LA RIFORMA DELLA MAGISTRATURA
Da oltre cinquant’anni il problema della riforma della Magistratura ritorna sempre di attualità, mai affrontato con un po’ di serietà dai parlamenti di tutti i diversi colori che si sono succeduti.
Ogni volta si considera che il problema viene posto, non tanto per migliorarne l’efficienza che ne avrebbe tanto bisogno, quanto per le minaccie della parte interessata.
Sostanzialmente il problema si pose negli anni ‘70 con un comportamento molto radicale dei cosiddetti “Pretori d’assalto”.
Mani pulite era ancora lontana, ma qualche magistrato si lanciò in indagini che misero a nudo la corruzione del sistema Italia, quando ancora non si chiamava tangentopoli.
La più clamorosa riguardava lo scandalo dei petroli.
In effetti il comportamento delle multinazionali italiane e straniere e la subordinazione della politica al loro potere, si parlava che metà del nostro Parlamento a colpi di tangente confezionava leggi su misura a tutela dei loro interessi.
Qualcuno accusava i magistrati di imprudenza o di ambizione.
La seconda ebbe un certo effetto nella pubblica opinione quando, in occasione delle elezioni politiche, alcuni dei Pretori d’assalto vennero eletti in Parlamento. dalla sinistra.
Da oltre cinquant’anni si parla e si riparla di riforma che per molti riguarda principalmente la netta separazione delle carriere, trascurando il vero problema che affligge l’intera popolazione: la durata dei processi.
Il conflitto della politica contro la magistratura ritornò modernizzato per la disinvolta gestione delle intercettazioni telefoniche i cui fatti spesso, i destinatari di provvedimenti della magistratura ne venivano a conoscenza direttamente dalla stampa o dalla televisione.
Provvedimenti pilotati da una certa parte della magistratura ad orologeria.
L’esempio più grave e schifoso fu quello verificatos a Napoli a Berlusconi, che mentre presiedeva un’importante incontro internazionale, gli venne notificato un avviso di reato.
Perché tanta urgenza per una notifica che poteva benissimo essere effettuata l’indomani a Roma?
Anch’io sono stato vittima di un avviso studiato ad orologeria.
Nel 1967, Presidente dell’Ospedale di Enna, dovevo ricandidarmi in occasione delle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale, tenuto conto dell’ottimo risultato avuto nelle precedenti elezioni. Oltre 13mila voti, nonostante in concorrenza con il Presidente della Regione D’Angelo e l’Assessore alla Sanità Sammarco.
Elezione che sarebbe stata certa dal momento che l’on. D’Angelo aveva deciso di non ricandidarsi.
La stampa diffuse tre notizie ad orologeria.
La prima: la mia conferma alla Presidenza dell’Ospedale;
la seconda: D’Angelo non si presenta;
la terza: Interrogati dal dr. Di Francesco gli amministratori dell’Ospedale.
Questo fatto mi consigliò di autoescludermi dalla candidatura, sostituito dall’amico Salvatore Plumari che venne eletto con 8121 voti, esattamente 5181 voti in meno di quelli da me ottenuti nella precedente competizione.
Inutile dire che il processo si concluse con il “fatto non costituisce reato”, nonostante la procura avesse sequestrato una montagna di documenti. estranei al fatto contestatomi, perché “qualcosa certamente la troveremo”.
Purtroppo per loro non trovarono nulla!

