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“Le tante ragioni della Pace”: il 14 luglio a Roma conferenza promossa dall’ANPI nazionale

Riccardo Luglio 17, 2023 4 minuti letti

Il 14 luglio a Roma presso la Casa della Cultura e della Storia si è tenuto un importante convegno, organizzato e promosso dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, sull’analisi delle tensioni internazionali che stanno spingendo verso la guerra e in particolare si è voluto dare una lettura economica al conflitto in corso in Ucraina.
L’incontro è stato introdotto e coordinato da Fabrizio De Sanctis, componente della segreteria nazionale dell’ANPI e concluso dal Presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo.
In questo breve mio intervento mi soffermo solo sulla relazione di apertura del convegno.
Il primo relatore è stato Emiliano Brancaccio, professore di Politica economica presso l’Università degli studi del Sannio, che ha presentato l’appello “The Economic Conditions for the Peace” pubblicato su importanti giornali e riviste nazionali ed internazionali tra cui il Financial Times e il Sole24Ore.
Brancaccio parte dal denunciare una lacuna nel dibattito pubblico sulle ragioni della guerra in Ucraina che sta nel rimuovere l’analisi delle cause materiali ed economiche dallo studio delle ragioni del conflitto militare, come se fosse questo un vero e proprio tabù.
Eppure, tutte le diplomazie dei grandi Paesi parlano della guerra in Ucraina, non solo in termini di confini territoriali e di rispetto dei principi internazionali, ma anche come scontro i cui esiti andranno a delineare il futuro ordine mondiale e il ruolo che la potenza USA avrà.
Il ragionamento dell’economista parte dal fatto che gli USA hanno sostenuto da subito la globalizzazione come processo di facilitazione del libero movimento delle merci e dei capitali e con la crisi finanziaria del 2008 si rendono conto che quella globalizzazione non sta facendo bene all’economia americana: aumentano per loro le importazioni di beni e diminuiscono significativamente le esportazioni e il debito si va accumulando, iniziando a diventare insostenibile. Nello stesso tempo aumenta a dismisura il credito dei Paesi orientali non allineati (Cina, altri paesi orientali e mediorientali, e anche Russia). Per dare un senso materiale del problema il passivo netto USA arriva a 18 mila Mld di dollari, mentre l’attivo della Cina va sopra i 4 mila Mld e quello della Russia a 500.
Con la globalizzazione si è formato uno squilibrio economico, finanziario e commerciale e la Cina (e gli altri creditori) tende ad acquistare Capitale occidentale dei Paesi debitori. Si sta verificando quello che Marx chiama centralizzazione del capitale con la nuova tendenza verso mani orientali. Gli USA reagiscono, prima con Obama, poi con Trump, e ora con Biden, con il protezionismo unilaterale e aggressivo, con la nuova impostazione del fare affari solo con i Paesi alleati. (E su questo si pone anche la questione democratica)
Il conflitto economico in corso spinge verso il conflitto militare. E l’economista rispolvera un’antica categoria che può aiutarci nella comprensione dei fenomeni: l’imperialismo, un concetto che da fastidio.
Oggi i Paesi creditori affermano e sostengono che gli USA non sono più nelle condizioni di dettare le regole dei rapporti economici internazionali.
L’Ucraina è il luogo simbolo di una contesa non solo di confine, ma anche e soprattutto dello scontro capitalistico mondiale.
Brancaccio conclude che non è possibile finire la guerra in Ucraina e allentare le tensioni internazionali se non si inizia una trattativa sull’ordine economico mondiale.
L’Unione Europea rispetto agli USA sta in una situazione economica e finanziaria migliore e potrebbe svolgere un ruolo di mediazione e di vera proposizione per la pace. E invece si muove in subalternità agli interessi economici degli USA. L’UE non ha un problema di debito e in teoria non ha ragioni per aderire alla linea protezionista americana.
Il professore chiude con una domanda: per quale ragione queste evidenti basi materiali del conflitto non sono entrate nel discorso dei costruttori di pace? Si possono capire i guerrafondai che hanno interesse ad affossare le questioni economiche per ammantare di belle parole la guerra. Si osserva un decadimento della coscienza collettiva e si rende necessaria un’opera organizzata di disvelamento delle basi materiali del massacro in corso.
Diceva Brecht: “Solo ammaestrati dalla realtà potremo cambiare la realtà.”
Gaspare Di Stefano – Vice Presidente ANPI ENNA

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