“Somatic Experiencing e trauma, ascoltare la voce del corpo”.
Oggi giorno cresce sempre di più l’attenzione rivolta al ruolo ricoperto dal trauma nella genesi di un disturbo psicologico, sia dal punto di vista clinico che della ricerca, cio’ da luogo a molteplici riflessioni.
In particolare modo, numerosi studi hanno sottolineato l’importanza rivestita dal corpo a seguito di esperienze traumatiche e ci e’ noto che queste vengano memorizzate a livello di schemi corporei e, dunque, siano sempre attive impedendo alla vittima di “ricordare” quanto accaduto. Ne parliamo con la Dott.ssa Iva Marino Psicologo clinico e Forense.
R “Un primo riferimento nella direzione del trauma ci porta a sottolineare che il trauma e’ costantemente “rivissuto”, sia a livello psichico ma soprattutto fisico, facendo si che il corpo permanga in uno stato di attivazione.
Obiettivo del lavoro terapeutico e’ quello di dare voce al dolore corporeo, trasformando tale “rivivere” in “ricordare”. Numerosi clinici ritengono essenziale il ricorso a terapie fondate su un approccio “bottom up” (corpo-emozioni.pensiero), anziché “top down” (pensiero-emozioni-corpo), ci muoviamo, dunque, attraverso un approccio che parte propriamente dal corpo per agire, in ultima analisi, sul pensiero. Ci risulta utile davvero il contributo di Levine che ci parla di Somatic Experiencing (SE) ossia di una terapia bottom-up del trauma, incentrata sull’esperienza propriocettiva e interocettiva, al fine di intervenire sui sintomi dello stress cronico e post-traumatico e di dare ascolto alla voce del corpo”.
Dottoressa volendo approfondire l’argomento..
R Somatic Experiencing (SE) offre una visione del trauma nuova e ricca di prospettive, il contributo più significativo è la comprensione che ciò che accade nell’evento traumatico non e’ specificatamente psicologico, ma è una complessa reazione fisica, neurologica e psichica. La risoluzione del trauma risiede nel completare e scaricare i processi fisiologici piuttosto che nel ricordare o ripercorrere l’evento. “Il trauma non risiede nell’evento ma nella fisiologia del corpo”.
Con il Somatic Experiencing il trauma può essere “rinegoziato” permettendo al sistema nervoso di completare il processo di fuga o lotta che è stato impedito dall’evento traumatico e facilitando la scarica o lo scioglimento di quell’energia rimasta congelata nel sistema nervoso stesso.
Secondo Porges, il nostro Sistema Nervoso Autonomo (SNA) risponde alle sfide adattivamente ed e’ sempre alla ricerca di sicurezza.
Egli individua tre circuiti neurali, corrispondenti a tre fasi dello sviluppo:1) il più antico è il circuito Dorso Vagale (DV), in condizioni di pericolo la sua attivazione causa immobilizzazione e ottundimento emotivo; 2) uno stadio filogenetico successivo che ha visto lo sviluppo del Sistema Nervoso Simpatico (SNS), circuito che governa l’attivazione metabolica, l’aumento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria (necessari per l’attacco-fuga); 3) infine il Circuito Ventro Vagale (VV), ultimo sviluppato che ci consente di stare calmi, ci dà la regolazione emotiva e permette il coinvolgimento sociale. L’attivazione di questi tre circuiti dipende dalla condizione di sicurezza-pericolo riscontrata.
D Quale è l’applicazione pratica del Somatic Experiencing?
R. Somatic Experiencing comprende che il trauma è una parte naturale e normale della vita, ideata per guarire da esperienze intense ed estreme. L’approccio terapeutico è basato sul ristabilire il potere personale, la consapevolezza delle possibilità di scelta, l’autodirezione e l’autodeterminazione; lavora per facilitare il ripristino dei propri confini di resilienza che sono stati violati dall’evento traumatico,
SE lavora sul “qui ed ora” e si focalizza sulle sensazioni fisiche, sulle memorie corporee e sulle risorse disponibili nel momento presente. Espande la capacità del paziente di tollerare le sensazioni del corpo, lo aiuta a fidarsi della saggezza innata del corpo, permettendo di iniziare a lavorare sulla paura sperimentata durante l’evento.
D Tra le tecniche facenti parte dell’approccio somatico possiamo ricordarne qualcuna dottoressa?
R Ricordiamo un esercizio di autocontenimento e avvolgimento di se’ stessi, ciò che Levine definisce “l’autoabbraccio”, semplicemente è necessario inserire una mano sotto il braccio opposto ed in seguito porre l’altra mano sulla parte superiore dell’altro braccio. L’obiettivo e’ far si che il paziente si focalizzi sulla sua postura, sui movimenti e tensioni muscolari , andando ad osservare ed in seguito a modificare i sintomi somatoformi , fino ad arrivare ad avere accesso agli stati mentali.
“Divenire consapevoli del proprio corpo e consentire una integrazione mente -corpo è importante per la regolazione emotiva ma soprattutto per realizzare una presa di coscienza degli schemi corporei negativi che spesso si associano a situazioni di fuga e paura”.
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