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Festeggiamenti Maria SS della Visitazione: La festa a tavola – di Luca Ballarò

Riccardo Giugno 28, 2026 4 minuti letti
ascaretto

La festa a tavola
In Sicilia la festa patronale non è solo un evento religioso: è un rito collettivo che azzera il tempo, riunisce le famiglie e si manifesta, in modo viscerale, anche attraverso il cibo. Del resto la festa patronale è il momento del “ritorno” e dell’incontro: emigrati e parenti lontani tornano al paese d’origine spesso solo per questa occasione, la famiglia si riunisce. La tavola della festa diventa quindi il luogo della memoria olfattiva e affettiva: cucinare quel piatto specifico, con la ricetta della nonna , ad esempio, serve a ribadire “noi apparteniamo a questo luogo e a questa storia”.
Storicamente per le classi popolari siciliane la festa patronale rappresentava l’unico momento dell’anno in cui ci si poteva concedere l’abbondanza. Cucinare piatti complessi, stratificati e ricchi,come il farsumagru, l’agnellino al forno o la carne di castrato, significava interrompere la fatica di tutti i giorni ed entrare in un tempo “sacro” di gioia e condivisione.
La festa non si consuma solo a casa, ma invade le strade. Lo zucchero filato, calia e simenza, il torrone ,creano una mappa sensoriale unica. Condividere il cibo per strada, pigiati tra la folla mentre passa il fercolo o si aspettano i fuochi, livella le differenze sociali: in quel momento si è un’unica grande comunità.
Anche il pane, elemento base della cucina siciliana , viene confezionato ad hoc con l’immagine della Madonna.
Nei mesi di giugno e luglio ad Enna si preparano i “mastazzola” di miele che portano impressa la “M” di Maria e che richiamano i milli, dolci che si facevano in onore di Cerere.
Il mastazzolo è un biscotto non lievitato e cotto al forno tradizionalmente distribuito ai “Nudi” al termine della processione del 2 luglio. Questa antica tradizione sembra risalire, stando a quanto riportato nell’opera “Storia veridica di Castrogiovanni” del P. Giovanni dei Cappuccini del XVII secolo, alla volontà del Priore Grimaldi Petroso di ricompensare i “nudi” con 350 litri di vino (3 salme) e un mastazzolo da 250 grammi, a patto che portassero la Madonna con vesti meno succinte.
Era quasi una “devozioni” la sera della festa, andarsi a sedere al bar Rosso, come riporta lo scrittore Umberto Domina , per consumare il gelato detto sia “u pizzettu” sia “pezzu duru”, oppure gustare “u gelatu di campagna” chiamato così anche se non è gelato.
Il pezzo duro è un antichissimo dolce freddo della tradizione siciliana. Si tratta di un gelato artigianale molto compatto, che si serve tagliato a fette, composto da strati di gelato dai gusti differenti e da un cuore o una base di morbido pan di Spagna.
Anche la frutta trova posto nelle tavole in festa: i “pirudda da Madonna”, pere zuccherine di più piccole dimensioni rispetto a quelle tradizionali, che si raccolgono proprio a ridosso del 2 luglio.
Non può non essere compresa, in tal senso, la tradizione di assistere allo sparo dei giochi pirotecnici in Piazza Europa e allo spettacolo di musica leggera sgranocchiando “calia, ciciri e simenza”: la càlia si prepara tostando, ovvero caliannu, dei ceci e poi salandoli. La simènza, invece, si ricava dai semi di zucca secchi. Entrambe le forme sono acquistate da commercianti ambulanti, i cicirari, che le preparano sul posto, venendo consumate per strada all’interno di coppi di cartone, ancora tiepide e croccanti.
C’è poi il torrone, noto localmente anche come “minnulata” (croccante di mandorle) o “cubaita” (variante con sesamo), tipico dolce croccante della tradizione isolana. Si prepara unendo mandorle tostate o sesamo a uno sciroppo di zucchero caramellato e miele, aromatizzato spesso con scorze d’arancia o limone
Le sale da pranzo degli ennesi il 2 luglio sono un tripudio di odori e sapori : tante sono le tradizioni, di casa in casa, ereditate da generazioni. Domina tra i primi piatti la pasta al forno, un classico primo piatto della cucina italiana, composto da pasta corta condita con sugo e formaggi, poi cotta in forno fino a ottenere una superficie dorata e croccante: nonostante il caldo estivo, rimane un must della tradizione culinaria cittadina della domenica e del giorno di festa.
Il falsomagro è, invece, il secondo piatto di carne più famoso della cucina siciliana, un sontuoso rotolo di manzo farcito, tipico dei pranzi festivi e domenicali. Anche questo ha un posto di diritto nel pranzo del 2 luglio.
Quale tradizione culinaria si conserva nella vostra famiglia il 2 luglio?

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Riccardo

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