www.orbisphera.org; Una società è civile se solidale e compassionevole

Una società è civile se solidale e compassionevole

«Una società merita la qualifica di “civile” se sviluppa gli anticorpi contro la cultura dello scarto; se riconosce il valore intangibile della vita umana; se la solidarietà è fattivamente praticata e salvaguardata come fondamento della convivenza». Lo ha detto il 30 gennaio papa Francesco ai partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, riunita per riflettere sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Il Pontefice ha spiegato che la dottrina cristiana non è un sistema rigido e chiuso in sé, è una realtà dinamica che, rimanendo fedele al suo fondamento, si rinnova di generazione in generazione e si compendia in un volto, in un corpo e in un nome: Gesù Cristo Risorto. In questo contesto – ha sottolineato – «la fede ci spalanca al prossimo e ai suoi bisogni, da quelli più piccoli fino ai più grandi». «La trasmissione della fede – ha aggiunto – esige che si tenga conto del suo destinatario, che lo si conosca e lo si ami fattivamente». Un amore ed una attenzione al malato in cui la compassione scrive la “grammatica” del farsi carico e del prendersi cura della persona sofferente. L’esempio del Buon Samaritano – ha detto il Papa – insegna che è necessario convertire lo sguardo del cuore, con compassione: «Senza la compassione chi guarda non rimane implicato in ciò che osserva e passa oltre; invece chi ha il cuore compassionevole viene toccato e coinvolto, si ferma e se ne prende cura». Il Pontefice ha invitato a creare attorno al malato una vera e propria piattaforma umana di relazioni che, mentre favoriscono la cura medica, aprano alla speranza, specialmente in quelle situazioni-limite in cui il male fisico si accompagna allo sconforto emotivo e all’angoscia spirituale. A tale proposito ha ribadito che «l’approccio relazionale − e non meramente clinico − con il malato, considerato nella unicità e integralità della sua persona, impone il dovere di non abbandonare mai nessuno in presenza di mali inguaribili». «La vita umana – ha affermato – conserva tutto il suo valore e tutta la sua dignità in qualsiasi condizione, anche di precarietà e fragilità, e come tale è sempre degna della massima considerazione». Un esempio di come comportarsi di fronte a malati inguaribili è Santa Teresa di Calcutta, che ha vissuto lo stile della prossimità e della condivisione, preservando, fino alla fine, il riconoscimento e il rispetto della dignità umana, e rendendo più umano il morire. Ha scritto Madre Teresa: «Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno, non è vissuto invano». A tale riguardo, il Papa ha indicato il tanto bene che fanno gli hospice per le cure palliative, dove i malati terminali vengono accompagnati con un qualificato sostegno medico, psicologico e spirituale, perché possano vivere con dignità la fase finale della loro vita terrena, confortati dalla vicinanza delle persone care. Ed ha auspicato che tali centri continuino ad essere «luoghi nei quali si pratichi con impegno la “terapia della dignità”, alimentando così l’amore e il rispetto per la vita». Papa Francesco ha concluso congratulandosi per la recente pubblicazione del documento elaborato dalla Pontificia Commissione Biblica circa i temi fondamentali dell’antropologia biblica. «Con esso – ha sostenuto – si approfondisce una visione globale del progetto divino, iniziato con la creazione e che trova il suo compimento in Cristo, l’Uomo nuovo, il quale costituisce la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana». (Antonio Gaspari, direttore www.orbisphera.org)

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