Il Pontificale di San Giorgio 2024 in Napoli
Pontificali
Il solenne Pontificale di San Giorgio Martire del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio questβanno sarΓ celebrato sabato 20 aprile 2024 alle ore 11.00 presso la Reale Pontificia Basilica di San Francesco di Paola in Napoli.
Basilica
Celebrerà S.Em.R. il Signor Cardinale Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Balì Gran Croce di Giustizia, alla presenza del Gran Maestro S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, e del Gran Prefetto, S.A.R. il Principe Don Jaime di Borbone delle Due Sicilie e Landaluce, Duca di Noto.
Duca di Calabria
Il Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e OrlΓ©ans
Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie
Al termine del Sacro Rito, il Gran Maestro procederΓ alla cerimonia di rimessa dei diplomi di nomina e promozione dei Postulanti, Cavalieri e Dame.
Alla Celebrazione Eucaristica seguirΓ alle ore 13.00 una Colazione presso il Circolo Nazionale dellβUnione (Teatro San Carlo), un momento conviviale alla presenza delle LL.AA.RR. e delle Alte cariche della Real Commissione per lβItalia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
ISCRIZIONE
Veduta aerea basilica
La Reale Pontificia Basilica
di San Francesco di Paola
La basilica sorge nello spazio architettonico di piazza del Plebiscito nel centro storico di Napoli.
La sua ampia facciata principale si apre con un poderoso colonnato, raggiungendo a destra il Palazzo della Prefettura e a sinistra il Palazzo Salerno. Γ protetta alle sue spalle dai distretti dei Quartieri Spagnoli, Egiziaca e Monte di Dio sotto Pizzofalcone. Assieme alla chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, Γ¨ la seconda basilica minore nel circondario delle insule di Largo di Palazzo e dei Fiorentini.
La basilica Γ¨ officiata dai frati dellβOrdine dei Minimi di San Francesco di Paola, un ordine mendicante di diritto pontificio sorto nel XV secolo come frutto della vita penitente e gioiosa di San Francesco di Paola. Si caratterizza per la spiritualitΓ penitenziale vissuta dei suoi membri attraverso lβosservanza di un quarto voto di vita quaresimale. Con il suo stile di vita, il fondatore attrasse a sΓ© quanti volevano servire Dio in semplicitΓ di cuore e nel rinnovamento continuo della propria vita. I frati minimi si dedicano particolarmente alla predicazione e al ministero della riconciliazione.
La basilica Γ¨ considerata uno dei piΓΉ importanti esempi di architettura neoclassica in Italia, ma soprattutto Γ¨ la chiesa simbolo dellβavvenuta restaurazione borbonica della CittΓ di Napoli, βex votoβ fatto dal Re Ferdinando I delle Due Sicilie a San Francesco di Paola, al quale fu attribuita la βcacciata miracolosa dei Francesi di Gioacchino Muratβ.
Γ la prima chiesa napoletana ad aver avuto lβaltare rovescio, per privilegio concesso da Papa Gregorio XVI, a somiglianza delle sette basiliche romane della Suburbicarie. Di forma circolare, lβimpianto architettonico rappresenta la massima espressione dellβimpiego del codice neoclassico napoletano, costruita per concorso indetto dal Re sul modello del Pantheon di Roma.
Ripensata come evidente espressione della cittΓ laica e borghese, si presenta con pronao esastilo e timpano, dal quale spunta la statua della Religione di Heinrich Konrad Schweickle; a destra del pronao San Luigi Re di Francia del medesimo scultore e allβestrema sinistra la Statua di San Francesco di Paola opera di Giuseppe del Nero.
Il pronao Γ¨ formato da dieci colonne ioniche di marmo di Carrara, della stessa sostanza dei quindici scalini per cui vi si accede. Due portici di cava basaltina di Pozzuoli sorretti da quarantaquattro colonne che affondano nella pietra vesuviana a terra, si aprono ampi, formando due quadranti semiellittici, correndo simmetrici da angolo ad angolo dellβasse maggiore che divide tutta la piazza, impaginati e svolti in atto di chiudere il primo confine circolare dellβinvaso sul quale trovano posto edifici di architettura affine tra loro, la Foresteria a sinistra ed il palazzo del Principe di Salerno a destra.
Nei sei scompartimenti di cui Γ¨ divisa la porta al centro dellβemiciclo sono raccontati: lβinaugurazione del Tempio da parte di Ferdinando II, la Croce, lo stemma di San Francesco di Paola e due fatti della sua vita. Dal pronao si accede al vestibolo, che immette alle due cappelle laterali, due congreghe con altari stratificati sotto le cupole e sul fondo di entrambe un coro a esedra preceduto da vano rettangolare con volta a botte.
In cima ai due fronti del portico prospettanti la collina di Pizzofalcone e la salita del Gigante regna la gigantesca cupola rivestita nel tamburo da grandi massi di pietra calcarea estratta dalle cave del monte di Gaeta, affiancata da altre due cupolette a copertura delle sottostanti congregazioni. Da dentro, la cupola Γ¨ sorretta da trentaquattro colonne di ordine corinzio in marmo venato di Mondragone. Allineate in direzione della cupola medesima, esposte sul ciglio dellβattico sorgono sei statue, indicando le VirtΓΉ Teologali e Cardinali stanno.
Basilica interno
Al di lΓ del vestibolo si accede al grandioso tempio circolare. Trentadue colonne di marmo di Mondragone con capitelli corinzi decorati con il giglio borbonico conferiscono alla cupola che insedia lo spazio in funzione di volta la simmetria sui disegni geometrici del pavimento in marmi policromi. Il percorso della calotta sβinterrompe allβaltezza dellβaltare maggiore prendendo forma di piccolo ballatoio rettangolare sospeso da quattro angeli cariatidi di legno similoro. Tuttβintorno i fregi, i festoni e le ghirlande e lβesclusiva dei confessionali in marmo e legno incassati nelle pareti laterali di ogni cappella. Sullβaltare maggiore si trova la tela di Vincenzo Camuccini ritraente San Francesco di Paola che resuscita il giovane Alessandro.
La basilica sorge su unβarea rimasta periferia fino al periodo del viceregno presentandosi come un ammasso di preesistenze installate malamente tra giardini e altre chiese e altri monasteri. Lβarrivo di Gioacchino Murat a Napoli coincise con lβinizio di un progetto di riassetto urbanistico della cittΓ : in particolare, questo interessΓ² quella zona periferica, che diventerΓ in seguito piazza del Plebiscito, sede di numerosi conventi e giardini, nonchΓ© luogo frequentato da malviventi. Il generale francese ordinΓ² quindi lβabbattimento di tutti gli edifici e la costruzione di una piazza che avrebbe dovuto prendere il nome di Gran Foro Gioacchino in suo onore. Tra i progetti presentati venne scelto dal Consiglio degli Edifici Civili, in assenso con lβarchitetto di Casa Reale Antonio De Simone, quello di Leopoldo Laperuta, il quale proponeva lβedificazione di un porticato con al centro unβaula circolare da utilizzare come sede di assemblee popolari.
I lavori iniziarono nel 1809, tuttavia non vennero mai portati a compimento per via della cacciata di Murat da Napoli e della restaurazione della corona borbonica. Come voto nei confronti dellβintercessione di San Francesco di Paola affinchΓ© ritornasse sul trono, Re Ferdinando I decise la costruzione di una chiesa al centro del costruendo porticato. La prima pietra venne posta il 17 giugno 1816, la facciata fu terminata nel 1824, le decorazioni interne nel 1836, mentre le statue furono poste nel 1839. Tutta lβopera venne portata a compimento solo nel 1846.
Ingresso
Il Circolo Nazionale dellβUnione
Il Circolo Nazionale dellβUnione di Napoli Γ¨ ospitato negli spazi adiacenti alla Reggia e al Teatro San Carlo. Tali ambienti erano stati creati ad uso della Corte Borbonica dallβarchitetto Antonio Nicolini allorchΓ© questi, per volere del Re Ferdinando I, riedificΓ² il Teatro distrutto dallβincendio del 13 febbraio 1816.
Insediatosi sul trono, Re Francesco I di Borbone concesse le sale ad una Associazione denominata Β«Accademia delle Dame e dei CavalieriΒ» con un decreto mediante il quale le stesse vennero destinate a riunioni a scopo di svago, festeggiamenti oltre che, specialmente, alla pratica dei doveri di ospitalitΓ nei riguardi di Italiani e stranieri di rango che fossero di passaggio per Napoli.
La caduta della dinastia dei Borbone coincise con la fine delle attivitΓ e quella sede restΓ² per qualche tempo inoccupata fino alla concessione dei suoi spazi al Casino dellβUnione. Con deliberazione delle rispettive Assemblee in data 21 e 27 aprile 1947, il Casino dellβUnione ed il Circolo Nazionale procedettero alla loro fusione dando luogo allβattuale denominazione di Circolo Nazionale dellβUnione. Per il suo prestigio e per le sue tradizioni, su richiesta delle massime autoritΓ istituzionali, il Circolo ha sempre messo a disposizione le proprie strutture contribuendo allo svolgersi di solenni eventi della vita cittadina. Annoverando tra i suoi soci, sovente e quasi di regola, i vertici della Pubblica Amministrazione, delle Arti, delle Scienze e delle Professioni della Regione, il Circolo ha finito col diventare uno dei luoghi simbolo e di rappresentanza ufficiale della CittΓ di Napoli. Un ruolo, questo, che si Γ¨ inteso perpetuare, ed ulteriormente irrobustire, attraverso eventi di varia natura quali conferenze, dibattiti, simposi, riunioni conviviali, mostre, esposizioni, concerti e qualsiasi altra iniziativa possa continuare a fare identificare il Circolo come luogo di incontro, confronto, formazione critica e attenzione nei riguardi della dimensione pluralistica delle sue espressioni.
Quadro
San Giorgio Megalomartire
Patrono e protettore
dellβOrdine Costantiniano
San Giorgio (Cappadocia, oggi in Turchia, 275-285 circa β Lidda o Nicodemia in Palestina, oggi Lod presso Tel Aviv in Israele, 23 aprile 303), Γ¨ venerato da tutte le Chiese Cristiane che ammettono il culto dei santi, da Oriente ad Occidente fin dallβantichitΓ , almeno dal IV secolo, megalomartire (dal greco μΡγαλομάΟΟΟ Ο, grande martire) nel tempo di Diocleziano. Riposa nel santuario a lui dedicato a Lod e la sua memoria liturgica Γ¨ celebrata il 23 aprile nei riti romano, ambrosiano, siro e bizantino. Pochi santi possono vantare un culto cosΓ¬ diffuso con tanta venerazione popolare. Lo testimoniano anche le innumerevoli chiese a lui dedicate e i tanti Paesi e Regioni del mondo di cui Γ¨ il patrono.
Celebrato come patrono dei Cavalieri e della Cavalleria, vari Ordini cavallereschi portano il suo nome e i suoi simboli, fra cui lβOrdine di San Giorgio detto βdella Giarrettieraβ, lβOrdine Teutonico, lβOrdine Militare di Calatrava dβAragona e il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Per i Cavalieri, le Dame e i Postulanti Costantiniani, mai come in questo nostro tempo, in cui troppi Cristiani si vergognano della loro fede o dimenticano Cristo o Lo tradiscono, Γ¨ attuale il coraggio e la fede del loro celeste patrono e protettore.
Le poche notizie pervenute su San Giorgio si trovano nella Passio Georgii, classificato dal Decretum Gelasianum del 496 tra le opere apocrife. Fu tradotta dal greco in latino, copto, armeno, etiopico, arabo, ad uso delle liturgie riservate ai santi. Da essa possono essere desunti i dati storicamente plausibili, essenzialmente la sua appartenenza alla classe militare e la sua condanna a morte per essersi dichiarato Cristiano, quando lβImperatore Diocleziano (243-313) con lβeditto di Nicomedia del 303 prese a perseguitare i Cristiani in tutto lβImpero.
Secondo il racconto della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (β 1293), che tanto ha influenzato lβispirazione figurativa degli artisti successivi e il culto popolare, la tradizione raffigura San Giorgio come un cavaliere che presso la cittΓ di Silene in Libia affronta un drago, emblema della ragione che vince sulla bestialitΓ e della fede intrepida che trionfa sulla forza del maligno. Un esempio ne Γ¨ il quadro riprodotto qui sopra, San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, olio su tela di 57Γ73 cm, datato 1460 circa, conservato presso la National Gallery di Londra. Lβopera ritrae il cavaliere San Giorgio mentre dallβalto del suo cavallo con la sua lancia sta trafiggendo lo spaventoso drago a difesa della principessa. Lo sfondo Γ¨ composto dalla grotta dove il drago ha il suo antro e di un sereno paesaggio con un turbine di nuvole sopra San Giorgio, a simboleggiare il suo vigore guerriero. Dopo aver ferito il drago, San Giorgio invita la principessa a legarlo senza timore con la sua cintura perchΓ© la segua in cittΓ Β«come una mansuetissima cagnaΒ». Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li rassicurΓ²: Β«Non abbiate timore, Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago. Abbracciate la fede in Cristo, ricevete il battesimo e ucciderΓ² il mostroΒ». Allora il re e la popolazione si convertirono e San Giorgio uccise il drago.
Preghiera a San Giorgio Megalomartire
O glorioso San Giorgio,
che sacrificaste il sangue e la vita
per confessare la fede,
otteneteci dal Signore la grazia
di essere disposti a soffrire per amor suo
qualunque affronto e qualunque tormento,
anzi che perdere una sola delle cristiane virtΓΉ;
fate che, in mancanza di carnefici,
sappiamo da noi stessi mortificare la nostra carne
con esercizi di penitenza,
affinchΓ© morendo volontariamente
al mondo e a noi medesimi,
meritiamo di vivere in Dio in questa vita,
per essere poi con Dio per i secoli in eterno.
Amen.
Il programma del Gran Maestro
a margine del Pontificale
Il giorno prima del Pontificale, venerdΓ¬ 19 aprile 2024 alle ore 17.30 il Gran Maestro S.A.R. Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e OrlΓ©ans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, visiterΓ lβAbazia di SantβAntonio Abate, accompagnato dal Gran Cancelliere S.E. lβAmbasciatore Don Carlos BΓ‘rcena y PortolΓ©s, BalΓ¬ Gran Croce di Giustizia decorato con il Collare, e da S.Em.R. il Signor Cardinale Dominique Mamberti, BalΓ¬ Gran Croce di Giustizia, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Membro del Consiglio Ecclesiastico della Real Commissione per Italia.
Il Gran Maestro verrΓ accolto dal Parroco Don Mario DβOrlando e dalle Alte cariche della Real Commissione per lβItalia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidati dal Presidente S.E. il Principe Don Flavio Borghese, dei Principi di Sulmona e di Montecompatri, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, e il Delegato per Napoli e Campania, Nob. Manuel de Goyzueta di Toverena, dei Marchesi di Toverena e di Trentinara, Cavaliere Gran Croce di Giustizia.
Chiesa esterno
Chiesa interno
La chiesa di SantβAntonio Abate, antica commenda Costantiniana, in via Foria a Napoli, allβinizio del borgo omonimo di Napoli, vicina a piazza Carol III, Γ¨ stata riaperta recentemente, dopo diversi anni di restauro degli interni, con la facciata tornata al suo antico splendore grazie ai fondi europei.
La storia delle origini dellβabbazia di SantβAntonio Abate Γ¨ caratterizzata da una inspiegabile scarsitΓ di notizie. Nel 1905 Benedetto Croce, notata questa enorme lacuna, invia nellβabbazia un cronista per descriverne dettagliatamente la struttura e le opere artistiche in essa contenute, per poi riportarle nella rivista culturale Napoli Nobilissima. Oltre a questa preziosissima testimonianza, scarsissime sono le fonti a disposizione: un diploma del Re Roberto dβAngiΓ² del marzo 1313, un breve di Papa Pio IX, un accenno nella Guida Sacra di Galante e due litografie, di cui una a colori risalente al 1890, lβaltra del pittore francese Remond del XVIII secolo. La leggenda narra che la chiesa, posta allβorigine del borgo omonimo, sia stata fondata per volere della Regina Giovanna I dβAngiΓ². Tuttavia, un diploma del Re Roberto dβAngiΓ² dimostra, che giΓ nel marzo del 1313 esistevano chiesa ed ospedale, e che in questo luogo venivano curati gli infermi del morbo detto βfuoco sacroβ o anche Fuoco di SantβAntonio, con un prodotto ricavato dal grasso di maiale. Molto probabilmente il complesso originario risaliva alla fine del XIII secolo, ma fu ampliato e in alcune parti ricostruito nellβambito di un vasto programma di edilizia religiosa e assistenziale voluto nel 1370 dalla Regina Giovanna I. Fatto che ebbe enorme valore ai fini dellβurbanizzazione del borgo e dellβomonima strada la quale, attraverso Porta Capuana, rappresentava la principale via dβaccesso alla cittΓ . Verso la fine del Trecento, quindi, il complesso era giΓ costituito dalla chiesa, dallβospedale e dal convento, ed era tenuto dai Monaci Ospedalieri Antoniani, i quali preparavano la sacra tintura che veniva usata per curare lβherpes zoster. Tra i Napoletani si diffuse cosΓ¬ lβabitudine di allevare maialini per donarli al monastero. Lβusanza durΓ² fino al 1665 quando, durante una processione, un maialino si intrufolΓ² tra le gambe del vescovo il quale, infuriato, dichiarΓ² illegale lβallevamento cittadino dei maiali.
Un primo rimaneggiamento Γ¨ databile 1370, il seguente fu quello del XVII secolo che ha cancellato parte della struttura originaria. Per volere dellβArcivescovo Cardinale Antonino Sersale, la struttura subΓ¬ un rimodernamento nel 1779. Il complesso originario poteva vantare ben quattro stabili. Oltre alla chiesa vi erano, il lazzaretto, il convento, la torre col campanile, un cortile e una vigna che si estendeva per tutto il circondario. La crescente urbanizzazione, lβaumento demografico e la crisi degli alloggi portarono un profondo e radicale cambiamento nella zona tra San Carlo allβArena, via Foria e lβArenaccia. La vecchia strada detta βdel campoβ che univa piazza Carlo III con la stazione fu completamente rifatta negli anni del Risanamento, e grossi cambiamenti avvennero anche nel borgo di SantβAntonio Abate. Lβallargamento della strada portΓ² allβabbattimento di un lato della chiesa; i nuovi palazzi costruiti in via Foria vennero sovrapposti allβantico convento antoniano e le vecchie celle dei monaci e le stanze dei poveri ammalati di herpes vennero occupate abusivamente da altri poveracci sfrattati da un giorno allβaltro per lβavvento dei lavori del risanamento.
A partire dal XVII secolo il fenomeno dellβaccorpamento degli ospedali gestiti dai vari ordini e il miglioramento delle condizioni igieniche in Europa (che portarono alla scomparsa delle grandi epidemie che avevano flagellato il vecchio continente nei secoli precedenti), fecero venir meno la stessa ragione dβesistere degli Antoniani, sempre piΓΉ divisi da dispute e conflittualitΓ interne. CosΓ¬ nel 1774, due anni prima della soppressione dellβOrdine, venne decisa dal Capitolo Generale degli Antoniani lβunione con lβOrdine di Malta, che si prefiggeva anchβesso, fra i suoi scopi, lβassistenza e la cura dei pellegrini. Il 17 dicembre 1776 Papa Pio VI con la bolla Rerum humanarum conditio sancΓ¬ definitivamente lβabolizione dellβOrdine Antoniano i cui beni passarono in gran parte al Sovrano Militare Ordine di Malta e, nel Regno di Napoli, al Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Il giorno del Pontificale, sabato 20 aprile 2024 alle ore 16.30 in Gran Maestro visiterΓ lβOspedale Santobono-Pausilipon. Un anno fa, il Real Circolo Francesco II di Borbone e il CIS-Corpo Internazionale di Soccorso OdV, con il sostegno della Real Commissione per lβItalia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e dellβArchivio di Stato di Napoli, hanno organizzato una raccolta fondi per contribuire alla realizzazione del primo Centro Ustioni Pediatrico del Sud Italia, in accordo con lβAzienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Santobono-Pausilipon [QUI].
Il giorno successivo al Pontificale, domenica 21 aprile 2024 alle ore 10.30 presso il Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe dellβOpera di Vestire i Nudi, Cappella Magistrale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio in Napoli, verrΓ celebrata una solenne Santa Messa in latino, presieduta dal Cappellano Capo della Delegazione di Napoli e Campania, Fraβ Sergio Galdi dβAragona, OFM, Cappellano di Giustizia, Commissario Generale di Terra Santa in Napoli, alla presenza del Gran Maestro S.A.R. Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e OrlΓ©ans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie; del Gran Prefetto S.A.R. Don Jaime di Borbone delle Due Sicilie e Landaluce, Duca di Noto, delle Alte cariche della Real Commissione per lβItalia, del Delegato e il Consiglio della Delegazione di Napoli e Campania.
Lβanimazione liturgica sarΓ curata dalla Corale di San Giuseppe dei Nudi.
A seguire un buffet nel hortus conclusus, il giardino settecentesco accanto alla chiesa.
Come in occasione della precedente visita del Gran Maestro, esattamente un anno fa, verrΓ eseguita anche la versione originale del 1787 dellβInno del Re, scritto e musicato da Giovanni Paisiello, Maestro di musica della Cappella di San Giuseppe, genio musicale delle Due Sicilie, su commissione di Re Ferdinando IV di Napoli. Dal 1816 Γ¨ lβInno nazionale del Regno delle Due Sicilie:
Iddio conservi il Re
per lunga e lunga etΓ
come nel cor ci sta
viva Fernando il Re!
Iddio lo serbi al duplice
trono dei Padri suoi
Iddio lo serbi a noi!
viva Fernando il Re!
Dalle parole della composizione si evince con certezza che il testo Γ¨ stato scritto prima del 12 dicembre 1816, quando Re Ferdinando unificΓ² nella sua persona il Regno di Napoli (come Re Ferdinando IV) e il Regno di Sicilia (come Re Ferdinando III), assumendo il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie. Lβespressione βIddio lo serbi al duplice trono dei Padri suoiβ ne Γ¨ la conferma, in quanto prima i due regni erano realtΓ assestanti, con leggi e tradizioni diverse, accomunate dallβobbedienza alla stessa dinastia regnante.
Il componimento non avendo un testo ufficiale nella sua prima versione, venne piΓΉ volte sottoposto ad alcune modifiche nel corso del tempo. Basti pensare che il nome del monarca veniva cambiato ad ogni avvicendamento al trono e il βFernandoβ del testo definitivo fa riferimento, per lβappunto, a Re Ferdinando. La versione che ancora oggi Γ¨ possibile ascoltare venne ritrovata nel 1996 in una libreria antiquaria e donata alla biblioteca del Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella. La partitura faceva parte di un fondo di spartiti appartenenti alla famiglia del Principe Folco Ruffo di Palazzolo, Ambasciatore dei Borbone a Torino e in Svizzera.
Con decreto del 18 novembre 2019, il Gran Maestro ha eretto la chiesa di San Giuseppe dellβOpera di Vestire i Nudi a Cappella Magistrale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e lβha indicata quindi come sede istituzionale dellβOrdine in Napoli.


