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Enna. Progetto di impianto di trattamento fanghi nell’area industriale di Dittaino, M5S: L’inceneritore taciuto ai cittadini,

Riccardo Giugno 25, 2021 6 minuti letti
conferenza stampa

Enna. Progetto di impianto di trattamento fanghi nell’area industriale di Dittaino, M5S: L’inceneritore taciuto ai cittadini, non è questo il tipo di sviluppo che vogliamo per il nostro territorio

Legambiente Sicilia: i fanghi da depurazione non possono essere trattati tutti allo stesso modo, chiediamo maggiori dettagli.

Si è appena conclusa la conferenza stampa indetta dal senatore M5S Fabrizio Trentacoste, presso i locali dell’Associazione “MondoOperaio” di Enna, alla quale hanno partecipato anche il vicepresidente della commissione Attività produttive alla Camera, il deputato Andrea Giarrizzo, e il membro del direttivo regionale di Legambiente, Giuseppe Maria Amato.

A portare alla luce lo sporco affaire taciuto ai cittadini, è stato proprio il senatore Trentacoste che, dopo le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa, ha anche denunciato “lo sporco affaire” (così lo ha definito il parlamentare) all’interno dell’Aula di Palazzo Madama, da dove nei giorni scorsi ha reso noto il progetto che prevede la realizzazione di un inceneritore in provincia di Enna, in località Dittaino. Un impianto che nascerebbe per bruciare fanghi, ma, come si evince dal progetto, sarà autorizzato a bruciare anche altro e disterà pochi chilometri da alcuni centri dell’Ennese come Agira, Assoro, Calascibetta, Enna, Leonforte, Nissoria e Valguarnera. Un comprensorio di altissima qualità, in cui sono presenti aziende agricole e aziende, anche di un certo livello, che trasformano e commercializzano in tutta Italia e all’estero.

Un vero e proprio appello, quello di Trentacoste, che è anche componente della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, rivolto non solo al Ministero per la Transizione Ecologica, ma anche a tutte le amministrazioni comunali, ai consigli comunali e ai cittadini della provincia di Enna. “Venga fatta subito chiarezza sulla vicenda e si blocchi questa oscura visione del futuro della Sicilia che hanno Musumeci e i suoi assessori. Non è questo il tipo di sviluppo che vogliamo per il nostro territorio”.

“La conferenza di servizi, istituita presso l’assessorato Territorio e Ambiente, – racconta il senatore – è partita sei mesi fa; da un anno e mezzo, era già stata presentata la richiesta per la realizzazione dell’impianto. Sia chiaro, si tratta di una richiesta legittima, ma così non sembrerebbe per le procedure e, soprattutto, a nostro avviso, è grave il mancato del consiglio comunale di Enna che rimane titolare in via esclusiva degli atti che riguardano le trasformazioni territoriali e, quindi, il mancato coinvolgimento dei cittadini. Così anche l’Ati e la Srr”.

“Il Comune di Enna, – aggiunge il senatore – ha inviato in conferenza di servizi due funzionari e rilasciato il parere urbanistico, datato 18 marzo 2021. Quindi, resta da comprendere perché il Comune abbia deciso di espropriare il consiglio comunale di una sua competenza. Eppure, dal territorio, quell’inceneritore non lo vuole nessuno, non lo vogliono i sindaci, non lo vogliono i consigli comunali, non lo vogliono i cittadini, non lo vogliono le associazioni ambientaliste. E, ovviamente, è categorico il NO del Movimento 5 Stelle. Nei prossimi giorni, anche i consigli comunali di Agira e Valguarnera discuteranno una mozione a riguardo”.

Interviene anche il deputato alla Camera, vicepresidente della commissione Attività produttive Andrea Giarrizzo: “La problematica più importante che ci è stata sottoposta sin dal nostro insediamento è lo spopolamento del nostro territorio. Tantissime persone, tantissime famiglie, in questi anni, sono emigrate alla ricerca di opportunità lavorative. Questo inceneritore, non tocca soltanto le nostre sensibilità, ma penalizza la crescita del territorio, quella vera, quella che auspichiamo sin dal nostro insediamento. Per questa ragione ci siamo mossi su un insieme di misure per consentire una rinascita del territorio”.

“Tra queste, – continua Giarrizzo – ci tengo a sottolineare il grande lavoro fatto per le Zes, dove è servito un grande pressing che ho portato avanti personalmente, per fare rientrare la zona di Dittaino all’interno della Zes di Augusta, così da dare la possibilità agli imprenditori che già insistono nell’area di restare, di dare spazio a nuove attività, ma anche di attrarre nuovi capitali”.

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“Nel momento in cui siamo riusciti in questa opera di promozione della nostra area produttiva, siamo riusciti ad includere l’area tra le Zes, dopo aver coinvolto anche il Ministro degli Esteri Di Maio per tentare di attrarre capitali anche esteri su altri progetti, – dice il deputato – la Regione cosa fa? Pensa alla creazione di un inceneritore. Assolutamente inaccettabile, una visione antitetica ai principi basilari dello sviluppo del territorio, scollegata persino dalle direttive dell’Unione europea e totalmente anacronistica. Per non parlare delle vere e proprie guerre per migliorare le nostre infrastrutture e la viabilità provinciale. Si pensi alle sollecitazioni continue che ho portato avanti in questi anni, per la statalizzazione della SP4 e il conseguente passaggio della strada ad Anas, nonché l’aver intercettato dei fondi utili alla manutenzione del ponte Mulinello che partirà a breve. E ancora, tutto il lavoro fatto per portare avanti misure rivolte ai nostri giovani, per la promozione e il sostegno all’autoimpresa”.

“Da cittadino valguarnese, oltre che della provincia di Enna, oltre che essere rappresentante nelle istituzioni e vicepresidente della commissione Attività produttive, non posso che dirmi furibondo per questa scelta della Regione. Non arretreremo di un passo, il nostro è un no senza sé e senza ma, non permetteremo che questo impianto infici e metta a rischio le attività produttive della zona. Ho scritto alla Regione Siciliana, all’assessore all’Ambiente Cordaro, al presidente Musumeci, chiedendo venga fatta presto chiarezza.” – conclude Giarrizzo.

Infine, i due parlamentari M5S, ribadiscono la volontà di coinvolgere tutti gli attori, anche le attività produttive che si trovano all’interno della zona industriale, così i vertici dell’Outlet che ricordiamo, si trova a pochissimi chilometri dall’area interessata dal progetto e che oggi conta oltre 5 milioni di visitatori l’anno.

Nel merito del progetto di essiccazione fanghi, presentato dalla società ARRI S.r.L., è intervenuto anche il membro del direttivo regionale di Legambiente, Giuseppe Maria Amato. “Da progetto, si prevede la lavorazione di una lunga serie di tipologie di fanghi, ben 22 Codici CER, tra i quali rifiuti non specificati altrimenti. Questa lavorazione prevede in sintesi l’essicazione, la trasformazione in pellet e la termodistruzione degli stessi fanghi con recupero di acque e di energia termica”.

“Legambiente – continua la nota stampa dell’associazione ambientalista – ritiene non accettabile l’idea che i fanghi da depurazione debbano essere trattati tutti alla stessa maniera senza distinzioni, ovvero con il loro incenerimento. I fanghi di buona qualità e idonei all’agricoltura devono essere destinati ad altro tipo di impianti che ne prevedano il recupero e riutilizzo sui campi. È opportuno, inoltre, che la ditta proponente specifichi l’origine e la filiera dei fanghi destinati all’impianto per capirne la provenienza, tipologia e distanza. Questo per valutare complessivamente la sostenibilità del progetto ed eliminare dubbi sulla tipologia di materiale che vorrebbero trattare. Inoltre, Legambiente chiede maggiori dettagli sul sistema di stoccaggio e gestione delle ceneri prodotte dalla combustione che ad oggi non è dato evincere dal progetto, soprattutto per fanghi non idonei ad altro uso, potrebbero essere interessate da alte concentrazioni di inquinanti che in nessun caso dovrebbero rischiare di contaminare aria, acqua e suolo di un’area la cui vocazione è indubbiamente quella della agricoltura di qualità”.

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