Un’ordinanza della Cassazione non rispettata e una convocazione promessa per fine luglio mai arrivata. Sui tagli arbitrari alle tariffe delle RSA siciliane dopo il 2009 e sul confronto richiesto dalla categoria, la Regione Siciliana fa orecchie da mercante e le RSA siciliane minacciano le barricate. In gioco ci sono rimborsi per oltre 40 milioni di euro dovuti per abbattimenti tariffari illegittimi applicati dal 2010 alle rette a oltre 50 società dell’Isola, alle quali fanno riferimento centinaia di dipendenti e migliaia di assistiti. E così, a fine agosto sono partiti i primi ricorsi per il recupero del credito contro l’assessorato regionale alla Salute.
“Non intendiamo fare polemiche ma ormai siamo allo stremo – dichiara Letterio Bello, vicepresidente del comparto socio-sanitario ACOP, delegato per la sezione RSA – ma la Regione deve assumersi le proprie responsabilità: non solo nei confronti delle aziende del comparto ma anche dei lavoratori e dei pazienti. Nelle nostre strutture arrivano anche numerosi ricoveri ad alta intensità assistenziale che ci impongono uno sforzo gestionale ben superiore agli standard funzionali previsti dal DPRS del 25 ottobre 1999 per i quali era stata originariamente ridotta la retta, datata da ormai oltre 25 anni e per giunta, come conferma la Corte di Cassazione, inspiegabilmente decurtata. Nonostante questo non ci tiriamo indietro, perché siamo consapevoli che dietro ogni accesso ci sono i malati e le loro famiglie e questo è un aspetto che non dimentichiamo mai. Però l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso deve rispettare gli impegni assunti nei nostri confronti sia come rimborsi dovuti che come attivazione di tavoli di confronto”.
“Nonostante le rassicurazioni ricevute all’inizio dell’estate -spiega l’avvocato Rosario Calanni Fraccono- la Regione Siciliana continua a ignorare quanto disposto dalla Corte di Cassazione, che ha chiarito che in relazione al contenimento della spesa pubblica sanitaria, pur in presenza di piani di rientro, non sono consentite deroghe rispetto al carattere temporaneo delle misure di sconto tariffario, che devono essere circoscritte al periodo di emergenza finanziaria espressamente individuato dal legislatore: in questo caso, al periodo 2007-2009. Quindi, avere proseguito con gli stessi tagli anche negli anni successivi è illegittimo perché mancando un’apposita disposizione, la proroga automatica delle misure di contenimento tariffario adottate per il triennio precedente non è valida”.
Alcuni mesi fa la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una RSA, Residenza Sanitaria Assistenziale, contro la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catania nel 2023 in merito alla legittimità del prolungamento oltre il triennio 2007-2009 del taglio del 5% delle tariffe riconosciute alle RSA private accreditate per le prestazioni fornite in convenzione. La Suprema Corte, infatti, ha sottolineato che la riduzione delle tariffe da riconoscere alle RSA siciliane fissata dal Governo Cuffaro e poi confermata dal Governo Lombardo per scelta dell’assessore Massimo Russo, era una misura straordinaria inerente la crisi economica del tempo e quindi da limitare al periodo 2007-2009.

