CONFARTIGIANATO SICILIA
Caro energia, in Sicilia 239 milioni di euro
di extracosto per le micro e piccole imprese.
Catania la provincia più colpita, Palermo seconda
Le micro e piccole imprese siciliane hanno pagato nel 2025 circa 239 milioni di euro in più per l’energia elettrica rispetto a quanto avrebbero sostenuto applicando i prezzi medi dell’Unione europea. È il dato che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato presentata alla 22ª edizione della convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, in corso a Domus de Maria, in Sardegna.
La Sicilia si colloca così all’ottavo posto tra le regioni italiane per extracosto dell’energia elettrica, con una quota pari al 6,5 per cento del totale nazionale. Il maggior costo sostenuto dalle micro e piccole imprese siciliane equivale allo 0,22 per cento del Pil regionale del 2023. A livello nazionale l’extracosto complessivo raggiunge i 3,674 miliardi di euro.
Il problema nasce da un differenziale di prezzo che continua a penalizzare soprattutto le imprese di minori dimensioni. In Italia le piccole imprese pagano l’elettricità 25,99 centesimi di euro per kWh, contro una media europea di 22,04 centesimi, con un prezzo superiore del 17,9 per cento. Ancora più significativo è il peso del prelievo fiscale e parafiscale, che raggiunge 5,44 centesimi per kWh, il 47,4 per cento in più rispetto alla media europea. Per le imprese con consumi inferiori a 20 MWh il divario fiscale arriva addirittura al 75,5 per cento.
A sostenere il peso maggiore dell’extracosto in Sicilia sono le imprese del territorio catanese, con 62 milioni di euro. Al secondo posto si trova Palermo con 40 milioni, seguita da Messina con 37 milioni.
Seguono Siracusa con 29 milioni, Ragusa con 22 milioni, Trapani con 18 milioni, Agrigento con 15 milioni, Caltanissetta con 11 milioni ed Enna con 4 milioni di euro. I dati provinciali riportati nell’analisi evidenziano quindi una situazione diffusa sull’intero territorio regionale, con un impatto particolarmente consistente nei principali poli produttivi dell’Isola.
«I numeri sul costo dell’energia confermano una criticità che le nostre imprese vivono ogni giorno – afferma Emanuele Alessandro Virzì, presidente di Confartigianato Sicilia –. Parliamo di un extracosto di 239 milioni di euro che pesa sulla competitività delle micro e piccole imprese siciliane e che si aggiunge a tutti gli altri fattori che rendono più difficile produrre, investire e creare occupazione».
«Il tema non è soltanto quello del prezzo dell’energia – aggiunge Virzì – ma anche quello di come vengono distribuiti gli oneri che gravano sulle bollette. L’analisi di Confartigianato dimostra che più l’impresa è piccola, maggiore è lo svantaggio rispetto alla media europea. È una situazione che va riequilibrata, perché non possiamo chiedere alle nostre imprese di affrontare la transizione energetica e contemporaneamente caricarle di costi che ne riducono la capacità di competere».
Per Confartigianato, dunque, è necessario intervenire sul sistema degli oneri fiscali e parafiscali della bolletta elettrica, riequilibrando il carico tra le diverse categorie dimensionali di imprese. Una richiesta già posta dalla Confederazione a livello nazionale, secondo cui le piccole aziende non devono essere penalizzate rispetto alle imprese maggiormente energivore.
«La Sicilia ha bisogno di imprese capaci di investire, innovare e affrontare la transizione energetica – conclude Virzì –. Per questo occorre creare condizioni di maggiore equità. Il costo dell’energia non può diventare un ulteriore freno alla crescita dell’artigianato e delle micro e piccole imprese, che rappresentano una componente fondamentale del tessuto produttivo siciliano».
L’analisi di Confartigianato è elaborata su dati Eurostat, Arera e Terna.


