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SOCIALDEMOCRATICI: CADUTA DEL GOVERNO FRUTTO DI SALDATURA TRA POPULISMO GRILLINO E DI ESTREMA DESTRA.

Riccardo Luglio 23, 2022 6 minuti letti

SOCIALDEMOCRATICI: CADUTA DEL GOVERNO FRUTTO DI SALDATURA TRA POPULISMO GRILLINO E DI ESTREMA DESTRA. CON EVENTUALE GOVERNO MELONI-SALVINI-BERLUSCONI, RISCHI PER COLLOCAZIONE DELL’ITALIA NELL’OCCIDENTE.

I Socialdemocratici italiani vedono nello scioglimento delle Camere «una controprova dell’impossibilità di restaurare la dignità della politica, almeno con la presente classe dirigente». In un documento della segreteria nazionale del partito, fortemente critico coi responsabili della caduta del governo, si evidenzia come, pur in presenza del generoso ed autorevole impegno del Capo dello Stato, «il livello oltremodo basso degli interlocutori» in Parlamento non abbia impedito di far divampare una crisi di governo che i Socialdemocratici ritengono fondata sul nulla e inopportuna, specie «in un momento politico segnato dalla bassa congiuntura economica, dalla pandemia e dalla guerra di aggressione del regime russo contro la democrazia ucraina». Secondo il partito del Sole Nascente, la «saldatura populista tra gli estremismi dei 5 Stelle e della destra ha così fatto precipitare il Paese nel baratro, offrendo agli interlocutori europei il solito quadro dell’Italietta degli irresponsabili e degli interessi di bottega prevalenti, tratto caratterizzante di tutta la storia della Seconda Repubblica». Una situazione indegna di una grande democrazia liberale secondo gli eredi di Giuseppe Saragat, in cui «i sedicenti moderati sembrano aver infine gettato la maschera, con Forza Italia ormai al rimorchio dell’estrema destra», incapace di «cancellare anni di populismo e di linguaggio estremista, soprattutto da parte del suo fondatore». Adesso i Socialdemocratici temono il ripetersi della situazione del 1947-1948, dinanzi al riproporsi del rischio che l’Italia possa cambiare schieramento e allontanarsi dall’Occidente, stavolta per colpa degli «amici di Putin ed Orbán», ritenuti espressione di una destra radicale che non fa mistero di aver coltivato legami con la Russia e gli altri regimi illiberali, come sottolineato dal segretario nazionale Umberto Costi e del presidente Dino Madaudo. La Socialdemocrazia rivolge pertanto un appello al PD e alle altre soggettività che non hanno fatto venir meno l’appoggio al governo, affinché si costruisca un fronte che mantenga l’Italia tra le grandi potenze europee di democrazia avanzata e ponga al centro i problemi strutturali del Paese.

DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL PARTITO DEI
SOCIALDEMOCRATICI SULLA CRISI POLITICA E LE PROSSIME ELEZIONI.
I Socialdemocratici italiani accolgono la notizia dello scioglimento delle Camere
come una controprova dell’impossibilità di restaurare la dignità della politica, almeno
con la presente classe “dirigente”, nonostante il generoso impegno del Capo dello
Stato nel corso di tutta la legislatura. Il Presidente Mattarella, figura della “Prima
Repubblica” che ha attraversato l’ultimo quarantennio di storia repubblicana,
svolgendo importanti funzioni nel sistema politico ed esercitando ruoli di assoluta
rilevanza, ha gestito le varie crisi senza risparmiare tutta la propria autorevolezza.
Purtroppo, il livello oltremodo basso degli interlocutori non ha consentito d i
raccogliere i frutti sperati: ciò nonostante, risalta una volta di più che il Presidente
della Repubblica non è un tecnico o un’espressione della società “organizzata”, né un
intellettuale estraneo ai problemi della governabilità e della rappresentanza, ma un
modello di politico di razza. La sua storia personale racconta la coerenza e l’impegno
di un grande giurista che ha dedicato alla sua passione civile ed alle sue idee gran
parte della propria vita, contrariamente a chi si è trovato a fare il parlamentare “per
grazia ricevuta”, senza alcun senso dello Stato e privo di qualsivoglia spessore
politico-culturale.
La grande anomalia di queste ore consiste nel fatto che in nessuna delle grandi
democrazie liberali è pensabile che si lasci divampare una crisi di governo sul nulla e,
oltretutto, in un momento politico segnato dalla bassa congiuntura economica, dalla
pandemia e dalla guerra di aggressione del regime russo contro la democrazia
ucraina. Una saldatura populista tra gli estremismi dei 5 Stelle e della destra ha così
fatto precipitare il Paese nel baratro, offrendo agli interlocutori europei il solito
quadro dell’Italietta degli irresponsabili e degli interessi di bottega prevalenti, tratto
caratterizzante di tutta la storia della “Seconda Repubblica”. I sedicenti moderati
sembrano aver infine gettato la maschera, con Forza Italia ormai al rimorchio
dell’estrema destra e incurante (al pari della Lega) del ruolo dei suoi stessi ministri:
una dimostrazione di come le recenti autodefinizioni in termini “centristi” si siano
palesate come del tutto fasulle, senza peraltro esser valse a cancellare anni di
populismo e di linguaggio estremista, soprattutto da parte del suo fondatore, adesso
ansioso di scodinzolare dietro i capi delll’ultradestra sovranista, nelle persone di
Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
A settantacinque anni dalla scissione di Palazzo Barberini, inquieta notare come in
Europa non soffi il vento della guerra fredda, ma quello della guerra vera e propria,
scatenata dagli odiatori della democrazia e del mondo libero, i quali sintetizzano il
peggio dei totalitarismi del Novecento. Come nel 1947-1948, l’Italia è ancora una
volta considerata dai nemici della società aperta come il ventre molle della comunità
democratica internazionale. Tali nemici, nel tempo presente, sono gli odierni
sovranisti e populisti, che una volta giunti al governo saranno in condizione di
allontanare il Paese dalla sua storica collocazione geopolitica e geostrategica, resa
possibile anche dalle coraggiose azioni del Presidente Giuseppe Saragat di tre quarti
di secolo fa. Le prossime elezioni politiche del 25 settembre saranno non meno
decisive di quelle del 1948: l’Italia rischia ancora una volta di cambiare schieramento
e mandare al macero ogni residua credibilità. I Socialdemocratici si impegneranno
perché il Paese non sia consegnato agli amici di Putin ed Orbán, così come anni fa si
adoperarono per salvarlo dagli ammiratori di Mussolini, di Hitler e di Stalin. Per
questo, già da ora la Socialdemocrazia chiama a raccolta tutte le forze democratiche,
progressiste, liberali, siano esse riformiste o moderate, perché la preziosa opera del
governo di Mario Draghi – pur non esente da alcuni inevitabili limiti, legati alla
composizione stessa dell’esecutivo – non sia distrutta. L’auspicio è che, a partire dal
PD e dalle altre soggettività che non hanno fatto venir meno l’appoggio al governo, si
costruisca un fronte che mantenga l’Italia tra le grandi potenze europee di democrazia
avanzata e ponga al centro i problemi strutturali del Paese. Una missione a cui chi
crede nei valori del socialismo democratico non verrà mai meno.
Il Presidente del Partito
On. Dino Madaudo
Il Segretario nazionale
Prof. Umberto Costi

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Riccardo

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