Venerdì santo a Enna, la cronaca della serata

Un raggio di sole lucente ha salutato l’ingresso delle confraternite nella chiesa di Maria Santissima Addolorata, alle 17.30 di venerdì, per l’omaggio alla Vergine trafitta prima dell’ingresso in Duomo e del via alla lunga processione del Venerdì santo ennese. Niente pioggia e nemmeno nebbia nella giornata che ha richiamato migliaia di fedeli e turisti.
Tra le congreghe pronte a inchinarsi dinnanzi al simulacro dell’Addolorata, entrando nella chiesetta di via Mercato Sant’Antonio, anche quella di Maria Santissima della Visitazione: “La nostra era l’unica confraternita a non essere presente qui per l’omaggio alla Madonna – ha spiegato il rettore Mimmo Valvo – da qualche anno abbiamo istituzionalizzato anche la nostra partecipazione. Il nostro è un gruppo che rappresenta l’intera confraternita, ma un team di confrati deve forzatamente rimanere in Duomo per accogliere le altre confraternite che intanto arrivano”.
Partito con un leggero ritardo, il corteo di raduno in chiesa madre è stato avviato come da tradizione dalla chiesa di San Leonardo, sede della confraternita della Passione, al cui passaggio in via Roma si sono aggiunge mano a mano tutte le altre congreghe.
Suggestivo, all’altezza della chiesa di San Giuseppe, l’incrociarsi delle confraternite in salita e le altre (banda compresa) in discesa verso la chiesa dell’Addolorata. Qui, nel frattempo, si è recitato il santo rosario subito dopo un intenso momento di preghiera a porte chiuse dedicato alla madre del Cristo crocifisso e l’appello dei confrati portatori che hanno l’onore di condurre a spalla il fercolo della Vergine dei sette dolori.
A sottolineare i momenti salienti dell’intera processione, il coro Passio Hennensis, con i suoi 75 coristi in mantelline scure diretti da Giovanna Fussone, che ha preso parte all’intero corteo interagendo con la banda “Città di Enna” guidata da Luigi Botte: i brani proposti assieme – e riadattati appositamente per l’occasione da Botte – sono partiture funebri della tradizione cattolica che annunciano la morte del Redentore.
Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine che hanno vigilato sull’intero percorso dell’urna del Cristo morto e del fercolo dell’Addolorata e hanno garantito il passaggio di un’ambulanza, richiamata dal malore di un fedele, persino nell’affollato piazzale del cimitero. Ha funzionato anche l’ormai rodata task force tra Comune e Sais autolinee che ha garantito bus navetta gratuiti per condurre i visitatori dai parcheggi del Pisciotto e piazza Europa fino al centro storico.
“In questa processione stiamo onorando la croce, partecipando con grande senso di attenzione e di ubbidienza alla croce stessa – ha detto il vescovo Rosario Gisana parlando alla folla radunata al cimitero – la croce è il senso della nostra vita, non equivale a sofferenza, ma a salvezza, poiché ci ha rivelato il volto vero di Dio: misericordioso, buono, lento all’ira e grande nell’amore, come i profeti avevano annunciato”. Lo stesso pastore armerino che ha presenziato l’intero corteo sacro, conducendo tra le sue mani la teca a forma di croce che racchiude la spina appartenuta alla corona di spine di Gesù crocifisso, ha poi impartito la benedizione con la reliquia. “Questa spina santa – ha ricordato il vicario foraneo monsignor Francesco Petralia dal palco del cimitero – è giunta a noi dalla Palestina ed è stata affidata dai frati cappuccini al capitolo del Duomo”.
Dopo il percorso lungo via Roma e viale Diaz e la sosta al cimitero, è stata condotta ordinatamente la processione del ritorno. In via Vittorio Emanuele, ai piedi della chiesa di Santa Maria del Popolo, i confrati del Sacro Cuore di Gesù hanno allestito una grande croce attorniata da fiammelle e altre piccole croci a testimonianza della sofferenza dei malati oncologici: l’installazione è stata realizzata in collaborazione con l’Hospice dell’ospedale ennese e l’associazione Samot che si occupa di malati oncologici terminali. In tarda serata, l’ingresso dell’urna del Cristo morto nella chiesetta del Salvatore è stata salutata da una croce di fiori e fuoco, realizzata all’interno di un baglio per devozione dalla famiglia Fazzi residente in via Salvatore: qui di fronte l’urna ha sostato per qualche minuto attorniata da una folla in preghiera.
Ma. Va.

 

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