XXVI GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2018 SANITA’ E SANTITA’ ENNESE Dottor Pietro Antonio Farinato

XXVI GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2018
SANITA’ E SANTITA’ ENNESE

Dottor Pietro Antonio Farinato
Medico cristianamente ispirato,
pioniere della sanità ennese
Apostolo della Carità
(N. Castrogiovanni il 17 novembre 1858 – M. 27 dicembre 1909)
di Francesco Gatto

Cari amici
In questa occasione vorrei proporre a quanti operano nel campo della sanità un luminoso esempio di santità, il nostro concittadino il Dottor Pietro Farinato, conosciuto perché tra i fondatori dell’Ospedale Umberto I di Enna.
Dedico questa nota biografica a quanti come il buon samaritano, servono gli malati a qualunque titolo, affinché sia d’ispirazione per un servizio cristiano ai sofferenti.

Pietro Antonio Farinato nacque a Castrogiovanni il 17 novembre 1858 da Don Mariano e Donna Mariastella Restivo. Il giorno dopo, fu battezzato di Pietro ed Antonio, nella parrocchia di San Cataldo da suo fratello Riccardo e dalla nobile sua cugina, Annetta Gaetani, Contessa La Torre.
La famiglia era composta da cinque figli: Aurelia, Amalia, Riccardo, Albino e Pietro Antonio.
Il piccolo Pietro cresceva sano e vezzoso fra i baci e le carezze della famiglia. Due anni dopo la sua nascita, dopo una lunga e penosa malattia perdette il padre all’età di 49 anni. Dopo poco meno di un anno, in pochi giorni di malattia a 22 anni, muore il caro fratellino Riccardo, che come più grande dei maschi doveva essere il sostegno della famiglia.
Abituati ad una vita agiata inseguito di tutte queste disgrazie ci trovammo ad affrontare privazioni di ogni genere, molti abusarono delle nostre sventure e moltissimi ci voltarono le spalle, fino a fingere di non essere stati mai parenti o amici!
E mentre accettavamo rassegnati questo abbandono umano, chiusi nel nostro immenso dolore, senza scoraggiarci, si ricorreva fiduciosi alla potente protezione del Signore, che nella sua immensa bontà, permise che fossimo tutti decorosi, senza ombra di superbia; rispettosi ed umili con tutti.
Ma nelle sventure, il Signore, permette che vi siano delle persone nobili e generose, che in quei momenti di più gravi bisogni, ci soccorsero con vero amore e senza risparmio di fatiche. Oh! Come s’imprimono bene nei nostri cuori, in questi momenti di disgrazia, le buone e le cattive azioni che riceviamo! Divenuto impiegato io ebbi sempre meno tempo a disposizione per far scuola a mio fratello, perciò decidemmo in famiglia di procurargli provvisoriamente, il maestro in casa.
Ma con l’apertura delle scuole comunali e visto che in quella privata, pensammo a mandarlo nelle scuole pubbliche. E nel ottobre del 1873 Pietro partì alla volta di Catania per gli studi liceali, distinguendosi dai suoi compagni per il suo impegno, la modestia e la sua bontà, doti che anche nella nostra città gli erano stati riconosciuti.
Terminati gli studi liceali con ottimi risultati, Pietro manifestò la volontà di voler diventare medico, desiderio espresso sin dalla sua infanzia, che senza tentennamenti conservò costantemente sino alla fine.
Questa scelta, e la professione di medico, gli servì di mezzo efficacissimo per sfogar meglio e con immensi sacrifici, gli impulsi del suo generoso cuore a favore di tanti poveri sani e ammalati, che soccorse amorosamente sino alla morte.

Gli studi di medicina
Ritornato a Catania dopo le vacanze, iniziò i suoi studi universitari, per noi, il pensiero che Pietrino era entrato all’Università, ci sembrava un miracolo, e la speranza che quanto prima si sarebbe laureato era come un dolcissimo sogno.
Passarono i primi quattro anni e con al grazia di Dio, senza alcuna notevole circostanza; a parte gli enormi sacrifici che affrontammo per il suo mantenimento, l’acquisto dei libri e il pagamento di enormi tasse, che non finivano mai.
Al termine del quarto anno di Università, mio fratello fece ritorno in famiglia, dove passò le vacanze studiando intensamente e incominciando a curare le piaghe ai poveri ammalati, che ormai morivano disperati per mancanza di medici e di medicine.
In città infatti erano rimasti due medici chirurghi ed un medico, i quali non potevano bastare alle esigenze dell’intera popolazione, a peggiorare contribuivano la mancanza di un ospedale e la posizione topografica della città che rendeva ardua l’attività di questi medici che dovevano curare gli ammalati, ricchi e poveri a domicilio. Così, mio fratello, anche prima di laurearsi, non solo dava bellissime prove delle sue capacità, come un buon medico chirurgo, ma anche come giovane affabile e disponibile con tutti.
Un giorno venne una povera donna piangendo, dicendoci che suo figlio era ammalato con una grave ferita al piede che rischiava di incancrenire, perché da molti giorni non gli era stata medicata. Di questi casi c’erano un gran numero, perché molti di loro essendo zolfatai, casi di rottura, piaghe ed altre simili ferite erano frequentissimi. Pietrino non mancava di prestarsi gratis, e molti guarivano grazie alla sua opera caritatevole.
Compiuto il 5° anno di medicina quando Pietro fece ritorno in patria per passarvi le vacanze estive, e nonostante fosse studente ancora alle prime armi, assunse in cura alcuni ammalati di sua conoscenza e portò loro i frutti della medicina moderna.
Fu in questa occasione che in modo particolare tanta povera gente incominciò a riconoscere la sua bontà d’animo unitamente alla sua abilità di medico, così cominciò a divulgarsi una buona opinione, tra gli ammalati che venivano a trovare il novello benefattore.
Ma le vacanze terminarono e Pietro ritornò a Catania per compiervi l’ultimo anno di studi.
Laurea in Chirurgia
Nei primi di luglio mio fratello come tutti gli altri colleghi, secondo le regole universitarie, presentò al professore relatore la sua tesi di laurea nel campo della chirurgia, sull’Erniotomia, in cui Pietro scrisse delle riflessioni critiche e varie osservazioni clinico – pratiche degne di rilievo.
Finalmente arrivò quel giorno tanto sospirato per anni! il 15 luglio del 1886, nell’Aula Magna dell’Università, Pietro Farinato discute la sua tesi, divenendo Medico Chirurgo.
In casa apprendemmo la notizia con una breve lettera, umilissima e traboccante di gratitudine, prima verso Gesù, poi verso la famiglia ed i Signori Patti che si erano presi cura di lui durante i suoi studi.
Ed ecco che il Dottore Farinato novello chirurgo e apostolo della carità evangelica e pronto ad iniziare la attività nella sua città a favore di quei poveri che egli prontamente soccorrerà.
Il neo Dottore dopo appena alcuni giorni di riposo, dal suo arrivo in città, dovette far fronte ad una folla immensa di ammalati poveri, che invase la nostra casa. Sin dal primo giorno la sala d’aspetto essendo stata piccola, non bastava a contenerli, e quindi molti di loro si riversarono nel cortile e anche nel contiguo terrazzo.
La maggior parte erano veri poveri, con piaghe vecchie, malamente curate per la solita mancanza di medici e perciò degni di tutta la commiserazione possibile.

La Chirurgia moderna a Castrogiovanni
e il merito scientifico del Dott. Farinato
Con l’attività del dottor Farinato vennero importati a Castrogiovanni i nuovi metodi dell’arte di operare, metodi che avevano fatto trionfare la chirurgia sulle incertezze, sulle delusioni, sui danni avvolte spaventevoli della vecchia scuola.
Fino allora si sconosceva l’importanza che ha sull’andamento delle ferite operatorie tutta quella miriade di microbi che rappresentano, se non combattuti opportunamente, tante minacce per l’organismo; ma soprattutto non si possedevano efficaci mezzi di disinfezione e pulizia delle ferite si praticava ancora con acqua semplice, nemmeno bollita, appunto perché s’ignorava l’efficacia dell’ebollizione, le infezioni seguenti agli atti operatori erano all’ordine del giorno; e sono rimaste tristemente famose le note <>, dette così, perché si verificavano con una certa frequenza nei nosocomi sui poveri ammalati che avevano dovuto subire interventi chirurgici, da ciò la cattiva fama che si erano conquistati gli ospedali in fatto di chirurgia.
La Chirurgia in questo periodo si riduceva a ben poca cosa; ad esempio un’amputazione, che veniva considerata come uno dei più importanti atti operativi. Nessuno si sarebbe mai sognato di aprire l’addome per un intervento chirurgico.
Seppe con la sua bontà sopportare le critiche ironiche di qualche collega poco benevolo, appartenente alla vecchia scuola; superò le difficoltà dell’ambiente, non potendo, all’inizio della sua carriera, disporre di uno ospedale e nemmeno di un opportuno ambulatorio; e dovette adattarsi in tuguri oppure nelle grotte, con molta pazienza, e con scrupolosa esattezza ovviò agli inconvenienti, compensò i disagi, ottenendo bei risultati in operazioni che ancora non erano mai state tentate a Castrogiovanni, la nuova chirurgia s’imponeva a mezzo del Dott. Pietro Farinato.

L’Ospedale
La popolazione intanto, reclamava un ospedale. E veramente, Castrogiovanni, come città di trentamila anime e abbastanza civilizzata, da questo lato, era assai indietro, anche in confronto di certi piccoli paesi della provincia, che ne sono da molto tempo ben provvisti.
Quando il Municipio cedette i fabbricati dei Conventi e dei Monasteri al Governo, di alcuni si riservò le Chiese annesse e ciò non per rispetto alla casa di Dio, ma per falsa politica e gettare un po’ di polvere agli occhi del clero.
Ritornando al problema dell’Ospedale: al Municipio gli era rimasto il solo convento del Carmine con la chiesa annessa, e per la sua posizione si prestava benissimo, ma siccome il fabbricato era tutto vecchio e lesionato, bisognava prima demolirlo e poi rifabbricarlo dalle fondamenta, con una spesa considerevole. La Congregazione di Carità,
Quando il Municipio cedette i fabbricati dei Conventi e dei Monasteri al Governo, di alcuni si riservò le Chiese annesse e ciò non per rispetto alla casa di Dio, ma per falsa politica e gettare un po’ di polvere agli occhi del clero.
Ritornando al problema dell’Ospedale: al Municipio gli era rimasto il solo convento del Carmine con la chiesa annessa, e per la sua posizione si prestava benissimo, ma siccome il fabbricato era tutto vecchio e lesionato, bisognava prima demolirlo e poi rifabbricarlo dalle fondamenta, con una spesa considerevole.
Con la nefasta soppressione, molti fabbricati dal Governo, furono venduti o ceduti a certe persone della sua cricca.
La sistemazione dell’ospedale sarebbe andata per le lunghe, se non fosse stato per il genio e la ingegnosità del suo Presidente, l’Ill,mo Signor Barone di Castagna, il quale su disegno dell’ingegnere comunale, Signor Giuseppe Panini, in pochi anni seppe condurre a fine l’ospedale ed inaugurarlo felicemente il 20 gennaio 1904; battezzandolo con il nome di Umberto I°, in memoria di quel sfortunato monarca che venne assassinato da un feroce anarchico, che gettò nel lutto, l’intera nazione.
Il Dottore Farinato, intanto, con lettera di partecipazione 8 gennaio 1904, fu nominato direttore di detto Ospedale e mio fratello, solo per ubbidire, non osò rifiutare il pesante ed onorevole incarico che gentilmente gli venne offerto.

La carità mal ricambiata
Mio fratello intanto inchiodato in ospedale, i suoi guadagni, già ridotti ai minimi termini, divennero sempre meno e non gli restava altro che l’onorario di qualche consulto, a cui era chiamato dai suoi cari Colleghi. Ma il dispendio per la sua piccola borsa non cessava un sol momento; anzi gli si aumentava sensibilmente per via di certa gente.

La malattia
Mio fratello da parecchi mesi si lagnava di tanti in tanto del suo male con i colleghi, ma erano fuochi fatui per cui si rimetteva a lavorare.
Ma il male progrediva senza adeguate cure, pur continuando egli a lavorare, il popolo seguitava a vederlo, sebbene al quanto sofferente, per le strade, all’ospedale, nelle case dei malati, inconsapevole di quanto stava per accadere.
all’alba del 21 dicembre mi pervenne una lettera di mio fratello con la quale mi chiedeva di far presto ritorno a casa.
Quando tornai dalla campagna, era l’antivigilia del santo Natale e trovai mio fratello che versava in gravissimo pericolo di vita, appena mi vide, ricordo che trasse un lungo respiro.
Mio fratello intanto soffriva acerbissimi dolori e si vedeva approssimare la sua morte, tuttavia era tranquillo e paziente, senza muovere un lamento anche per non fare scoraggiare me e le mie povere sorelle; però tutti i suoi discorsi erano di quelli che preludevano la sua prossima dipartita.
La prima cosa che mi chiese furono i Santi Sacramenti che riceverà il giorno del santo Natale, dal Rev.mo Parroco Buonasera, Poi a voce alle sorelle e me consegnò le sue ultime volontà.
Passò una pessima notte fra i più strazianti dolori, tanto che i suoi affezionati colleghi che a turno lo vegliavano furono costretti a fargli delle ignezioni di morfina, con le quali mio fratello provava qualche momento di sollievo. Fu una notte triste, indimenticabile.
La mattina del 26, verso le 8 giunse il professor Maugeri, il quale col suo naturale umorismo, cercò d’incoraggiare mio fratello, con il quale parlo subito del suo gravissimo male, e mio fratello gli espose tutti i fenomeni e i patimenti che soffriva, convenne con il professore e tutti i suoi colleghi presenti, di doversi sottoporre all’operazione.
Dopo un paio d’ore, terminata la preparazione degli strumenti, venne l’ore funesta della operazione, come un agnellino fu trasportato tra le braccia robuste del Dott. Anzalone sul tavolo operatorio.
L’operazione durò un paio d’ore, mentre noi parenti, amici e molti altri pregavano per la riuscita dell’operazione, ma il chirurgo operante egli assistenti, si accorsero in tempo che mio fratello doveva inesorabilmente morire, poiché si trovò una “peritonite cronica adesiva” che l’intestino strozzava in punti diversi, gli trovarono gli intestini aderenti l’uno con l’altro; sconfortati lo fasciarono senza alcuna speranza di poterlo salvare.

La morte dei giusti
La mattina del 27 dicembre 1909, di buon’ora, venne a visitarlo il Professor Maugeri, con tutti i colleghi, ed avendolo trovato peggiorato, decisero di fargli un’altra operazione, ma per mio fratello fu come un colpo di grazia! Alcune ore dopo fra i più atroci dolori, andò sempre più peggiorando, ed i sacerdoti che non l’avevano lasciato un sol momento, incominciarono a recitargli le preghiere degli agonizzanti, mio fratello capiva il suo stato estremo e non lasciava d’invocare l’aiuto possente della Madonna e del patriarca San Giuseppe, protettore degli agonizzanti.
Insieme alle mie sorelle e ad altri parenti ci radunammo nella stanza accanto, per recitare il rosario davanti il quadro della Madonna di Pompei, per impetrare per mezzo della Santa Vergine non più la vita, ma la buona morte di nostro fratello e quando terminammo, subito corsi a vedere, ed ecco presentarsi ai miei occhi uno spettacolo di paradiso: vedo il mio caro fratello con il viso tutto trasfigurato. Era sereno come se fosse stato bene; gli occhi aperti rivoli verso il cielo e la sua bocca atteggiata a dolce sorriso, come colui che gode di una celeste visione.
In quell’istante il Rev. Russo e gli altri Sacerdoti presenti, incerti se fosse o no ancora vivo, gli accostarono una candela accesa e fu così che si accertarono che gli angeli avevano aperto le porte del cielo all’anima bella e umile del Dottor Pietro Antonio Farinato, ed in quell’estasi di amore, era già volata in paradiso! E soli 51 anni d’età, cessava di vivere.
Fu allora che un grido d’immenso e straziante dolore echeggiò in tutta la nostra casa ed in un baleno la triste notizia si divulgò in tutta la Città.
All’indomani, 28, tutti i negozi si trovarono chiusi e le porte listate a lutto, con la scritta << Per il Dottor Farinato >>.
Il Municipio e tutte le Società, esposero le bandiere abbrunate, e in tutti quartieri venne affisso un commuovente comunicato che diceva così:

Cittadini!
Una grave sventura ha colpito la nostra Città.
Alle ore 17, 00 di ieri cessava di vivere il

DOTTOR PIETRO FARINATO

Scompare con lui la figura più bella, più amata e più ammirata del paese.
Interpreti dell’unanime sentimento della cittadinanza,
renderemo onori solenni al caro estinto.
Saremo tutti a porgere l’ultimo tributo di affetto all’uomo filantropo e pieno di bontà,
al cittadino, che amò fortemente la terra natia, al chirurgo insigne.
Il corteo muoverà dalla casa dell’estinto alle ore 11,00

La Giunta Municipale

Le esequie e il cordoglio dell’intera Città

Il 28 dicembre 1909, alle ore 10,00 giunse il fatale momento di separarci dal nostro amato fratello e dopo averlo baciato religiosamente per l’ultima volta, il cadavere venne posto in una cassa di noce e trasportato dai suoi affezionatissimi colleghi, nella vicina chiesa di San Cataldo. I funerali religiosi, preparati con cura dal Rev. Signor. Parroco Russo, riuscirono commoventi e solennissimi. Vi prese parte: La Giunta Municipale, tutti i pubblici funzionari del paese, le Società, il corpo dei medici, dei farmacisti, le orfanelle, i Rev. PP. Francescani, il Capitolo della Collegiata ed un immenso popolo piangente, che la vasta chiesa non poteva contenere. Da Calascibetta, Villarosa, Valguarnera, Catania ed altre Città, da dove erano pervenute lettere di adesioni, erano degnamente rappresentate.
Alla testa e nei lati del catafalco si potevano leggere le tre bellissime iscrizioni, composte dal Rev.mo parroco Russo:

1. Iscrizione:
Tre cose Egli non conobbe mai:
– In scienza la superbia,
– In società l’egoismo,
– In religione il rispetto umano.

2. Iscrizione:
– Per approfondir la scienza visse molto;
– Per onorar la patria abbastanza;
– Per l’amore dei Concittadini un istante.

3. Iscrizione:
– Vivida splendea la sua stella;
– Ma irruppela tempesta
– E nel pieno meriggio ahi!…s’ecclissò!

Affidiamo la descrizione del corteo e di quanto accadde in quella occasione alle pagine della rivista, “La Campana”, del 23 gennaio 1910: “Alle ore 12, dalla chiesa di S. Cataldo, sfilava il corteo funebre così ordinato,Banda cittadina, Studenti, Orfanelle, Musici, Padri Francescani, Capitolo, ghirlande; il feretro portato a spalla dai Medici e dai Farmacisti, Circolo Civico, Pubblici Funzionari, Maestri, Società Operaia, Società La Madre Terra, Circolo San Gaetano, Lega Zolfatai, Unione Democratica Cristiana fra contadini, Circolo Giovanile, poveri, carrozze ed una fiumana di popolo con l’impronta della mestizia in faccia.
In piazza San Francesco e San Tommaso il coro e l’orchestra intonarono il “Libera” nelle vicinanze del cimitero dove era quasi tutta la città, si fecero delle fotografie al corteo, giunto il corteo nella piazza antistante al cimitero si fece a gara per tessere le parole di meritato elogio al compianto Dottore:

L’Assessore, Signor Ernesto Fontanazza
Diede a nome del Consiglio Comunale l’estremo saluto al Dottor Farinato, così si esprimeva nei confronti dell’insigne chirurgo:
“Enna ha perduto un medico insigne, un uomo onesto, un grande benefattore dei poveri, un virtuoso che scansò sempre la lode per lui e l’umiliazione per gli altri”.

Il Rev.mo Cianuro Termine
Priore della Chiesa Madre:
“Un uomo profondamente cristiano e scevro d’umano rispetto, per cui fu spesso visto a confessare le sue colpe e comunicarsi; a pregare in un angolo di chiesa, e confondersi con la plebe e ad accompagnare con un fanale in mano il SS. Sacramento, per cui meritò di morire munito di tutti dai conforti religiosi, da lui stesso richiesti e ricevuti con edificante condotta”.
miracolosa, sollevava dalle miserie.

Il Maestro Mantenga
“Con il Dottor Farinato scompariva un grande nella medicina e nella chirurgia, dove si è aperto un irreparabile vuoto, un grande nella carità che sollevava senza umiliare; in grande nella religione cristiana, che seppe pubblicamente confessare la sua fede tra le bufere dell’odierna incredulità, conciliando sempre il rispetto”.

Lo Studente A. Adamo
“Giusto e santo è il cordoglio della cittadinanza per la perdita del Dottor Farinato, che qual’Angelo consolatore di tutti gli afflitti, con una mano miracolosa guariva i corpi e con coll’altra non meno miracolosa, sollevava dalle miserie.
Molti piangeranno nel non veder più aggirarsi per le nostre vie la modesta e sempre rispettosa figura del Dottor Farinato; ma la sua memoria sarà sempre in onore, amore e benedizione, per la memoria di un grande santo”.

Albino Farinato

E tu, o anima benedetta, che tanti patimenti,
soffristi nell’aspra battaglia della vita,
finalmente sei Beata, e gloriosa fra i santi in paradiso,
deh! ricordati di me e delle care sorelle,
che ti amammo come Figlio prediletto,
prega, supplica ardentemente Gesù benedetto,

perché perdoni i nostri peccati,
e dopo quest’altri pochi giorni di vita che ci restano,
ci conceda di morire come moristi tu,
nella sua Santa grazia.

Prega altresì per i tuoi concittadini,
perché, Essi, uno per uno,
in special modo i Rev.mi Sacerdoti,
che hanno sinceramente preso parte al nostro immenso dolore
e ti fecero, a loro spese, per mezzo del Municipio,
solennissimi funerali religiosi e civili.

Non ti dimenticare dei tuoi affettuosi colleghi!
Oh! Tu lo sai, quante belle prove di amore e di rispetto
Ti dettero in vita ed in morte?
Deh! Dunque, in compenso prega ora di cuore per Essi,
perché il Signore tutti benedica e li assista
nel loro nobile e caritatevole ministero.

Prega ancora per i poveri ammalati e tribolati
Che in vita ti furono tanto cari;
e soprattutto non ti scordare di pregare Gesù misericordioso,
che abbia pietà di quei pochi ma ingrati
che dopo averli quante volte beneficati con le proprie mani,
ti perseguitarono colla più orrenda ingratitudine,
accelerando così la tua morte e ti tolsero anzitempo all’affetto di tutti!

La salma, di mio fratello Pietro, dopo questi solenni funerali, che videro un concorso di popolo senza precedenti, e corali manifestazioni di affetto, venne portata nella Chiesa dei PP. Cappuccini, annessa al cimitero, dove il giovane pittore, Signor Apollo Dibilio, ed il fotografo, Signor Greca, gli fecero, la maschera in gesso e diverse fotografie.
La notte, con ceri accesi, venne vegliato da diverse persone intime, e l’indomani fu seppellito nella modesta tomba di famiglia, accanto a nostra madre, mentre nostro padre e il fratello Riccardo erano stati seppelliti nella chiesa.
I resti dell’umile Dottor Pietro Antonio Farinato ora, da questo avello, aspettano il giorno del giudizio, in cui risorgeranno gloriose e trionfanti per tutta l’eternità.
La Congregazione della Carità, in fine, si è fatta promotrice d’una questua per far sorgere un modesto monumento pubblico al Dottor Farinato (che quattro anni dopo la sua scomparsa sorgerà nell’atrio dello Ospedale Umberto I°) gloria e vanto della Città di Castrogiovanni.”
Non si estinguerà mai nella mente e nei cuori generosi dei cittadini ennesi, la fama e la santa memoria dell’uomo di Dio e della scienza che fu l’umile Dottor Pietro Antonio Farinato.

Bibliografia:
1. Autore: Albino Farinato,
“Biografia del Dott. Pietro Farinato”
Tip. F.lli Arengi – Castrogiovanni 1913.

2. Autore: Angelo Vetri,
“Cenni Biografici sul Dott. Pietro Farinato” 2 edizione
Tip. Fratelli Spagnolo. EN. 1963

Città di Enna
“Onoranze a Pietro Farinato”
Sala Euno 26 dicembre 1963

LA FIGURA DEL CREDENTE
Pietro Farinato era un credente sincero, entusiasta della religione cattolica. In Lui la forma esteriore era animata ed elevata magnificamente nel più puro sentimento religioso.
Tutto ciò che c’è di più bello, di più grande nella dottrina di Cristo, in lui s’impersonava e si esplicava sempre colla più scrupolosa, con la più spontanea osservanza di quella massima sublime che impone di non far sapere alla sinistra ciò che fa la mano destra.
Amare, aiutare il prossimo come se stesso e più che se stesso, in Pietro Farinato era virtù connaturata colla sua anima, cui il sentimento religioso dava per così dire un profumo delicatissimo.
Grande, sincero, profondo era in lui il sentimento religioso e non era pareggiato che da un altro sentimento, tanto più ammirevole quanto è più raro negli uomini che hanno fortissimo il primo: quello della tolleranza, del rispetto per le credenze altrui anche quando essenzialmente diverse dalle proprie.
E questa dote dell’animo suo bellissimo ebbi occasione di conoscerla direttamente e personalmente.
Conoscevo i suoi sentimenti religiosi, la fede sua cattolica sincerissima; ma né io, ne quanti da lui dissentivamo, osammo mai esprimere un pensiero men che rispettoso verso di lui, verso quelle pratiche che a me e a quant’altri che come me pensano, sembrano meno ragionevoli e meno rispettabili.
Ed io confesso che pochissimi cattolici mi hanno reso tanto pensoso dei benefici di una sincera fede religiosa quanto Pietro Farinato.
Colui infatti che si è reso abituali i pensieri buoni, ha negli occhi, nel volto, sulle labbra, nel tono della voce in tutta la persona un qualche cosa di luminoso, di suggestivo che piace, che attrae: è l’aureola della bontà.
Questa è la strenna del nostro Pietro Farinato. Alla professione di fede del credente corrisponde la posizione dell’uomo, che abituato ha faticare tutti i giorni, tutto l’anno, sa conferire ad ogni cosa il giusto valore di quest’ultima.
Egli è abituato al contatto diuturno con la natura, è più incline a intuire e a capire che c’è un Dio sopra di sé.
Un Dio, Onnipotente, al quale dovrà rendere conto di come ha usato il tempo della sua vita.
Approdato a questi principi ecco come pensava ed agiva in conseguenza il nostro medico Farinato.
Farinato lascia un ricordo bello e toccante, francescano e umano nello stesso tempo ed una testimonianza in più di come la povertà e il dolore, accompagnato all’umiltà, alla carità, al fermo credere in un aldilà, siano sempre gli alleati della grandezza.
Anche l’arte del sorridere era proprio del il carisma di Pietro farinato: un sorriso riposante, accattivante, rasserenante, pieno di simpatia. Ed era questa la sua predica piùà vera, più genuina, una predica che non smetterà pi ù di fare attraverso l’onda della simpatia, attraverso un briciolo di humor, un po’ di carità, attraverso un disposizione naturale al dialogo, alla comprensione con chi è diverso da noi, dividendo il poco che diventava per i più il molto.
Ecco quello in cui fermamente credeva Pietro Farinato e che perdutamente amava.
(…) Dott. Anzalone – CAMPANA – ENNA 1909
(…) On.le ColaJanni – CAMPANA – ENNA 1909

Riflessioni scritte dal Dottor Pietro Farinato.
Un giorno dopo la morte di mio fratello, fra i manoscritti, trovai un libretto con la scritta << Riflessioni>>, si tratta di una raccolta di 145 riflessioni annotate da mio fratello in varie situazioni, di cui 33 scritte a matita, in un altro libricino, per un totale di 178 riflessioni morali degne della sua pietà.

– Nelle questioni vale meglio consultare, il codice di Gesù Cristo, anziché quello degli avvocati.

– L’uomo preferisce stare sottoposto al giogo delle passioni, anziché al giogo soave della divinità.

– Dio ci ha creati liberi, la libertà ci appartiene per diritto divino, nessuna cosa è più cara della libertà, essa ci appartiene per diritto.

10/02/2018 Francesco Gatto

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