La coltivazione intensiva di ortaggi in serra delle province di Ragusa, Caltanissetta e Siracusa è nota anche per avere trasformato quest’area in una delle zone più ricche economicamente dell’isola. Le produzioni cosiddette pregiate, a volte garantite da marchi Dop o Igp, della fascia che costeggia il litorale da Gela a Pachino raggiungono i mercati del Nord Italia e di buona parte dell’Europa. Ma dietro questa apparente ricchezza si celano squilibri territoriali, sfruttamento di manodopera italiana e straniera, inquinamento diffuso. La fascia trasformata del ragusano. Diritti dei lavoratori, migranti, agromafie e salute pubblica, il libro collettivo pubblicato da Sicilia Punto L, cui hanno partecipato docenti e ricercatori universitari, attivisti, sindacalisti e volontari, restituisce questa realtà problematica e ci aiuta a capire cosa si cela dietro il cibo che arriva sulle nostre tavole. In uno dei saggi che compongono il libro si afferma “ La fascia (mal)trasformata del ragusano deve provare a superare lo stato di alienazione che investe diritti e paesaggio a seguito di logiche di accelerazione proprie di un’agricoltura esasperatamente intensiva che genera una morfologia fisica e socio-territoriale monotona ed anonima, incidendo gravemente sulla salute pubblica, in quanto entrano in gioco gli effetti negativi dell’abuso di plastica e di prodotti agrochimici, nonché i problemi legati alla gestione dei rifiuti che questi materiale determinano.”
Di tutto questo parleremo mercoledì 17 maggio alle ore 17,30 presso l’Urban Center- Convento cappuccini con Pippo Gurrieri, direttore del giornale Sicilia Libertaria ed editore del libro e con Michele Melilli, sindacalista Usb e promotore del volume.


