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“Tumore Ovarico, manteniamoci informate!”: riprende da Palermo la campagna per accendere i riflettori sulla malattia e le nuove opportunità di cura

Riccardo Gennaio 26, 2021 7 minuti letti

“Tumore Ovarico, manteniamoci informate!”: riprende da Palermo la campagna per accendere i riflettori sulla malattia e le nuove opportunità di cura

Riprende da Palermo la campagna “Tumore Ovarico, manteniamoci informate!”, promossa
da Fondazione AIOM insieme ad ACTO Onlus, LOTO Onlus, Mai più sole e aBRCAdabra
con il sostegno incondizionato di GSK. L’iniziativa è nata per aumentare la consapevolezza
sul carcinoma ovarico e valorizzare le nuove opportunità delle terapie di mantenimento
per tutte le donne, con o senza mutazione genetica.

Sul sito www.manteniamociinformate.it le informazioni sul tumore ovarico, le terapie e i 6 video-racconti che illustrano momenti di straordinaria quotidianità di due donne affette da tumore ovarico,
una con mutazione BRCA l’altra con forma non mutata di malattia, narrati dal volto
e dalla voce di Claudia Gerini, testimonial della campagna.

Palermo, 26 gennaio 2021 – Ricomincia il suo viaggio nel 2021 la campagna “Tumore Ovarico, manteniamoci informate!” che fa tappa in Sicilia, dove sono poco meno di 400 i nuovi casi di tumore ovarico ogni anno (Registri Tumori) e sono circa 3.000 le pazienti che convivono con la malattia.
La campagna, promossa da Fondazione AIOM insieme ad ACTO Onlus, LOTO Onlus, Mai più sole e aBRCAdabra con il sostegno incondizionato di GSK, ha come obiettivo quello di invitare le donne e le pazienti a “mantenersi informate” proprio perché oggi sul fronte del tumore ovarico sono molte le cose da sapere e le novità da conoscere: in primo luogo i progressi della ricerca e delle terapie, che stanno migliorando sopravvivenza e qualità di vita, ma anche i test molecolari, che permettono alle pazienti di accedere al trattamento più appropriato per il proprio tipo di tumore.
Insieme agli eventi territoriali, che vedono la partecipazione degli specialisti e delle pazienti, la campagna informativa fa leva su una serie di attività online e social e sui 6 video-racconti disponibili sul sito web www.manteniamociinformate.it e sui profili Facebook e Instagram della campagna. I video-racconti portano all’attenzione dello spettatore frammenti straordinari di vita legati all’esperienza delle protagoniste, Sara e Monica, interpretate da Laura Mazzi e Francesca Della Ragione: due donne diverse per carattere, stile di vita e interessi ma che affrontano la stessa malattia, il tumore ovarico. Monica presenta una mutazione genetica di tipo BRCA1, Sara ha una forma non mutata di malattia. I video-racconti sono diretti da Paola Pessot e narrati dal volto e dalla voce della testimonial d’eccezione Claudia Gerini.
In Italia ogni anno oltre 5.200 donne ricevono una diagnosi di tumore ovarico e a causa di sintomi aspecifici o non riconosciuti, in circa l’80% dei casi la malattia viene diagnosticata in fase già avanzata. Oggi però lo scenario è in evoluzione e una delle novità più importanti di questi anni è la possibilità per tutte le pazienti di accedere alle terapie di mantenimento, che permettono di allontanare le ricadute dopo chemioterapia e che si sono dimostrate efficaci su questa neoplasia.
«Lo scenario è in evoluzione – dichiara Stefania Gori, Presidente Fondazione AIOM e Direttore Dipartimento Oncologico IRCCS Sacro Cuore Don Calabri, Negrar – uno dei progressi più importanti è la possibilità di utilizzare, in fase di mantenimento dopo la chemioterapia, terapie orali con i PARP inibitori, che hanno aumentato in modo significativo la possibilità di prolungare il tempo libero da progressione di malattia nelle donne con mutazione BRCA. Finalmente adesso i PARP inibitori possono essere utilizzati anche nelle pazienti “senza” mutazione BRCA, che rappresentano ben il 75% del totale e che fino a poco tempo fa avevano poche alternative terapeutiche. Tali farmaci possono essere utilizzati dopo una prima linea di chemioterapia oppure al momento della recidiva di tumore, dopo altre linee di chemioterapia. Purtroppo, ancora oggi, 3 pazienti su 4 senza mutazione BRCA (Wild Type) in recidiva non sono in terapia di mantenimento con un PARP inibitore o non lo ricevono in modo tempestivo ma sicuramente questo dato tenderà a migliorare nel tempo».
La diagnosi precoce per il carcinoma ovarico non esiste ancora e le uniche due armi per contrastare la malattia da subito sono la conoscenza e cure appropriate.
«Il tumore dell’ovaio è una neoplasia che si sviluppa dalle ovaie, dalle tube e dal peritoneo; si tratta di una neoplasia che evolve in modo subdolo e quando si manifestano i sintomi, peraltro molto aspecifici, la malattia è spesso già in fase avanzata – afferma Vito Chiantera, Professore Ordinario Università di Palermo, Direttore dell’Unità operativa complessa di Ginecologia Oncologica dell’Ospedale Civico di Palermo e Direttore scientifico di LOTO Sicilia – proprio per la complessità di questo tumore al momento della diagnosi occorre che i clinici abbiano ben chiara la strada da percorrere fin dai primi passi; è per questo fondamentale che le donne si affidino a Centri di riferimento che abbiano il volume necessario e la expertise per poter curare questa patologia. Solo all’interno di un Centro di riferimento che sia dedicato alla cura dei tumori ovarici è presente un team multidisciplinare costituito da ginecologo oncologo, oncologo medico, radiologo, anatomopatologo ed altre figure professionali in grado di prendere in carico il caso clinico e scegliere le migliori opportunità terapeutiche possibili per la cura della paziente».
Per poter creare cultura nella popolazione sul tumore ovarico e le nuove terapie è di fondamentale importanza l’alleanza tra comunità scientifica, Associazioni di pazienti e il mondo farmaceutico.
«Noi crediamo molto nell’educazione, nella prevenzione, che significa fare cultura, creare consapevolezza nelle persone per far sì che momenti a volte ineluttabili della propria esistenza, come può essere una malattia oncologica, vengano visti, scoperti, diagnosticati per tempo – conclude Sabrina de Camillis, Head of Government Affairs & Communications, GSK – un’azienda come la nostra può fare molto ma ha bisogno di costruire delle partnership: con le Associazioni di pazienti in primis ma anche con chi ha le competenze e la credibilità scientifica e sociale, come la Fondazione AIOM. La campagna è in linea con la nostra filosofia, il nostro approccio. In più è innovativa, guarda ai potenziali fruitori attraverso modelli comunicativi e linguaggi diversi che non escludono nessuno: dalla teenager alla signora di una certa età e perché no, ai maschi, mariti e compagni. Per questo abbiamo deciso di partecipare e di essere l’unica azienda a supportare questa iniziativa».

La voce delle Associazioni

Sandra Balboni, Presidente LOTO Onlus
«Si stima che ben il 60% delle donne non conosca il tumore ovarico, nonostante ogni anno oltre 5.200 italiane ricevano questa diagnosi. L’obiettivo di ogni campagna di informazione è quello di arrivare a un pubblico più ampio possibile e in questo senso “Tumore Ovarico, manteniamoci informate!” sta facendo un lavoro egregio, anche grazie al supporto delle Associazioni. Come LOTO Onlus siamo presenti nei migliori Centri italiani specializzati in questa patologia – tra cui l’Ospedale di Palermo – e il nostro obiettivo è quello di mettere sempre le pazienti al centro: dell’accoglienza, dei progetti, delle iniziative. Solo in questo modo possiamo fare la differenza per le donne che stanno affrontando questo tipo di tumore, supportandole concretamente, coinvolgendole in iniziative e aggiornandole costantemente sui progressi delle terapie e della ricerca, in grado di migliorare sopravvivenza e qualità di vita».

Ornella Campanella, Presidente aBRCAdaBRA
«È fondamentale identificare la tipologia di tumore ovarico e ciò può essere fatto solo con l’esecuzione del test per individuare il gene mutato BRCA. La presenza o meno della mutazione genetica BRCA1 o BRCA2 ha un enorme impatto in termini di predittività e, quindi, in termini di risposta terapeutica e di appropriatezza del percorso clinico. Un tumore che presenta una mutazione BRCA risponde a certe terapie farmacologiche in modo diverso rispetto a un tumore ovarico non associato a mutazione. La scelta del trattamento può fare la differenza per la paziente. Ma intercettare i tumori BRCA positivi è importante anche per un altro aspetto: la possibilità di individuare all’interno del nucleo familiare della paziente eventuali soggetti con mutazione genetica BRCA. In caso di positività si crea un effetto domino su tutto il nucleo che consente l’accesso a percorsi personalizzati di prevenzione come il test genetico e, in caso di positività, alla chirurgia profilattica oppure ad un programma di sorveglianza stretta non solo per prevenire il tumore ovarico ma anche quello della mammella».

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