Primavere arabe, la rivoluzione incompiuta: tra radici e futuro
Un processo di cambiamento ancora in atto, per molti Paesi sospeso ma ardente sotto la pesante cenere della pandemia. Dal 2011 a oggi, non รจ questione di cosa resta ma di cosa puรฒ ancora accadere
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Damiano Mattana –
ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:49 Dicembre 19, 2020
Dieci anni. Probabilmente poco per tirare le somme, ancor meno per cercare di definire gli effetti. Forse piรน unโoccasione per ragionare, dare forma e spazio alle cause e cercare di capire la direzione presa dagli eventi. Tenendo naturalmente in conto tutte quelle variabili che, pur in un lasso di tempo cosรฌ breve, possono subentrare. E sconvolgere, modificare, arrestare o accelerare processi storici giร in atto. In questo senso vanno lette le Primavere arabe che, allโinizio del secondo decennio del Duemila hanno stravolto lโassetto dei Paesi musulmani. In Medio Oriente e Nord Africa, unโondata di cambiamento che le giovani generazioni avevano iniziato a pretendere. E che finรฌ per sconvolgere gli assetti fin lรฌ marmorizzati da governi pluridecennali e regimi finiti per essere sovvertiti.
La Rivoluzione dei Gelsomini, in Tunisia, non รจ stato che lโinizio. Poi Siria, Yemen, Egitto, Libia, Bahrain, Algeriaโฆ Chi ha ottenuto qualcosa, chi nulla. Di sicuro, una fase storica che non ha ancora detto tutto quello che aveva da dire. E se cโรจ chi raccoglie il testimone della protesta, aspettando di assegnare al processo di cambiamento il suo giusto posto nella storia, cโรจ anche chi tenta di inquadrare il tutto. O perlomeno, i primi dieci anni della storia. Cercando di capire se la fine dei grandi regimi (su tutti quello di Saddam Hussein in Iraq e quello di Muhammar Gheddafi in Libia) abbia davvero innescato un riverbero democratico o se il tutto si sia risolto in una frammentazione da guerra per procura. Per parlare di ereditร รจ decisamente troppo presto. Alcuni Paesi, come lโAlgeria o il Libano, le piazze se le sono prese fino a ieri lโaltro. Ma, forse, รจ un buon momento per chiarire qualche concetto. Primo fra tutti, la continuitร della mobilitazione. Sospesa ma non fermata. Interris.it ne ha parlato con Silvia Colombo, responsabile di ricerca del programma Mediterraneo e Medioriente presso lo Iai.
Dott.ssa Colombo, la stagione delle Primavere arabe ha vissuto forse un periodo ancora troppo breve per inquadrarlo a fondo. Ma, dopo 10 anni, รจ possibile tracciare un primo quadro del nuovo assetto?
โEโ un momento piรน per noi analisti che per 10 anni abbiamo seguito lโevoluzione del post-primavere e dei processi di trasformazione innescati sia in modo virtuoso, con il risveglio di una partecipazione politica dal basso, sia in termini negativi. Oggi piรน che mai cโรจ una situazione di conflittualitร che permea la regione a causa di evoluzioni generate da quelle situazioni. Un momento di valutazione e di autovalutazione sulla nostra capacitร critica di interpretare questi aspetti. Se guardiamo al mondo arabo, ci sono ben poche celebrazioni. Questo deve far riflettere, non perchรฉ tutto รจ stato tempo perso ma perchรฉ credo il nostro modo di guardare questi eventi abbia enfatizzato molto la portata dellโentusiasmo iniziale ma anche le problematiche. Diverso รจ vivere queste situazioni sul campoโ.
Poste le diverse dinamiche territoriali, a che punto รจ il processo di cambiamento?
โDa una parte per i cittadini di questi Paesi cโรจ una forte consapevolezza che qualcosa รจ cambiato. Anche la stagione del 2011 รจ stata rappresentativa fino a un certo punto. Eโ piรน nellโarco dei dieci anni che abbiamo visto come questi semi sono germogliati. La dinamica temporale รจ stata molto piรน lunga. Anche il modo in cui abbiamo interpretato e parlato di questi fenomeni ha fuorviato le risposte della politica. Quel periodo deve essere messo in un contesto piรน ampio e piรน critico, che tenga conto dei processi precedenti e di come queste popolazioni stiano vivendo questo frangente. Sicuramente lโoccasione dellโanniversario pone alcuni espetti di criticitร : le proteste sono continuate ma in modi diversiโ.
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In alcuni contesti piรน che in altri?
โIl caso algerino, ma anche in Libano, che aveva avuto vari episodi a partire dal 2008, poi nel 2011, nel 2015 e fino allโanno scorso. Questa continuitร si รจ intersecata con questioni piรน ampie come il Covid-19, che ha frenato moltissimo le proteste dal basso per ovvi motivi organizzativi. Ad esempio in Algeria, che era ancora in fase di mobilitazione popolare. Secondo alcuni lo stesso vale per il Libano, al di lร dellโevento dellโesplosione al porto di Beirut. Sicuramente lโimpatto della pandemia, soprattutto sul piano socio-economico, ha consentito ad alcuni governi della regione di sfruttarli per allontanare da sรฉ lโombra delle proteste dal basso. In Egitto, anche dalle autoritร religiose, รจ stato utilizzato nelle necessitร del quietismo per proteggere il regime di al-Sisi, tutto fuorchรฉ stabileโ.
Quello del virus rischia di essere un impatto a lungo termine. Ma questo concetto vale anche per situazioni di forte instabilitร socio-economica, peraltro giร innescata da un vento rivoluzionario ancora giovane?
โAlcuni dicono che questa รจ solo una parentesi e che appena le condizioni lo permetteranno torneremo a vedere una continuazione. Secondo me tutte queste esperienze stiano trasformando le proteste. Non possiamo frammentare. Eโ tutto un processo continuativo, articolato e contraddittorio. Il Covid-19 avrร un impatto determinante e non รจ detto che tutto riprenderร da dove si era interrotto. Prima di tutto perchรฉ la mobilitazione non si รจ mai fermata. Nuovi tentativi di dare una risposta ai bisogni, anche molto basilari, come ad esempio sanitร e scuola, nuove forme di protesta sono state trovate. Magari alcuni avranno esaurito la loro esperienza con una trasformazione ma, dโaltro canto, i problemi resteranno e potrebbero esserci altre forme di mobilitazione, laddove lโimpatto della crisi socio-economica sarร stato piรน forteโ.
Ha senso collegare le Primavere arabe alle recrudescenze della lotta jihadista che, dopo pochi anni, avrebbe portato gravi conseguenze anche in Europa?
โLeggere le forme di radicalizzazione violenta come un risultato delle primavere arabe รจ un poโ fuorviante. Si tratta di processi molto piรน lunghi e profondi. un processo di radicalizzazione puรฒ sรฌ avvenire nellโarco di pochi mesi, ma se guardiamo a contesti piรน ampi tutto affonda le proprie radici in un periodo di gestazione piรน lungo. Non si puรฒ negare che tutti i processi che si sono messi in moto, alcuni di destrutturazione attraverso percorsi violenti in Libia, Yemen e Siria, ma anche il venire meno per alcuni a un controllo totale del proprio territorio, sicuramente ha portato alcune parti della popolazione, minoritaria, anche per il fallimento dellโintegrazione in Europa, a giocare un ruolo nella radicalizzazione. Il terrorismo di matrice jihadista visto in questo decennio, si รจ incarnato essenzialmente nel sedicente Stato islamico, un tentativo allโinterno della regione di strutturare lโordine statuario invocando lโidea di uno Stato. Quello che abbiamo visto in Europa รจ stato il frutto di processi molto piรน lunghi. Vanno anche considerati anche i ruoli degli attori internazionali in questi teatri di conflitto dopo i primi anni di โgestazioneโ. Eโ importante inserire questo elemento nellโanalisi di questo decennio ma senza tirare conclusioni su cause ed effetti che non sono cosรฌ connessiโ.
In alcuni Paesi i primi effetti si sono visti dopo diversi anni, in altri si รจ continuato a scendere in piazza finchรฉ si รจ potutoโฆ Questo clima di confusione, dovuto sia alla battuta dโarresto che alle difficoltร di assestare le varie tensioni intestine, ha modificato anche il ruolo degli attori internazionali?
โSe pensiamo a quello che รจ successo in processi simili in Europa nei secoli passati, รจ esattamente quello che รจ accaduto qui. Anche in altre zone del mondo si sono innescati processi di cambiamento, come dopo la disgregazione dellโUrss o nei Paesi dellโEst Europa. Sicuramente cโรจ piรน caos, una destrutturazione dellโordine regionale, che รจ lโimpatto fortissimo che queste trasformazioni hanno avuto su una visione del Medio Oriente fino al 2011 in cui cโera la dominazione degli Stati Uniti. Cโรจ mancanza di ordine e coerenza ma credo sia un risultato naturale di questi processi. Piรน interessante รจ capire se le dinamiche interne stiano andando nella giusta direzione. E qui vediamo risultati molto diversificati. Oppure capire come queste mobilitazioni si riusciranno a inquadrare in un contesto che lascia molto poco spazio alla trasformazione politicai n senso democratico. Questo vuol dire adattare le nostre politiche ma prima chiarendo quali sono gli obiettivi da raggiungere. Riconoscere con umiltร che abbiamo poco margine per influenzare le dinamiche regionali e chiarire a noi stessi lโobiettivo di fondo. Eโ inutile che lโUnione europea si spenda con dichiarazioni sulla stabilitร e sui diritti e poi i Paesi membri continuino a vendere armi. Arrivare quindi a una chiarezza che finora non si รจ manifestataโ.


