La Regione riveda le nuove norme di attuazione dei Piani paesaggistici
che bloccano in tutta la Sicilia le iniziative già autorizzate nelle aree agricole a tutela 2 e 3 incidendo su ulteriori zone dei Prg.
Da terreni acquistati come investimento che ora valgono carta straccia fino al blocco di opere comunali quali ampliamenti di cimiteri e aree artigianali
Palermo, 29 settembre 2026 – L’Ance Sicilia esprime massima soddisfazione per la decisione, fortemente auspicata da questa associazione, dell’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, di ritirare il Piano paesaggistico della Provincia di Palermo e di avviare le consultazioni di sindaci e parti sociali per arrivare a un testo condiviso. Per le stesse ragioni Ance Sicilia, come già fatto lo scorso 13 luglio, torna a chiedere all’assessore Scarpinato di sospendere in autotutela e di rivedere le nuove norme di attuazione (approvate col decreto assessoriale numero 25 del 10 giugno scorso, pubblicato lo scorso 26 giugno) che all’improvviso modificano tutti i Piani paesaggistici provinciali, tranne quello di Palermo che era stato approvato nella stessa giornata e che conteneva i medesimi principi; di prevedere in ogni caso una norma transitoria che salvaguardi tutte le autorizzazioni e i titoli che sono già rilasciati o sono in istruttoria con pareri ambientali favorevoli (Soprintendenze, Cts, enti locali, ecc.) sulla base delle norme preesistenti; e di convocare un confronto tecnico con Ance Sicilia, Anci Sicilia e le rappresentanze delle professioni tecniche, per valutare proposte migliorative del testo e utili a definire una fase transitoria.
Si tratta di norme che correggono sia i Piani paesaggistici già approvati dalla stessa Regione (Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa e Trapani), sia, attivando norme di salvaguardia, quei Piani che sono solo adottati (Catania, Enna e Messina). Alla fine, la stretta riguarda tutte le province tranne Palermo, con linee guida che, a cascata, incidono su tutti i vigenti Piani regolatori generali dei Comuni, con conseguenze che finiranno per limitare fortemente lo sviluppo della Sicilia.
Infatti, le nuove norme impongono rigidi vincoli sulle aree a destinazione agricola o parco, a tutela 2 e 3, di fatto bloccando la possibilità che i Comuni finora avevano di utilizzarle con destinazione diversa, se già prevista dai Prg, per esempio per opere comunali di interesse collettivo, come ampliamenti di asili, scuole, campi sportivi, parcheggi, cimiteri, aree artigianali, ma anche quella di autorizzarvi la realizzazione di insediamenti produttivi e piccole unità residenziali.
E’ un principio che colpisce in eguale misura i piccoli Comuni montani come le Città metropolitane.
Saranno bloccati piani di lottizzazione con istruttoria conclusa, ma non ancora convenzionati; interventi con autorizzazione paesaggistica e parere favorevole della Soprintendenza; permessi di costruire in istruttoria già corredati di titolo paesaggistico; investimenti pubblici e privati già esitati dalla Commissione tecnico specialistica regionale; le opere pubbliche in zona F; terreni acquistati o promessi in vendita ad un certo valore, sulla base di certificati di destinazione urbanistica che di fatto vengono ora smentiti dal decreto, cioè terreni che non valgono più nulla in quanto non sono più utilizzabili per la realizzazione di opere compatibili, esponendo le parti in buona fede al rischio di contenziosi.
L’Ance Sicilia chiede all’assessore Scarpinato di ritirare il decreto assessoriale numero 25 del 10 giugno scorso, pubblicato lo scorso 26 giugno, che è il decreto cardine, i cui principi sono stati inglobati nel Piano paesaggistico della Provincia di Palermo (decreto assessoriale numero 24 del 10 giugno scorso), le cui evidenti conseguenze hanno indotto lo stesso assessore Scarpinato a ritirare preventivamente il provvedimento senza arrivare ad attendere la conclusione dell’iter di eventuali ricorsi.

