Trame di un’attesa. Come Penelope, le tessitrici di Sperlinga sono custodi di un’arte antica: le frazzate.
Visito due tessitrici amorevoli, che mi incantano con le loro mani sinuose mentre danzano tra gli orditi di antichi telai. I colori inebriano i sensi. I tappeti, morbidi e soffici, dialogano con le fredde pareti delle rocce entro cui si trova il laboratorio della signora Pina Popolo, quasi a voler donare loro quella tenerezza che la dura pietra sconosce. La creazione di questi tappeti dalla forte identità siciliana è uno dei simboli della sostenibilità ambientale, perché ogni manufatto è prodotto dal riutilizzo di vestiti e stoffe in disuso. Le donne mi indicano i vari usi della frazzata a seconda delle dimensioni: dalla tovaglietta da colazione al tappetino scendiletto o al sottovaso, fino ad arrivare alle grandi metrature per arredare un salotto o una camera da letto. Sono già numerosi gli ordini da parte di strutture turistiche che scelgono di impreziosire le proprie stanze con questi manufatti dai disegni moderni, mi racconta la signora Santina Emanuele. Ma dopo queste ultime custodi, chi continuerà a produrre le frazzate di Sperlinga? Il rischio dell’oblio è concreto. Enna, il cui quartiere Fundrisi era un tempo famoso per la produzione di questi accessori, ha già perso da tempo questa prerogativa. La storia del capoluogo, infatti, è stata investita da forti venti di modernità che hanno finito per cancellare in centro storico un cinema in stile Liberty, trascinando con sé anche molte altre tradizioni: da quella gastronomica e dolciaria a quella teatrale estiva, fino all’arte ricamatoria. Fanno eccezione solo le storiche processioni delle confraternite, vive durante tutto l’anno. Il borgo di Sperlinga arroccato tra i Nebrodi e le Madonie, come Itaca, oggi attende il ritorno di Ulisse. Attende che un’arte raffinata e gentile possa rinascere e salvarsi, così come in Sicilia è già stato felicemente possibile per la ceramica, lo sfilato, il tombolo e l’alta cucina.


