Enna ricorda i suoi eroi: svelata la lapide in memoria dei 94 partigiani ennesi
Una solenne cerimonia a Palazzo Chiaramonte ha celebrato il sacrificio dei giovani che scelsero la libertà, rifiutando l’indottrinamento del regime fascista.
ENNA – L’atrio comunale di Palazzo Chiaramonte ha ospitato ieri una solenne cerimonia per lo scoprimento di una lapide commemorativa dedicata ai 94 partigiani ennesi. L’evento, scandito dalle note del “Silenzio” e dalla benedizione di padre Saverio, ha visto la partecipazione di numerose autorità civili e militari, tra cui il Procuratore della Repubblica di Enna, oltre a una folta rappresentanza di studenti e cittadini.
Un impegno comune per la memoria
L’iniziativa è nata da una proposta dell’Anpi provinciale, accolta con vigore dall’Amministrazione e dal Consiglio comunale. L’obiettivo dichiarato è restituire alla memoria collettiva il sacrificio di quei giovani che, durante la Seconda Guerra Mondiale, diedero la vita per gettare le basi dell’attuale società libera e democratica. Come sottolineato durante gli interventi, senza il loro coraggio l’Italia non potrebbe oggi vantare la propria Costituzione, definita un’opera d’arte giuridica e morale tra le migliori al mondo.
Dal regime alla scelta consapevole
Il presidente dell’Anpi, Renzo Pintus, ha evidenziato il profondo valore storico dell’iniziativa: “Questa è la casa che accoglie la memoria dei propri figli –ha detto-. I nomi scolpiti in questa lapide sono l’espressione di un’ansia di libertà e di cambiamento”.
Pintus ha ricordato come quei ragazzi fossero cresciuti sotto un regime che utilizzava la scuola e le organizzazioni giovanili, come i Figli della Lupa o i Balilla, non per educare, ma per indottrinare e soffocare lo spirito critico. Un sistema volto alla creazione di un impero a scapito di popoli considerati “inferiori”, che trascinò l’Italia nel baratro della guerra.
Tuttavia, al momento dell’armistizio, quegli stessi giovani seppero ribaltare i valori del motto “credere, obbedire, combattere”. Molti soldati meridionali, impossibilitati a rientrare a casa, scelsero la via della montagna per sfuggire alla prigionia, dando inizio a una ribellione consapevole contro il regime che li aveva traditi.
L’eredità della Resistenza
La Resistenza non è stata solo un conflitto armato, ma l’atto fondante con cui l’Italia ha ripudiato l’oppressione per abbracciare la dignità umana. “Da quel “no” pronunciato in montagna è nata la nostra Costituzione” -ha ribadito Pintus- ricordando che oggi il pilastro della società è la pace, e non più l’obbedienza cieca.
In chiusura, il sindaco Maurizio Dipietro ha ringraziato l’Anpi e le autorità per il costante attaccamento alla città. Rivolgendosi agli studenti presenti, il primo cittadino ha concluso con un monito fondamentale: “Libertà e democrazia sono conquiste ottenute grazie a loro, ma dobbiamo difenderle ogni giorno perché non sono conquiste definitive”. A chiusura dell’evento l’Anpi ha consegnato un manifesto plastificato con il testo integrale della Costituzione al Sindaco, al vice Questore, al rappresentante della GDF, alla Polizia Giudiziaria, alle dirigenti scolastiche e al Procuratore.
Giacomo Lisacchi


