Petrolchimici siciliani: La Fiom Cgil chiede investimenti per una transizione ecologica socialmente sostenibile. “Accelerare per non restare indietro, garantendo i diritti dei lavoratori, a partire da quelli alla salute e sicurezza”.
Tibaldi: sicurezza e parità di trattamento per i lavoratori delle ditte in appalto temi centrali della iniziativa della Fiom
Oggi a Siracusa l’assemblea regionale dei delegati Fiom dei petrolchimici siciliani
Siracusa, 28 feb- I metalmeccanici siciliani guardano con interesse alla transizione ecologica e alle “inevitabili” riconversioni industriali. Ma avvertono: “Questi processi dovranno avere una forte connotazione sociale. Occorre allora affermare un modello di impresa fondato sul rispetto dei diritti e sulla tutela della salute rendendo vincolanti per le aziende, nelle nuove politiche industriali nazionali e regionali, legalità, sostenibilità sociale, sicurezza sul lavoro e rispetto per l’ambiente”. Lo ha detto Antonio Recano, segretario della Fiom Cgil di Siracusa , relatore assieme a Daniele David, segretario della Fiom di Messina, all’assemblea regionale dei delegati Fiom delle aziende dell’indotto dei petrolchimici, che si è svolta a Siracusa. Numeri importanti quelli del metalmeccanici – 6.000 solo a Siracusa distribuiti in 1.247 aziende, più di 4.000 tra Gela, Milazzo e Ragusa-, che chiedono il superamento delle criticità e delle contraddizioni generate da un sistema degli appalti “centrato esclusivamente sulla compressione dei costi, che determina un inaccettabile dumping contrattuale e sociale”. Un sistema dentro il quale i lavoratori delle ditte in appalto sono quasi sempre quelli meno tutelati, per quanto riguarda i diritti, la parità di trattamento, la sicurezza. Ma anche, alla politica, “un’accelerazione degli investimenti per tutti i petrolchimici – ha detto il segretario generale della Fiom Sicilia, Francesco Foti- per rendere concreta la transizione ecologica, altrimenti si rischia di restare indietro rispetto all’Europa, producendo altra disoccupazione e disagio sociale”. A descrivere il processo che ha portato all’affermarsi di una “ideologia aziendalista filo padronale”, è stato il segretario della Fiom di Messina Daniele David. “La politica- ha detto- ha disegnato un percorso che di fatto ha dato mano libera alle imprese nelle fabbriche e piena agibilità agli evasori fiscali”, aggiungendo che “dal 2011- ha sottolineato- assistiamo alla riduzione del numero di imprese che applicano il contratto collettivo nazionale firmato dalle maggiori organizzazioni sindacali”. La Fiom chiede che “da governo e imprese vengano rese esplicite le proposte e gli strumenti necessari per rendere concretamente sostenibile il processo di rivoluzione verde. Un processo -sostiene il sindacato- da realizzare in condivisione col territorio e con le forze sociali”. “Occorrono politiche industriali del governo nazionale e di quello regionale- ha sostenuto il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino- per rilanciare l’apparato produttivo nel segno della sostenibilità ambientale e dando dignità al lavoro attraverso l’affermazione dei diritti non negoziabili alla salute, alla sicurezza, al lavoro, alla giusta retribuzione, a vivere in un ambiente sano”. I petrolchimici oggi sono una fetta grande dell’economia siciliana e impegnano circa 18.000 lavoratori tra diretto e indotto. Solo il polo di Siracusa nel 2022 ha fatturato 22 miliardi di euro, con un gettito di un miliardo e un contributo al Pil regionale pari al 40%. La raffineria di Milazzo ha un fatturato medio annuo di un miliardo e un valore aggiunto che colloca la città tra le più ricche della regione. Oggi la Fiom riunendo i suoi delegati alla presenza della confederazione siciliana col segretario Mannino e della segretaria nazionale Fiom Barbara Tibaldi, ha voluto serrare le fila per dire che non ci sta a vedere precipitare Priolo, Gela, Milazzo e Ragusa nel sottosviluppo. Dal sindacato la richiesta dunque di “una interlocuzione di livello nazionale col governo – ha sottolineato Recano- per disegnare una nuova politica industriale accompagnata da un cronoprogramma, rendendo certi tempi e risorse per realizzare una transizione giusta, socialmente sostenibile”. Ma anche “per ottenere misure legislative- ha aggiunto David- che impediscano alle imprese di appaltare liberamente interi pezzi di produzione prevedendo sanzioni penali ed economiche adeguate.Misure che impediscano l’intermediazione fraudolenta di manodopera e che eliminino il criterio del massimo ribasso, che si scarica sui salari, sulla sicurezza e sulla qualità dei materiali”.
E Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom: “La mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro e il diritto dei lavoratori delle ditte in appalto alla parità di trattamento sono i temi centrali delle iniziative che stiamo portando avanti. Come Fiom stiamo facendo il punto della situazione territorio per territorio, a partire da Siracusa. Il punto è affermare i diritti dei metalmeccanici perché non siano più figli di nessuno”. La segretaria Fiom ha ricordato che “si tratta dei temi dello sciopero per la sicurezza e del contratto nazionale. “I lavoratori delle ditte in appalto- ha sottolineato- devono avere gli stessi diritti dei lavoratori della committente e parità di trattamento. Questo oggi non accade ed è arrivato il momento di cambiare una situazione insostenibile, con lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, questi ultimi i meno tutelati, a partire dalla sicurezza”.


