Ogni anno, nel cuore geografico della Sicilia, tremila persone si coprono il viso e sfilano in silenzio per ore.
Non è un set cinematografico. Non è una rievocazione turistica.
È il Venerdì Santo di Enna — e va avanti così dal Duecento.
La città, arroccata a 931 metri sul livello del mare, ospita ogni anno la processione più antica e protocollare d’Italia.
Sestantasei confraternite sfilano — sedici, per l’esattezza — in un ordine che nessuno può modificare: si marcia in base all’anzianità di fondazione. Chi è nato prima, va prima.
Aspetta.
La più antica di tutte è la Confraternita del SS. Salvatore, fondata nel 1261. I suoi iscritti storici erano contadini, agricoltori e gabellieri — gente di fatica, non nobiltà. Eppure sono loro ad avere il privilegio più pesante: dal 1672, solo loro portano a spalla l’urna del Cristo Morto.
Quella data non è simbolica. Dal 1672 non è mai cambiato niente.
Il corteo parte dal Duomo verso le 19. In testa marcia la Confraternita della SS. Passione, fondata nel 1660 con bolla del Viceré di Sicilia — mantellina scarlatta, vassoi con i Misteri della Passione. Poi vengono tutte le altre, in fila, per anzianità.
In tutto: tra i 2.500 e i 3.000 confrati incappucciati, bande che suonano marce funebri, torce accese nell’oscurità.
Il percorso non è breve. Il corteo attraversa l’intera città, raggiunge la chiesa del cimitero — l’ex Convento dei Cappuccini — dove viene impartita la benedizione con una croce-reliquiario che custodisce una Spina Santa donata nel 1733 dalla principessa Emilia Grimaldi.
Spoiler.
Non è un dettaglio da cerimonia generica: quella spina fu donata in memoria del fratello Pietro Andrea Grimaldi, morto a 17 anni nel 1731. La lapide è ancora lì, nella Chiesa dei Cappuccini.
Dopo il cimitero, il corteo rientra al Duomo. I confrati entrano nelle chiese di appartenenza, dove li aspettano fave bollite, biscotti e vino.
Le origini di tutto questo sono spagnole — aragonesi, per essere precisi. Le confraternite nacquero durante la dominazione ibérica come sodalizi di mestiere, poi assunsero funzione religiosa nel Seicento. Il cappuccio, il silenzio, l’anonimato del viso coperto: penitenza pubblica, niente performance.
Settecento sessanta anni dopo, Enna fa ancora esattamente così.
In breve:
16 confraternite sfilano in ordine di anzianità: chi è nato prima, va prima.
La più antica, fondata nel 1261, porta l’urna del Cristo Morto dal 1672.
Le origini sono spagnole: il rito nasce durante la dominazione aragonese in Sicilia.
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