio S.C.S.D.

