Travagin attacca il Sindaco: «Sfratti e pignoramenti a orologeria.
Pergusa, l’autodromo, la struttura CISS: occasioni lasciate marcire»
L’appello ai cittadini: «Cari ennesi, siete davvero soddisfatti della vostra città?»
ENNA – Il presidente dell’Enna Calcio S.C.S.D.,
Dott. Giancarlo Travagin, affida a questa nota una
riflessione rivolta non soltanto ai tifosi ma a tutti i
cittadini di Enna.
La foto e le promesse
«Voglio essere chiaro fin dall’inizio. Il mio principale
interlocutore in questa città, e oggi il mio principale
avversario, è il Sindaco di Enna. Con lui avevo preso
accordi precisi, impegni e promesse suggellati anche
da una fotografia pubblica, scattata proprio a
conclusione di quegli incontri. Quegli impegni non
sono stati mantenuti. Se quella foto non ha più alcun
valore, il Sindaco abbia la correttezza di disconoscerla
pubblicamente, davanti agli ennesi.
Penso di essere stato preso in giro. Io non sono mai
entrato nel merito della politica. È la politica ad essere
entrata nel merito del calcio, e in gioco, per motivi che
a me restano oscuri e sconosciuti.
Tutti sanno qual era il mio obiettivo: fare di Enna il
terzo polo calcistico della Sicilia e costruire un settore
giovanile importante. È ciò che chi mi ha preceduto
non ha fatto. Anzi, se n’è andato smontando tutto e
lasciando macerie, confusione e molti aspetti ancora
da chiarire.
Sfratto e pignoramenti
Tutti sanno anche in che condizioni siamo. Non
abbiamo uno stadio e non abbiamo un campo di
allenamento. Sono comparsi gli striscioni “Travagin
vattene”. È arrivato lo sfratto da Casa Enna, con un
tempismo singolare, subito dopo il ritiro della
documentazione amministrativa dalla vecchia
gestione. Poi sono arrivati i pignoramenti, tutti
insieme, quasi sincronizzati.
Si tratta di debiti che non ho fatto io e che non
appartengono alla mia gestione, visto che sono entrato
in società il 29 agosto. In tre anni nessuno ha ritenuto
di agire contro la vecchia gestione, e oggi si agisce
contro di noi, sapendo bene il momento delicato che
stiamo attraversando e pur avendo noi chiesto
formalmente le rateizzazioni. Viene da chiedersi se
non ci sia un disegno preciso per affossare l’Enna
Calcio.
«Uno rema per salvare il club,
mille remano per distruggerlo»
Ditemi voi come si può fare sport a Enna con tutto e
tutti contro. Mi riferisco a quella parte malsana e
politicizzata della tifoseria, ben distinta dalla tifoseria
che ragiona e che vuole davvero il bene dell’Enna
Calcio.
La scelta di Niscemi
La scelta di trasferire la squadra e l’intero staff a
Niscemi non è stata un colpo di testa né una ripicca. È
il risultato di una valutazione attenta del mio staff di
professionisti, che ha messo sulla bilancia tutte le
potenzialità e tutte le criticità del vostro territorio:
impianti, collegamenti, servizi, logistica, capacità di
accoglienza, disponibilità delle istituzioni. Il verdetto
è stato impietoso.
Una bomboniera abbandonata
Ma oggi voglio mettere da parte il pallone. Mi rivolgo
a voi, cittadini di Enna, con una domanda semplice:
siete davvero soddisfatti della vostra città?
Enna è una bomboniera. Il clima, la posizione, la
storia e la bellezza di questa terra sono un patrimonio
che molte città del Nord vi invidierebbero. Ma una
bomboniera va custodita, e qui questo non accade. Le
strade sono un colabrodo e la rete viaria è carente. Il
traffico è congestionato e i parcheggi mancano. Le
ville e gli spazi verdi sono abbandonati a sé stessi, e
basta fare due passi a Villa Pisciotto per rendersene
conto. Gli impianti sportivi sono inadeguati o
inesistenti. La sola università non basta a far crescere
l’economia di un territorio, e i vostri figli, dopo la
laurea, continuano a fare le valigie verso il Nord o
verso l’estero.
Pergusa, l’autodromo, il CISS
Eppure le potenzialità ci sono, e sono enormi. Pensate
a Pergusa, al suo lago e al suo autodromo, un nome
che per decenni ha portato Enna nel mondo e che oggi
potrebbe essere il motore di un turismo sportivo e di
eventi di livello nazionale.
Pensate alla struttura CISS: un’opera completata,
pagata con denaro pubblico, che potrebbe essere un
fiore all’occhiello nel campo della riabilitazione e che
invece è rimasta a lungo chiusa e inutilizzata, ostaggio
di ritardi burocratici regionali. È uno spreco di risorse
pubbliche che grida vendetta.
«Enna è una bomboniera.
Ma una bomboniera va custodita»
Il progetto rimasto sulla carta
Mi direte: cosa c’entra tutto questo con una squadra di
calcio? C’entra, eccome. Il progetto che avevo
discusso con il vostro Sindaco era proprio questo:
sviluppare a Enna un polo socio-sanitario integrato
con lo sport, capace di unire calcio, settore giovanile,
riabilitazione, benessere e formazione. Un progetto
che avrebbe portato investimenti, posti di lavoro e un
motivo in più per i giovani per restare. Quel progetto è
rimasto sulla carta, come la foto di cui parlavo
all’inizio.
Le potenzialità, quando restano nelle mani di una
politica poco attenta ai bisogni di una cittadinanza
attiva, finiscono per trasformarsi nel loro contrario:
disagi, occasioni perse, sofferenza per la popolazione.
E questo, badate bene, non vale solo per Enna.
«Riflettete, popolo ennese»
Certo, direte voi, a fare queste considerazioni è il
sottoscritto: un umile, discutibile soggetto sportivo
con un curriculum, come qualcuno si è affrettato a far
notare in questi giorni, non degno di nota. Avete
ragione, non sono nessuno. Ma proprio per questo vi
chiedo di non guardare a chi parla, e di guardare
invece a ciò che vedete ogni mattina uscendo di casa.
E allora riflettete, popolo ennese. Se il vostro
territorio non si sviluppa, forse il motivo non è la
sfortuna né la geografia. Forse le decisioni che
contano restano da troppo tempo nelle mani di pochi,
in un sistema di potere chiuso e fortemente
politicizzato, capace di neutralizzare perfino
l’opposizione, dove l’interesse di una ristretta cerchia
prevale su quello di un’intera comunità. Non spetta a
me dare risposte. Spetta a voi fare le domande.
Cari ennesi, non si va via soltanto per la mancanza
di impianti sportivi. Se me ne vado, con me se ne va
tutto l’indotto calcistico e sportivo, se ne va un
progetto e se ne va un’altra occasione. Tocca a voi
decidere se questa città deve continuare a salutare chi
parte, o se è arrivato il momento di pretendere che
qualcuno la faccia restare.»


