COVID: IL RISTORO ALLE FAMIGLIE DEI SANITARI MORTI
Oltre un anno fa, quando la pandemia continuava a fare numerose vittime tra il personale sanitario suggerii, con note pubblicate su diversi giornali on line, di valutare l’opportunità di riconoscere alle famiglie dei sanitari deceduti per causa di servizio una pensione di reversibilità, indipendentemente dal servizio prestato, come se gli stessi avessero raggiunto il massimo di servizio. Sottolineavo che si trattava di un minimo costo da parte dello Stato, ma della massima considerazione positiva da parte di tutti.
Suggerimento postato più volte nelle pagine di facebook, spedito a diversi parlamentari, ai due Presidenti del Consiglio, più volte al Ministro Speranza, ai responsabili del settore della Sanità delle due più grandi organizzazioni sindacali e, come ultimo estremo tentativo, anche al Generale Figliolo, ma rimasto inascoltato.
Solo alcuni giorni fa la Senatrice Maria Cristina Cantù, in occasione della discussione del decreto di proroga dello stato di emergenza, ha presentato al Senato un ordine del giorno dal contenuto diverso da quanto da me suggerito, proponendo un indennizzo di centomila euro alle famiglie dei sanitari morti nell’adempimento del loro dovere.
Ordine del giorno che, nonostante il parere favorevole del Governo, venne bocciato.
A seguito della immediata reazione da parte di tutti coloro che hanno seguito con particolare interesse questo problema il Governo, dopo le polemiche per lo stop del Senato, ha approvato un fondo di 15 milioni di euro per indennizzi alle famiglie dei medici e del personale sanitario morti contagiati dal Covid.
Una soluzione di cui ancora non si conoscono i dettagli, ma molto diversa di quella da me suggerita.
Collegare il cosiddetto “ristoro” alla pensione di reversibilità è cosa ben diversa dalla concessione di un compenso.
Ma è semplicemente ridicola la recente affermazione del Ministro Speranza che, dopo oltre un anno di assoluto silenzio e di nessuna iniziativa presa al riguardo nella sua qualità di Ministro della Salute, ha dichiarato “ E’ un giusto riconoscimento che l’Italia deve a chi ha svolto il proprio lavoro per tutelare la salute di tutti noi”.
Sconosciamo al momento quali saranno i criteri di ristoro previsti, ma ritengo che fosse meglio valutato quello da me proposto che, per i miei lettori preferisco trascrivere:
“Parlando della seconda fase di questo storico periodo, che certamente resterà alla storia con il nome di “coronavirus”, un pensiero particolare dovrebbe essere riservato alle vedove ed ai figli del personale medico, sanitario e dei volontari che hanno dato la loro vita, nel tentativo di salvare quella degli altri.
Alle loro famiglie, qualunque sia stata la durata del rapporto di lavoro delle vittime, dovrebbe essere riconosciuta la pensione di reversibilità, come se le vittime avessero raggiunto il massimo previsto dalle norme contrattuali.
Un minimo il costo per lo Stato, massima la valutazione della gente.”
angiolo alerci


