Caro-bollette e consumi al palo, Feditalimprese: «Così si spegne l’economia reale»
FEDITALIMPRESE: “Il problema non è soltanto vendere, ma riuscire a farlo mantenendo prezzi sostenibili, margini e occupazione”
Quanto costa oggi tenere aperta una piccola impresa in Italia? È una domanda cruciale che riguarda migliaia di attività commerciali, artigiane, turistiche e di servizi e che, secondo FEDITALIMPRESE, merita una riflessione concreta e non più rimandabile sulle sorti dell’economia reale del Paese.
Bollette, carburanti, trasporti, forniture, materie prime, affitti e costi di gestione incidono quotidianamente sulla vita delle imprese. Il problema è trovare un equilibrio sempre più difficile: trasferire integralmente questi aumenti sui prezzi significa gravare ulteriormente sulle famiglie, mentre assorbirli completamente significa comprimere i margini dell’attività.
“Una piccola impresa non può continuare a fare da cuscinetto tra l’aumento dei costi e le possibilità di spesa delle famiglie – sottolinea il presidente nazionale di FEDITALIMPRESE Gianluca Micalizzi –. Se aumenta tutto ciò che serve per lavorare, ma il cliente non può permettersi di pagare di più, l’impresa si trova inevitabilmente in mezzo. E quando i margini si riducono troppo, a essere messi in discussione sono gli investimenti, la crescita e, nei casi più difficili, la stessa possibilità di continuare l’attività.”
Il problema riguarda in modo particolare le micro e piccole imprese, che spesso hanno meno possibilità di assorbire aumenti continui dei costi. E quando un’impresa rinuncia a investire, rimanda una scelta di sviluppo o è costretta a contenere la propria attività, le conseguenze non rimangono all’interno della singola azienda, ma si riflettono sull’intero territorio.
Per FEDITALIMPRESE, quindi, il tema non può essere affrontato separando le esigenze delle imprese da quelle delle famiglie. La capacità di spesa dei cittadini e la sostenibilità delle attività economiche sono due facce della stessa economia reale.
“Non possiamo pensare di rilanciare i consumi chiedendo semplicemente alle persone di spendere di più – prosegue Micalizzi –. Dobbiamo creare le condizioni perché possano farlo. Allo stesso tempo, dobbiamo permettere alle imprese di lavorare senza essere costrette a scegliere continuamente tra aumentare i prezzi o sacrificare i propri margini.”
Secondo FEDITALIMPRESE, la risposta non può quindi limitarsi a interventi occasionali. Serve un’attenzione costante alle condizioni in cui operano le piccole imprese e alla capacità delle famiglie di sostenere i consumi quotidiani.
“Dietro una saracinesca che si alza ogni mattina non c’è soltanto un’attività commerciale – conclude Micalizzi –. Ci sono persone, famiglie, investimenti e spesso il lavoro di più persone. Difendere la possibilità di fare impresa significa difendere una parte concreta dell’economia dei nostri territori.”
Commercio, artigianato, servizi, turismo e tutte le piccole attività rappresentano infatti una presenza quotidiana nei territori e contribuiscono a mantenerne vivo il tessuto economico e sociale. Per questo, secondo FEDITALIMPRESE, creare condizioni più favorevoli per chi fa impresa significa anche creare condizioni migliori per l’economia nel suo complesso.


