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Economia e Coronavirus: l'esperta in politiche del lavoro Serena Schillirò "Le imprese nel post Covid 19 dovranno affrontare una grande sfida"

Su Aprile 19, 2020 8 minuti letti

L’intervista all’idonese Serena Schillirò esperta in politiche economiche attive sul territorio che ci da le sue considerazioni sull’attuale situazione economica a seguito della Pandemia del Covd 19, e quelle sulle prospettive future.
La Pandemia del Covid-19 oltre a provocare decine di migliaia di lutti per gli effetti sulla salute dei cittadini rischi di provocarne non meno importante come effetto collaterale, in particolare per le conseguenze sull’economica. Un suo giudizio.
“L’emergenza Covid-19 è un’emergenza sanitaria i cui riflessi socio – economici caratterizzeranno la nostra società per un periodo molto lungo. Il mondo post Pandemia non sarà più lo stesso, e di certo il nostro territorio non farà eccezione. Per evitare effetti devastanti e irrimediabili, sarà necessario che le imprese, i lavoratori autonomi e i professionisti che sono stati costretti a fermarsi, per le restrizioni imposte da DPCM e Ordinanze regionali o per motivi di salute, riprendano al più presto le proprie attività, anche in modalità smart working o comunque, compatibilmente con le prescrizioni normative, adottando tutte le precauzioni necessarie per evitare il contagio. Durante la fase 2, non tornerà tutto come prima. Le imprese dovranno affrontare una grande sfida: reinventare il proprio lavoro, che si tratti di processo produttivo o di erogazione di servizi. Le imprese dovranno analizzare il mutato contesto e curvare il proprio prodotto/servizio sulle nuove esigenze e soprattutto sulle nuove modalità di erogazione e connessione. Anche nella fase 2, infatti, sarà incentivato lo smart working, le riunioni si terranno attraverso piattaforme di connessione, il trasferimento di informazioni avverrà attraverso webinar, sarà sempre più utilizzato lo shopping on line, si continuerà a fare ricorso alle consegne a domicilio, mentre molti servizi verranno erogati via web. Per affrontare il nuovo mondo post Pandemia, dunque, alcune imprese dovranno certamente ricorrere a innovazioni di processo o di prodotto per tentare di mantenere il proprio fatturato e rimanere sul mercato. Inutile evidenziare, che tale mutazione del contesto, risulta ancor più penalizzante per le imprese che operano nel nostro territorio, che purtroppo risente di carenze infrastrutturali che impattano sulla fruizione di servizi, in particolar modo di quelli digitali e legati alla tecnologia: basti pensare che l’istruzione e la formazione professionale si è immediatamente “convertita” in Didattica e Formazione a distanza, mentre diversi allievi hanno difficoltà a seguire le lezioni o le attività on line per la mancanza di segnale/rete cellulare, di connessione dati, o di Giga, pertanto se non si provvede tempestivamente a colmare i gap infrastrutturali si rischia di ampliare le disuguaglianze e di non riuscire ad erogare i servizi in modo uniforme, creando difficoltà a imprese e cittadini. In proiezione, ritengo che l’informatizzazione e l’innovazione tecnologica, rivestiranno un ruolo rilevante in tutti i settori, pertanto è in questa direzione che cittadini e imprese dovranno implementare le proprie competenze”.
E’ una magra consolazione ma la crisi economica è globale e quindi interessa tutti e quindi tutti dovranno partire dallo stesso piano. Come vedi la situazione in particolare della Sicilia e nello specifico della provincia di Enna?
“Pur essendo globale, e investendo trasversalmente quasi tutti i settori, si ripartirà da posizioni consolidate, diverse per ogni Regione e da una Provincia all’altra. L’insufficienza infrastrutturale che caratterizza il nostro territorio, dove esistono ancora luoghi non raggiunti dalla rete cellulare, costituirà un ostacolo con cui imprese e cittadini dovranno fare i conti, pertanto sarebbe opportuno che le istituzioni si concentrassero sulla possibilità di rimuovere, quanto meno, le difficoltà infrastrutturali.
La ripartenza potrebbe costituire, comunque, un’opportunità per la Sicilia, le cui imprese potrebbero valorizzare ed innovare la propria produzione alla luce del mutato scenario, riposizionarsi e riconvertirsi consentendo lo sviluppo di alcuni territori con una visione di mercato globale. La Provincia di Enna dovrebbe ripartire dalla propria vocazione naturale caratterizzata dalla produzione agricola, puntando sulle innovazioni di filiera che consentirebbero di avviare processi di produzione, trasformazione, commercializzazione e distribuzione di prodotti agricoli, in particolari quelli biologici e tipici locali, che potrebbero costituire anche il volano per far ripartire il Turismo eno-gastronomico che, accostato al Turismo legato ai siti archeologici e culturali, di cui la nostra Provincia è ricca, costituisce il vero patrimonio del nostro territorio”.
Da dove deve ripartire questo territorio nella cosi definita Fase Due?
“La fase 2 deve ripartire dal privato con il contributo del pubblico: le imprese devono reinventarsi e diventare innovatrici indipendentemente dalla fase economica attraversata dal settore in cui operano, cavalcando l’onda dell’innovazione e abbandonando pratiche di business tradizionali. Per farlo occorre smettere di attendere ciò che manca e ripartire da ciò che c’è e che deve diventare la risorsa principale su cui far leva per innovare, le persone, anche avvalendosi dell’ausilio di nuovi strumenti digitali. Bisogna facilitare l’accesso all’alfabetizzazione digitale di cittadini aziendale per aumentare la familiarità delle persone verso le tematiche che ruotano attorno ai concetti dell’innovazione digitale. Per fare questo dobbiamo puntare agli incentivi alle imprese per abbattere il costo del lavoro e Politiche Attive Innovative per implementare ed estendere a tutti le azioni di formazione e training on the job e permettere l’adeguamento digitale delle imprese in modo da riposizionarsi sul mercato. Un adeguato utilizzo dei dispositivi di politiche attive del lavoro quali Tirocini extracurriculari, Apprendistato per il conseguimento della qualifica, del diploma professionale o del diploma d’istruzione secondaria superiore, della laurea, del master, o per progetti di ricerca, o più semplicemente l’Apprendistato professionalizzante, ma anche i Fondi interprofessionali e la formazione aziendale. In tal senso la Regione Siciliana ha già predisposto gli Avvisi pubblici per la Fase 2 del Programma Garanzia Giovani, che prevede percorsi di Orientamento specialistico, formazione per il conseguimento delle certificazioni informatiche e linguistiche, tirocini extracurriculari, formazione contestuale all’assunzione per lo sviluppo di competenze specialistiche, formazione/consulenza per la definizione del business plan e dello sviluppo di competenze imprenditoriali rivolti a giovani sotto i 35 anni, ed ha predisposto azioni formative, di tirocinio e accompagnamento al lavoro rivolte ai beneficiari di Reddito di Cittadinanza, che per rispettare la condizionalità devono partecipare alle misure di politiche attive del lavoro proposte dai Centri per l’impiego di competenza”.
Il Governo nazionale ha previsto una serie di interventi di sostegno all’economia che riguardano tutte le categorie, lavoratori autonomi, con il contributo di 600 euro, dipendenti con la cassa integrazione in deroga, imprenditori con facilitazioni ed agevolazioni di accesso al credito. Ma su questi strumenti c’è ancora tanta confusione poca informazione. Come li giudichi sufficienti o no e soprattutto potremmo fare un po di chiarezza su come sono suddivisi ed a chi indirizzati.
“A mio modesto parere le misure messe in atto del Governo nazionale, seppur apprezzabili, sono sufficienti a garantire la sopravvivenza ma non la ripartenza delle attività produttive, soprattutto quelle che sono state costrette a sospendere totalmente la propria attività a seguito dei DPCM. E’ stato corretto emanate i DPCM che, sebbene restrittivi, sono finalizzati alla tutela di un diritto primario, il Diritto alla salute, ma parallelamente, il Governo avrebbe dovuto emanare misure finalizzate ad evitare che l’emergenza sanitaria si trasformasse in emergenza economica, occupazionale e, di conseguenza, sociale. Oltre alle misure di integrazione salariale dei dipendenti, le misure governative riferite alle imprese, sono suddivise su due linee:
Un contributo di 600 euro (che dovrebbe essere innalzato a 800 euro) ai titolari di partita IVA iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria INPS, quindi artigiani, commercianti, lavoratori autonomi, liberi professionisti e collaboratori coordinati e continuativi (esteso a lavoratori stagionali e dello spettacolo) che è assolutamente insufficiente a far fronte all’emergenza, tenuto conto del crollo del fatturato e degli impegni ordinari che generalmente tali categorie assumono.
Un prestito agevolato alle imprese per il sostegno alla liquidità: lo strumento prevede garanzie statali su prestiti erogati dalle banche, e nello specifico, per prestiti agevolati e garantiti al 100% senza valutazione del fondo di garanzia fino a 25.000 euro, e prestiti richiedibili nel limite del 25% dei ricavi per aziende fino a 499 dipendenti con garanzia del 90% +10% dei confidi con valutazione del Fondo di Garanzia fino a 800.000 euro o del 90% fino a 5 milioni di euro. I prestiti prevedono un periodo di preammortamento di 2 anni e una durata massima di 6 anni e sono finalizzati a sostenere, costi del personale, investimenti e capitale circolante. Anche questa misura appare insufficiente a garantire una serena ripresa delle attività in quanto la valutazione del Fondo di Garanzia per prestiti superiori a 25mila euro potrebbe costituire un serio ostacolo all’attivazione della garanzia per quelle imprese che, a prescindere dall’emergenza stavano già affrontando un momento di difficoltà. Alle misure del Governo nazionale, si aggiungono le iniziative del Governo regionale che si articola nei seguenti provvedimenti:
Prestiti alle Famiglie per sostenere i consumi di persone fisiche che abbiano dichiarato nel 2018 un reddito netto non superiore ai 15 mila euro. Il contributo, fino a un massimo di 5 mila euro da restituire a partire dal 31 gennaio 2022, non richiederà la valutazione di merito bancaria e nemmeno garanzie personali.
Prestiti alle Imprese fino a 30 mila euro con lo stesso meccanismo dei prestiti alle famiglie. Potranno chiederli imprese con domicilio fiscale in Sicilia e un utile netto nel 2018 non superiore a 30 mila euro e numero addetti non superiore alle 5 unità. La norma vale anche per le imprese artigiane e le cooperative ma i fondi, anziché dall’Irfis, saranno gestiti in questo caso dalla Crias e dall’Ircac.
E’ bene evidenziare che al momento siamo nel mezzo della pandemia e della produzione legislativa che risulta ancora incompleta in quanto, spesso mancano di decreti attuativi, circolari esplicative. I consulenti d’impresa, commercialisti e consulenti del lavoro, avranno molto da lavorare per supportare le imprese attraverso l’utilizzo di tutti gli incentivi e i dispositivi necessari alla ripartenza”.

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