Inceneritori di Palermo e Catania: le associazioni depositano le nuove osservazioni
Le integrazioni depositate nell’ambito della procedura di PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale) non superano in alcun modo le criticità già denunciate. Ci troviamo di fronte a una scelta progettuale fallimentare, aggravata dal peggior posizionamento possibile: una decisione che espone a sostanze cancerogene e interferenti ormonali i tantissimi siciliani che vivono e gravitano attorno a Palermo e Catania. Siamo pronti a opporci a impianti sovradimensionati che, oltre ad alterare profondamente i nostri paesaggi, cercano di imporre costi illegittimi direttamente sulle tasche dei cittadini.
Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia hanno depositato una dettagliata memoria integrativa indirizzata al Commissario Straordinario, al Dipartimento Regionale dell’Ambiente, alla Commissione Tecnica Specialistica (CTS) e a tutte le autorità competenti nel procedimento di autorizzazione dei futuri inceneritori di Palermo e Catania.
Con questo atto, le organizzazioni hanno formalizzato la propria ferma opposizione ai progetti per la realizzazione dei due impianti, esponendo nel dettaglio i motivi di tale opposizione.
All’interno delle osservazioni le associazioni analizzano la documentazione integrativa fornita dai proponenti degli impianti, evidenziando gravi lacune e profili di criticità sotto ogni profilo: ambientale, sanitario, burocratico, tecnico, economico e legale. In ognuno di questi aspetti, infatti, il procedimento in corso presenta lacune gravi o, addirittura, gravissime.
L’approvazione dei progetti in Conferenza di Servizi prima del completamento della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ad esempio, è qualcosa di illegittimo e illogico, poiché la VIA potrebbe imporre prescrizioni capaci di modificare la natura, la tecnologia o la localizzazione stessa dell’opera.
Per rendere l’inceneritore di Catania compatibile con l’area di Pantano d’Arci, poi, c’è stata una declassificazione del vincolo paesaggistico da I grado (più restrittivo) a III grado. Le associazioni chiedono di verificare l’iter amministrativo di questa declassificazione, che sembra effettuata ad hoc per consentire l’edificazione dell’inceneritore.
L’ipotesi di smaltire i fanghi di depurazione essiccandoli e facendoli diventare combustibile per gli inceneritori, poi, non solo è costosissima ma è anche incompatibile con la più recente normativa nazionale ed europea.
I due inceneritori, tra l’altro, non avranno recupero energetico tramite teleriscaldamento e ciò ne riduce drasticamente l’efficienza (appena il 30% del potenziale energetico verrà trasformato in elettricità, il resto verrà dissipato in calore tramite i fumi). L’assenza di cogenerazione e un rendimento inferiore al 50% violano i criteri stabiliti dal regolamento Next Generation EU per il rispetto del principio di non arrecare danno significativo all’ambiente (Do No Significant Harm – DNSH).
I documenti presentati per l’autorizzazione dei due progetti, inoltre, prendono in considerazione le emissioni su medie temporali estese (da giornaliere ad annuali), ma non valutano il potenziale impatto dei picchi temporanei dovuti all’avviamento, l’arresto o un malfunzionamento temporaneo dell’inceneritore. In questi casi le emissioni hanno un picco che potrebbe essere pericolosissimo per la salute dei residenti limitrofi. Anche pochi minuti di esposizione ad alte concentrazioni di specifici inquinanti, infatti, possono arrecare danni permanenti alla salute.
Tutto questo anche alla luce del fatto che, come emerge dai progetti, per l’abbattimento degli ossidi di azoto si prevede di usare tecnologie non catalitiche (SNCR), ben più economiche e molto meno efficaci rispetto alle tecnologie catalitiche (SCR). In poche parole: i residenti di Palermo e Catania non possono da anni circolare con auto senza marmitta catalitica, ma avranno dietro casa un mega inceneritore senza filtro catalitico.
Alla luce di tutte queste gravissime anomalie, quindi, Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia ribadiscono le loro richieste:
– si ritirino le proposte progettuali sugli inceneritori di Catania e Palermo
– si fermi l’iter autorizzativo e si permetta una vera inchiesta pubblica per garantire la massima trasparenza e la partecipazione dei cittadini

