Il teatro che respira: quando il virus non ferma la cultura
Il direttore generale della Fondazione Teatro della Toscana, Marco Giorgetti, spiega a Interris.it la strategia del dopo chiusura: “Il lavoro continua per essere pronti quando la pandemia sarร sconfitta. Ma le professionalitร siano tutelate”
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Damiano Mattana –
ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:36 Ottobre 31, 2020
Sono molti i sacrifici che la pandemia ci ha imposto. Alcuni per far fronte alla violenza del virus, altri per unโazione preventiva, volta a scongiurarne la progressione incontrollata. Costringendo, in molti casi, ad accantonare i piรน semplici gesti quotidiani, ma anche a rinunciare a trascorrere dei momenti allโinsegna della cultura e della bellezza. Gli investimenti del settore dello spettacolo, fra i piรน colpiti dal lockdown, erano stati significativi. Strumenti e risorse per tornare a lavorare in presenza, per garantire sicurezza e distanziamento sociale nelle sale teatrali e in quelle cinematografiche. Con risultati significativi considerando lโesiguo numero di contagi veicolati attraverso i luoghi in questione. Percentuali comunque insufficienti a tenerli fuori dallโultimo Dpcm, che ne ha imposto la chiusura in nome della tutela della salute pubblica.
Un teatro alternativo
E se ora intere categorie professionali tornano a chiedere assistenza, cโรจ anche chi ha deciso di seguire lโunica strada possibile in tempo di pandemia: โContinueremo, finchรฉ possibile, a lavorare per il nostro pubblico โ ha raccontato a Interris.it Marco Giorgetti, direttore generale della Fondazione Teatro della Toscana -. Al pubblico facciamo vedere che il teatro cโรจ, va avanti e sarร pronto a ripartire non appena la situazione lo consentirร โ.
Direttore Giorgetti, dopo il periodo di lockdown si rendono necessarie nuove chiusure per contenere la curva dei contagi. Il settore dello spettacolo come affronta le nuove disposizioni?
โLa situazione si va chiarendo di giorno in giorno. Lo scenario migliore che noi possiamo immaginare รจ di poter continuare a lavorare dentro i teatri, per usare il tempo da qui allโannullamento dei provvedimenti, naturalmente perchรฉ la pandemia sarร stata domata, per preparare, per provare e farci trovare pronti al dopo. Eโ lโunica possibilitร che abbiamo, qualora non ci sia un altro lockdown generalizzato. Il teatro รจ vivo. I lavoratori li abbiamo lasciati al lavoro, senza applicare alcuna cassa integrazione, per consentire lo svolgimento di prove, preparazione e tutto quello che serve per farci trovare pronti nel momento in cui riapriremo. Con questo noi diamo lavoro, continueremo a darlo anche ai cosiddetti โscritturatiโ. E utilizziamo al meglio un tempo difficilissimo, perchรฉ ci manca il rapporto col pubblico, ma che in qualche modo puรฒ essere messo a frutto per sperimentare al meglio la nostra esperienzaโ.
Cโรจ poi la questione pubblicoโฆ
โAltra finalitร fondamentale รจ mantenere un canale aperto con il pubblico, cercando di far capire ai nostri appassionati e non che noi ci siamo, che siamo pronti a uscire con nuove esperienze. E quindi tenere questo filo interattivo, attraverso uffici preposti, direttamente con il pubblicoโ.
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Proseguire di fatto lโattivitร teatrale รจ uno sforzo sostenibile senza lโapporto dello spettacolo e, quindi, del pubblico?
โSรฌ, certo. Eโ sostenibile perchรฉ il nostro lavoro รจ sempre fortemente collegato al preparare gli spettacoli. Lo spettacolo รจ solo la punta dellโiceberg. Andare in scena รจ il risultato di un lunghissimo, appassionato e complesso lavoro che coinvolge tutta la struttura. Eโ sostenibile perchรฉ lo Stato ci riconosce il Fus, i soci fondatori hanno confermato i loro contributi, sposando una linea di mantenimento di profilo alto. Sarebbe piรน facile dire โil teatro non si puรฒ fareโ e chiudere. Ma agire cosรฌ, oggi, non far lavorare le persone, significherebbe riaprire fra sei mesi, non fra due o tre. Il teatro ha bisogno di un tempo per realizzarsiโ.
Subito dopo le nuove chiusure รจ stato varato un nuovo decreto incentrato sui sostegni alle attivitร . In concreto, cosa chiede il settore dello spettacolo? Cโรจ lโapporto dello Stato?
โPer quanto riguarda le nostre strutture, i teatri pubblici, il sostegno cโรจ ed รจ forte e convinto. So che lo Stato sta lavorando, come fondamentale che sia, a forme di sostegno dei tecnici e degli scritturati. E questo รจ un appello che io lancio continuamente anche al nostro governo: dobbiamo coprire lโemergenza che riguarda i singoli, i professionisti. Eโ indispensabile. Non basta consentire la vitalitร dei teatri ma sostenere una categoria che, se scompare, non si fa piรน il teatroโ.
Anche perchรฉ in gioco non cโรจ solo la categoria attoriale ma un numero elevato di professionalitร a rischioโฆ
โNoi, impiegati del teatro, lo prepariamo e lo consentiamo. Ma in scena ci si va grazie a questa comunitร fantastica di grandissime professionalitร che non possono essere dimenticateโ.
Come si articola il vostro servizio di relazione con il pubblico? Sono state pensate anche altre iniziative in tal senso?
โSemplicemente รจ un numero telefonico. Come stiamo facendo con i nostri amici francesi, abbiamo aperto dei canali telefonici di comunicazione. Sembrerร un poโ antica forse la cosa. Abbiamo ripreso con loro il discorso delle โConsultazioni poetiche al telefonoโ, ossia un artista risponde a uno spettatore che si confida con lui e gli regala un brano di poesia, o una recitazione. Inoltre, cโรจ anche un numero dedicato che sta chiamando tutti i nostri abbonati per dire che noi ci siamoโ.
Quindi anche per quanto riguarda gli abbonamenti si รจ cercato di sopperire instaurando un filo diretto col singolo spettatore?
โSรฌ, li stiamo chiamando tutti per chiedere se vogliano o meno un rimborso. Alcuni dicono di sรฌ, altri ci regalano i soldi. Ma lโimportante รจ dirgli, con messaggi semplici, che il teatro sta lavorando per loro. Credo sia lโunica cosa che possiamo fare nei confronti del nostro pubblicoโ.
I teatri, cosรฌ come i cinema e altri luoghi di cultura, sono fra le attivitร che piรน hanno investito per garantire sicurezza e distanziamento sociale. La disposizione del Dpcm vi ha sorpreso o รจ una strategia condivisa?
โNoi abbiamo fatto un grandissimo lavoro per rendere i luoghi sicuri. E i teatri sono luoghi stra-sicuri, forse anche piรน delle case credo. Perรฒ ognuno deve fare il suo mestiere. Io faccio da tanti anni il teatro. Se i medici fanno bene il loro mestiere, vuol dire che il provvedimento che oggi doveva essere fatto รจ quello indispensabile. Non posso dubitare che si svolga bene il lavoro altrui. Se si comincia a dubitare dei mestieri non se ne esce. Ognuno nella societร civile faccia la sua parte con la massima onestร possibileโ.
Lavoro e relazione col pubblico: una linea adottata anche da altri teatri?
โNoi, come fondazione autonoma, gestiamo il Teatro della Pergola di Firenze, il Teatro Studio di Scandicci e il Teatro Era di Pontedera. Sono queste tre le situazioni che fanno capo a noiโ.


