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BIOCONTENIMENTO: IL MINISTERO DELLA SALUTE INSERISCE IL MODELLO FORMATIVO DELL’OMCEO NEL PIANO PANDEMICO NAZIONALE

Riccardo Giugno 19, 2021 4 minuti letti

BIOCONTENIMENTO: IL MINISTERO DELLA SALUTE INSERISCE

IL MODELLO FORMATIVO DELL’OMCEO NEL PIANO PANDEMICO NAZIONALE

Toti Amato “Esporteremo il progetto in Algeria e Tunisia, già avviata l’interlocuzione”

Maria Rita Gismondo “Mai più medici impreparati e con i sacchi di spazzatura per proteggersi”

Palermo 19 giugno 2020 – Avviato per la prima volta in Sicilia, il Ministero della Salute inserisce il progetto formativo “Health Biosafety Training” sulle procedure di biocontenimento nel Piano nazionale pandemico come modello operativo da applicare in tutte le regioni italiane.

L’Ordine dei medici di Palermo, diventato nel frattempo centro di formazione permanente sul biocontenimento, si avvia ora ad addestrare nei primi Paesi del Mediterraneo (Tunisia e Algeria) tutti i soggetti coinvolti nella gestione di un pericolo pandemico attraverso accordi con i ministeri della Salute dei Paesi interessati.

L’Ordine si configura oggi un riferimento nazionale ed estero per la formazione sulle procedure necessarie all’approccio e al trattamento dei pazienti altamente infetti. Un riconoscimento “non solo per l’Omceo ma per tutti i medici perché il covid ha dimostrato che i rischi biologici sono globali e i pericoli di contagio, a cui sono esposti tutti i sanitari da oltre un anno, sono altissimi. Non bisogna solo prevedere, ma essere pronti: abbiamo messo a punto Health Biosafety Training nel 2019, in tempi non sospetti. Questo ci ha permesso all’insorgere della pandemia di formare in un paio di mesi circa 10mila discenti. Sollecitati da Algeria e Tunisia esporteremo in questi primi Paesi il nostro modello attraverso accordi che abbiamo già avviato con i rispettivi ministeri della Salute”. Lo ha detto il presidente dell’Omceo Toti Amato, membro della Federazione nazionale Fnomceo, durante il tavolo tecnico che si è svolto ieri a Villa Magnisi (sede dell’Omceo) per fare il punto sullo stato dell’arte della pandemia da Covid, le priorità da sviluppare per il futuro e le esperienze da non disperdere.

Ai lavori hanno partecipato autorevoli esponenti regionali e nazionali del panorama istituzionale e delle forze armate. “E’ un progetto partito dalla Sicilia – ha detto il dirigente medico del Ministero della Salute Ulrico Angeloni – ma che abbiamo già applicato in tutte le Usmaf italiane per la qualità del percorso formativo, che include anche le esercitazioni pratiche. L’alto numero dei discenti formati parlano chiaro”.

A stretto giro sono arrivate anche le congratulazioni all’Omceo dei vertici del polo ospedaliero Luigi Sacco di Milano, ma insieme a “una grande tristezza”, ha rimarcato il direttore di Microbiologia clinica, virologia e bioemergenze, Maria Rita Gismondo illustrando l’esperienza del Sacco. “Mi auguro -ha detto – di non vedere più medici con i sacchi di spazzatura addosso per proteggersi. Se fossero state formati non sarebbe successo”. “Il covid – ha proseguito – ci ha trovati impreparati e ogni cosa è stata affidata alla generosità dei sanitari e delle singole strutture. Iniziative come quella avviata dall’Ordine di Palermo avrebbero dovuto essere standardizzate da un piano nazionale che ad oggi non c’è ancora. La formazione in tutte le sue fasi è più importante delle stesse strutture. Se gli operatori non sono addestrati, anche a livello infermieristico, sono un pericolo per sé e per gli altri”.

Di simulazione e formazione efficace hanno parlato i direttori generali delle Asp di Ragusa e di Trapani, rispettivamente Angelo Aliquò e Paolo Zappalà.

“Abbiamo appreso meglio i sistemi della simulazione – ha detto Aliquò –. Un sistema straordinario, applicato da sempre dall’aeronautica per l’annullamento del rischio, ma che può essere utilizzato in vari scenari anche non emergenziali. La medicina è pratica su tutto, anche la formulazione dei protocolli sono il frutto di simulazioni”.

“Un percorso formativo interistituzionale capace di supportare tutte le attività che abbiamo messo in campo – ha concluso Zappalà – . La formazione in emergenza, non solo quella professionale degli operatori, ma la formazione intesa come sviluppo di capacità logistiche e organizzative, ha un ruolo fondamentale e strategico perché abitua gli operatori e tutti i livelli istituzionali a tenere sempre alta la guardia rispetto agli scenari di rischio, offrendo la possibilità di sviluppare una cultura organizzativa nella gestione di possibili emergenze”.

Nel corso dei lavori, sono intervenuti, tra gli altri, anche il coordinatore scientifico del progetto Health Biosafety Training Francesco Bongiorno, il direttore regionale Usmaf Sans-Ministero della Salute Claudio Pulvirenti e Marco LaStilla, capo centro aeromedico dell’istituto di Medicina aerospaziale dell’aeronautica militare di Roma.

Health Biosafety Training è nato con la collaborazione del Ministero della Salute, l’assessorato della Salute della Regione siciliana, l’Omceo (capofila degli ordini siciliani) e le Asp di Ragusa e di Trapani. Nel 2020, l’Omceo ha già formato circa 10mila discenti tra dirigenti e personale delle Aziende sanitarie regionali, della Seus 118 dell’Usmaf-Sasn del ministero della Salute, della Croce rossa, della polizia, carabinieri nas, guardia costiera, capitaneria di porto.

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