VERSO LA FINE DELL’ERA TRUMP; l’opinione di Angiolo Alerci

VERSO LA FINE DELL’ERA TRUMP

La stampa di ieri ha dato grande risalto ad una notizia riguardante il Presidente degli Stati Uniti Trump.
L’ex avvocato del Presidente Cohen ha dichiarato : Trump mi chiese di pagare il silenzio di Karem McDouglas e Stormy Danaiels.
Il cerchio attorno a Trump comincia a stringersi. L’ex manager della sua campagna elettorale Paul Manafort è già stato dichiarato colpevole di ben otto capi di imputazione e lo stesso Cohen, ex avvocato storico del Presidente, ha confermato ai procuratori federali frodi e violazioni delle regole per i finanziamenti elettorali.
Nella stessa dichiarazione di colpevolezza l’avvocato Cohen ha ammesso di aver pagato, d’intesa con il coordinamento e sotto la direzione di un candidato a un ufficio federale, la somma di 130/dollari alla pornostar Stormy Daniels per ottenerne il suo silenzio
Queste ultime notizie mi hanno ricordato un mio articolo, datato 12 luglio 2017, dal titolo “DA NIXON A TRUMP.” pubblicato su diversi giornali on line e inserito alle pagine 90 e 91 del mio terzo libro “Cronaca e riflessioni sulla politica italiana”,che oggi ripropongo:

12 luglio 2017

DA NIXON A TRUMP

Richard Nixon venne eletto Presidente degli Stati Uniti due volte:
La prima nel 1968 venne regolarmente completata, mentre la seconda presidenza del 1972 venne traumaticamente interrotta nel 1974, con le dimissioni per evitare l’impeachment a conclusione degli accertamenti sullo scandalo “Watergate”.
La notte del 17 giugno 1972 una guardia di sicurezza che lavorava all’interno dell’hotel Watergate, ove si trovavano gli uffici del comitato nazionale democratico che gestiva la campagna elettorale delle presidenziali, notò che la porta era stata forzata e che diversi individui si trovavano ancora all’interno degli uffici alla ricerca di dati da poter sfruttare nel corso della imminente campagna elettorale, a danno del
candidato democratico. La polizia intervenuta immediatamente arrestò ben cinque soggetti vicini al Presidente Nixon. Questo l’antefatto che portò il Presidente Nixon a presentare le sue dimissioni ed evitare l’avviata procedura di impeachment.
Questi fatti, paragonati a quelli che giornalmente ci vengono propinati dalla stampa e dai media sui comportamenti della famiglia Trump, appaiono come “peccati veniali”.

C’è una grande differenza tra un “furto di dati” e il richiesto appoggio a chi storicamente è stato nemico n.1 dell’America.
Nel corso della campagna elettorale, proprio alla vigilia delle elezioni, la notizia
di essere in possesso di importanti informazioni su comportamenti scorretti della candidata democratica Clinton, nell’espletamento della sua funzione di Segretario di Stato, determinò nel giro di 24 ore ore il crollo nei sondaggi della Clinton che viaggiava con una percentuale di gran lunga migliore di quella di Trump.
Quelle elezioni vennero definite dalla stampa americana le “peggiori che ci riserveranno in quest’ultima settimana altri colpi di scena, che ne renderanno incerto il risultato fino all’ultimo momento”.
Le notizie sui contatti con la Russia, per ottenere informazioni riservate da potere utilizzare contro la Clinton, sono state confermate con l’aggravante
che la documentazione è stata fornita al figlio di Trump, il quale non si è limitato ad incontrare “messaggeri” russi, ma con gli stessi ha scambiato numerose mail.
L’ammissione che da parte dei russi non fosse stata data alcuna indicazione sui comportamenti scorretti della Clinton, aggrava maggiormente la posizione sia politica che morale di Trump.
Nixon per fatti che la stampa del tempo definì come “un furto di terz’ordine” si dimise dalla carica di presidente evitando l’impeachment.Trump dovrebbe dimettersi prima che possa formalmente iniziare, cosa ormai certa, una procedura di impeachment,.

angiolo alerci

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