Regionali, Crisafulli alla Festa dell’Unità a Villarosa: «Cateno De Luca candidato, basta divieti della politica»
Il sindaco, Senatore Crisafulli sfida gli apparati di partito, rivendica l’autonomia siciliana e chiude il cerchio: «Chi ha votato la sfiducia al presidente sta con noi, il resto sono chiacchiere»
Villarosa brucia di politica. Alla Festa dell’Unità, davanti al sindaco di Taormina Cateno De Luca e alla giornalista Rai Lidia Tilotta che modera il confronto, Mirello Crisafulli non usa giri di parole: le regionali si vincono rompendo gli schemi, non chiedendo permesso a chi in Sicilia il consenso non ce l’ha.
« Nessuno può stabilire chi è titolato e chi no »
Crisafulli rivendica un pedigree che affonda in Pio La Torre e in Emanuele Macaluso «che dell’autonomia siciliana faceva una bandiera» e liquida senza mezzi termini chi si arroga il diritto di stabilire chi può stare in coalizione e chi no: «Questo meccanismo speciale, questa funzione della quale qualcuno si avvale, di stabilire chi è titolato e chi no. Nessuno si può permettere». Il campo largo o stretto che sia, dice, ha una sola regola: «da un lato c’è il centrodestra compatto dall’altro lato invece deve esserci chiunque abbia votato contro la mozione di sfiducia al presidente della Regione. Altrimenti stiamo giocando».
Enna insegna: l’autonomia paga
Il sindaco di Enna non parla per teoria, parla di numeri veri. A Enna il movimento di La Vardera, che al Senatore ha dato il vedo per candidarsi con il simbolo, insieme agli altri «dall’alto di un movimento che infatti a Enna ha preso il 2,5 per cento» è stato spazzato via, mentre la scelta autonomista dell’amministrazione ha portato il risultato che è sotto gli occhi di tutti, la sua elezione con a fianco i Parlamento del Pd Fabio Venezia e Stefania Marino. Un modello che il sindaco rivendica come la prova che si può stare nel centrosinistra senza esserne ostaggio.
«De Luca deve essere candidato. Punto»
È il cuore dirompente dell’intervento: «Bisogna avere il coraggio di andare oltre il centrosinistra storico. Cosa significa? Che Cateno De Luca deve essere candidato alla presidenza della Regione Siciliana». Crisafulli smonta il rito delle primarie infinite «si parla sempre di primarie ma oramai sono diventate una sorta di giostra» e mette sul tavolo la storia elettorale siciliana: senza una spaccatura nel centrodestra, come accadde con Crocetta, il solo centrosinistra non vince. E se qualcuno vuole escludere De Luca per restare solo, la risposta è già pronta: «sappia che l’Onorevole Crisafulli è candidato a presidente della Regione Siciliana».
Risorse alle aree interne, non elemosine proporzionali
Sul decentramento Crisafulli alza la posta: niente riparto proporzionale, le aree interne «hanno problemi diversi e devono ricevere una percentuale maggiore rispetto alle zone costiere e alle grandi aree», sul modello delle Aree Obiettivo Uno, quando il 60% dei fondi europei andava al Mezzogiorno. E affonda il colpo sulla classe dirigente regionale: «La capacità di una classe dirigente si misura nell’uso delle risorse, non nell’accumulo».
«Un carro armato costa quaranta scuole»
Il passaggio più duro riguarda la spesa militare. Crisafulli accusa lo Stato di scaricare sui Comuni il conto delle proprie scelte fiscali e di indebitarsi «del 5 percento per acquistare le armi», mentre «la Sicilia non può contribuire a un sistema che sottrae risorse ai servizi essenziali per finanziare la guerra in Ucraina, in Palestina, nei Paesi arabi quando la stessa si trova al centro del Mediterraneo». Poi la frase che riassume tutto: «Un carro armato costa quanto quaranta scuole. Nel frattempo, lasciamo il nostro Paese senza ospedali, scuole, asili, strade interne e servizi essenziali».
Il modello Prodi e la sfida finale
Chiusura a effetto: il centrosinistra vince in Italia solo quando allarga il campo, come con Prodi. Per questo, dice Crisafulli, la partita su De Luca va giocata fino in fondo: «Se siamo d’accordo sul coinvolgimento di Cateno De Luca, bisogna avviare un percorso e portarlo fino alle conclusioni».


