In merito a quanto accaduto nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale e alle dichiarazioni diffuse dal segretario cittadino del Partito Democratico, forse ED, riteniamo doveroso intervenire per ristabilire una corretta ricostruzione dei fatti e fare chiarezza su vicende che, nelle ultime ore, sono state rappresentate in maniera parziale e strumentale. La nostra scelta di abbandonare l’aula non è stata il frutto di una protesta pretestuosa né tantomeno di una contrapposizione politica fine a sé stessa. Al contrario, è stata una decisione maturata di fronte a una serie di episodi che hanno compromesso il regolare svolgimento dei lavori consiliari e mortificato il ruolo istituzionale delle minoranze. Per questo riteniamo necessario riportare l’attenzione sui fatti realmente accaduti, affinché i cittadini possano formarsi un giudizio basato sulla realtà e non sulle ricostruzioni di parte. Abbiamo lasciato l’aula perché sono state calpestate le prerogative della minoranza e non esistevano più le condizioni per partecipare a un confronto democratico rispettoso delle regole e dei diritti di tutti i consiglieri. La nostra protesta, infatti, nasce da fatti precisi e particolarmente gravi. In occasione dell’elezione del Presidente del Consiglio comunale non ci è stato consentito di intervenire prima della votazione. Una decisione incomprensibile e inaccettabile, che ha impedito qualsiasi forma di confronto su una carica istituzionale che dovrebbe rappresentare l’intero Consiglio comunale e non soltanto la maggioranza che lo sostiene. Ancora più grave è stata la scelta di negare la vicepresidenza alla minoranza. Una decisione che mortifica il ruolo dell’opposizione e che, a nostro avviso, contrasta con lo spirito del regolamento comunale, fondato sul riconoscimento e sulla tutela delle minoranze. Anche in questo caso ha prevalso esclusivamente la logica della forza numerica, utilizzata non per garantire il corretto funzionamento delle istituzioni, ma per occupare ogni spazio disponibile. Ma vi e di più! Abbiamo presentato un emendamento semplice e concreto: 20 mila euro da destinare alle borse di studio per gli studenti universitari e 23 mila euro per il potenziamento del servizio di assistenza domiciliare rivolto ai cittadini con disabilità. Risorse modeste rispetto al bilancio complessivo dell’ente, ma significative per tante famiglie che ogni giorno affrontano difficoltà economiche e sociali. La maggioranza ha scelto di respingere questa proposta. Ha preferito preservare integralmente le indennità dell’amministrazione che solo per l’anno in corso, cioè 6 mesi, graverà sul bilancio comunale e quindi sulle tasche dei cittadini per ben 44 mila euro e dunque per gli anni a venire almeno il doppio, anziché investire sui giovani, sul diritto allo studio e sul sostegno alle persone più fragili. Inoltre, prendiamo atto che l’aula consiliare si è trasformata in un teatrino nel quale ogni intervento proveniente dai banchi della maggioranza viene accolto dagli applausi del pubblico presente. Uno spettacolo poco edificante che svilisce il ruolo delle istituzioni e contribuisce ad alimentare un clima di contrapposizione permanente. A rendere ancora più preoccupante il clima registrato durante la seduta è stato il comportamento del Sindaco che, con toni minacciosi, la voce alterata e il dito puntato nei confronti di un consigliere comunale, ha abbandonato il linguaggio del confronto istituzionale per assumere atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con il rispetto dovuto a un’assemblea elettiva. Il dissenso politico non può mai diventare intimidazione, né può essere affrontato attraverso manifestazioni di forza o atteggiamenti sopra le righe. E’ opportuno ricordare che il Sindaco, all’interno dell’aula consiliare, partecipa ai lavori nel rispetto delle prerogative del Consiglio comunale, organo rappresentativo dell’intera comunità cittadina. Proprio per questo nessuno può ritenersi autorizzato ad alzare i toni o a mettere in discussione la dignità e la libertà di espressione dei consiglieri eletti dai cittadini. Abbiamo assistito a livelli di tensione e di arroganza politica che raramente si erano registrati nella storia recente del Consiglio comunale. Un’arroganza che non nasce dalla forza delle idee, ma dalla convinzione che i numeri consentano di fare qualsiasi cosa, persino comprimere i diritti dell’opposizione e ignorare proposte capaci di produrre benefici concreti per la comunità. Insomma chi deve vergognarsi non siamo noi! Continueremo a svolgere il nostro ruolo con serietà, responsabilità e senso delle istituzioni. Non ci faremo intimidire da chi considera il Consiglio comunale una semplice camera di ratifica di decisioni assunte altrove. Continueremo a difendere il rispetto delle regole, la dignità delle minoranze e gli interessi dei cittadini ennesi, soprattutto di coloro che oggi hanno maggiore bisogno di sostegno, attenzione e risposte concrete.
Enna. 23.06.2026
I Gruppi Consiliari
Enna Futura, MPA e FI


