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CARCERI: SAPPE, CATANIA PIAZZA LANZA È UN’EMERGENZA. TRE AGENTI IN OSPEDALE. “LO STATO HA ABBANDONATO LA POLIZIA PENITENZIARIA”

Riccardo Luglio 12, 2026 3 minuti letti

CARCERI: SAPPE, CATANIA PIAZZA LANZA È UN’EMERGENZA. TRE AGENTI IN OSPEDALE. “LO STATO HA ABBANDONATO LA POLIZIA PENITENZIARIA”

CATANIA – “L’ennesima aggressione ai danni della Polizia Penitenziaria nel carcere di Catania Piazza Lanza certifica il fallimento di un sistema che continua a ignorare gli allarmi lanciati dal SAPPE. Tre agenti sono finiti in ospedale dopo essere stati violentemente aggrediti da un detenuto già sottoposto al regime di sorveglianza particolare ex articolo 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario. Uno di loro ha riportato una lussazione alla spalla. A loro va la vicinanza e il ringraziamento del Sindacato.”

La denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria è durissima.

“Quello di Catania non è un episodio imprevedibile: è l’ennesima conseguenza di criticità denunciate da mesi e rimaste senza risposta”, affermano Donato Capece, segretario generale del SAPPE, e Francesco Pennisi, delegato nazionale SAPPE per la Sicilia. “A pagare il prezzo dell’immobilismo sono, come sempre, i poliziotti penitenziari, lasciati soli a fronteggiare detenuti violenti, spesso affetti da gravi disturbi psichiatrici, in un istituto segnato da carenze di organico, strutture deteriorate e problemi organizzativi che richiedono interventi immediati.”

Per il SAPPE, “è intollerabile che, mentre chi lavora nelle sezioni detentive rischia quotidianamente la propria incolumità, una parte dell’Amministrazione continui a rifugiarsi nella burocrazia, rinviando decisioni non più procrastinabili. Le richieste di ristrutturare padiglioni e sezioni ormai fatiscenti, di rafforzare gli organici e di garantire condizioni di lavoro dignitose vengono sistematicamente ignorate. Questa inerzia ha conseguenze precise e ricade interamente sulla pelle dei Baschi Azzurri.”

Capece e Pennisi parlano di “una situazione ormai fuori controllo”.

“Non si può continuare a chiedere sacrifici a donne e uomini che operano ogni giorno in condizioni proibitive, senza strumenti adeguati, senza tutele sufficienti e con il costante timore che, oltre all’aggressione fisica, debbano subire anche conseguenze giudiziarie per aver semplicemente svolto il proprio dovere. Lo Stato pretende sicurezza, ma continua a negare sicurezza a chi la garantisce.”

Il SAPPE denuncia che “da troppo tempo le carceri sono lasciate nell’indifferenza generale. Tutti si ricordano dell’articolo 27 della Costituzione quando si parla dei diritti dei detenuti; troppo spesso, invece, si dimentica che esistono anche i diritti, la dignità e la sicurezza delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, che quello stesso articolo sono chiamati ad attuarlo ogni giorno, tra mille difficoltà.”

Il Sindacato chiede al Ministro della Giustizia e al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità istituzionali, aprendo immediatamente un confronto con il SAPPE e disponendo un intervento straordinario sulla Casa circondariale di Catania Piazza Lanza: verifica urgente delle criticità organizzative, ristrutturazione dei reparti degradati, incremento degli organici e individuazione di strutture adeguate per la gestione dei detenuti con gravi patologie psichiatriche.

“Non servono più visite di circostanza, dichiarazioni di solidarietà o promesse destinate a restare sulla carta”, concludono Capece e Pennisi. “Servono decisioni immediate. Ogni aggressione annunciata e poi puntualmente verificatasi rappresenta il fallimento dell’Amministrazione penitenziaria e della politica. Se si continuerà a ignorare il grido d’allarme della Polizia Penitenziaria, la responsabilità di quanto accadrà ricadrà su chi, pur avendo il dovere di intervenire, ha scelto di restare immobile. Il SAPPE non farà un solo passo indietro: continuerà a denunciare senza sconti ogni inerzia e ogni responsabilità, fino a quando la sicurezza dei poliziotti penitenziari tornerà a essere una priorità dello Stato.”

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Riccardo

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