Un documentario sull’eterno mistero di Pasquasia: Giuliana Scillia intervista il Film-Maker Vincenzo Monaco

Vincenzo Monaco, di Enna, è l’autore del documentario “Pasquasia”. Vicenzo studia a Palermo e Torino, dove si laurea in Cooperazione Internazionale. Terminati gli studi frequenta un corso di videomaking presso ActingOUT school di Torino. Lavora un intero anno alla realizzazione del suo primo film documentario: Ci chiamano diversi.” Il suo secondo lavoro scava nelle gallerie e nelle storie di Pasquasia. Il Web Doc è disponibile su http://www.pasquasia.it/. Il film documentario è in cerca di distribuzione.

Quando e come nasce l’idea di un documentario su Pasquasia?

L’idea del documentario nasce nel momento in cui ho terminato il mio corso di filmmaking a Torino. Le opzioni per il mio primo film documentario erano due: diritti LGBT e storia della miniera. Scelsi i diritti LGBT come primo lavoro. Non appena terminai il mio primo film documentario, mi buttai sul secondo in lista: Pasquasia.

Perchè proprio Pasquasia?

Perché sapevo che c’era tanto da dire su questo luogo. Inoltre era un posto che non conoscevo e che mi affascinava fin da bambino. Ricordo che a volte passavo di lì, seduto sul sedile posteriore della macchina dei miei genitori e guardavo con enorme meraviglia l’impianto esterno della miniera. Sapevo solo che un tempo era stata una miniera, quindi ero curioso. Volevo saperne di più.

In una vicenda così articolata, la raccolta e selezione dell’informazione e il “taglioda dare alla storia sono due punti critici…

Sì. Ho letto molto sulla miniera. Alcuni libri, tantissimi articoli di giornale, report di studi effettuati. Ho accumulato parecchi documenti e stilato una cronistoria degli eventi.
La mia intenzione era di raccontare la storia della miniera, dalla nascita alla morte. Così ho iniziato a contattare gli ex lavoratori per delle interviste conoscitive (in questa fase registravo solo l’audio). Attraverso le loro parole ho scoperto che c’erano tanti altri temi che sconoscevo e quindi, ogni volta, mi mettevo alla ricerca delle risposte. Naturalmente, per questioni di ritmo filmico, tantissime cose sono rimaste fuori dal documentario (storie personali dei lavoratori, aneddoti, etc.). Il documentario doveva raccontare la storia della miniera. Credo di averla raccontata, senza inventare od omettere nulla.

Perchè hai scelto il formato web doc?

Il formato Web Doc è solo un modo per rendere fruibile, gratuitamente, la storia della miniera.
Mi sembra un buon mezzo per narrare una storia. Naturalmente, nel film documentario, che non è ancora disponibile in quanto in cerca di una distribuzione, c’è molto di più.

Quanto tempo hai impiegato per la realizzazione?

Ho iniziato nei primi mesi del 2015, credo sia quello il periodo in cui ho cominciato seriamente a lavorare sulla raccolta dati. Quindi ho impiegato due anni.

Quali sono stati i costi di produzione?

Questa è sempre una bella domanda per un film-maker indipendente senza una produzione alle spalle. Senza il sostegno dei miei familiari non avrei potuto realizzare nulla. A loro va tutta la mia gratitudine. Volendo fare un calcolo semplice, potremmo tenere in considerazione la cifra di un reddito mensile medio (italiano) e moltiplicarlo per 24 mesi. Al quale si aggiunge il budget per altre esigenze specifiche.

Chi ha collaborato nelle varie fasi di produzione?

Non ho avuto dei veri e propri collaboratori. Molte persone mi sono state vicine e mi hanno dato una mano con consigli e pareri, ma nella sostanza ho lavorato da solo in tutte le fasi.

Quali difficoltà hai incontrato? Qual è stato il momento più difficile e quale il più entusiasmante?

La difficoltà più grande è stata l’attesa. Attendere le risposte dalle istituzioni è snervante.
Ho fatto tantissime telefonate, inviato e-mail su e-mail per chiedere autorizzazioni e interviste.
Quando è andata bene, ho ottenuto delle risposte negative. Altri non mi hanno neanche risposto.

Il momento più difficile per un film-maker è il montaggio. Montare un film documentario non è la stessa cosa del montaggio di un film di finzione, dove invece esistono già un copione e delle scene numerate. Il montaggio è la fase più difficile e creativa dell’intero lavoro. Il momento più entusiasmante è quando termina l’esportazione del file finale del film.

Qual era l’obiettivo che ti eri prefissato quando hai iniziato a lavorare al documentario? È rimasto uguale in corso d’opera? Pensi di averlo conseguito?

L’obiettivo è sempre rimasto uguale: raccontare la storia della miniera. Avrei tanto voluto intervistare il collaboratore di giustizia Leonardo Messina, ma non è stato possibile.
Non ha voluto rispondere alle mie domande, tramite il suo legale.

Raccontaci un aneddoto sul tuo “viaggio a Pasquasia”.

Come puoi immaginare, ci sono tanti aneddoti. Uno, tra i più divertenti, è stato quello che mi è capitato durante l’intervista di un ex lavoratore, il signor Sebastiano Vicari. Sebastiano è un giovanotto di 94 anni, con una memoria di ferro e un’ironia fantastica. Nessuno, prima di me, lo aveva mai intervistato, ma nonostante ciò era completamente a suo agio di fronte alla videocamera. Non è stato necessario che io gli dicessi “faccia finta che questa non esiste”.
Il momento esilarante me l’ha regalato nel momento in cui, dopo aver fatto una domanda, ho girato il mio sguardo verso il monitor della videocamera, per controllare che la registrazione andasse avanti senza intoppi. Sebastiano, vedendomi girare, ha pensato che stessi guardando qualcosa dietro di lui, così si è girato per controllare se ci fosse qualcuno alle sue spalle.
Siamo scoppiati a ridere. Solo dopo qualche minuto siamo stati in grado di riprendere l’intervista.

Comè stato accolto il tuo lavoro dalla comunità locale?

Posso dirti qualcosa sul web doc, perché il documentario è stato visto soltanto da pochissime persone, non essendo ancora pubblico. Il web doc sembra essere stato accolto in maniera positiva, ma in realtà non ho un parametro veritiero su questo. Magari ho ricevuto dei feedback positivi, dalle persone che conosco, ma non ho avuto modo di conoscere quelli negativi. Quel che noto è che c’è molta curiosità sull’intero film documentario. Mi scrivono per sapere quando e dove sarà possibile vederlo. Spero di non deludere le loro aspettative.

Il documentario lascia spazio a molte domande e molte riflessioni. Pensi che un giorno si troveranno risposte chiare a questa vicenda?

Chi dovrebbe rispondere continua a non farlo. Quello che mi auguro è che su questo posto possa un giorno essere fatta chiarezza. Solo dopo aver fatto chiarezza, si potrà pensare di far nascere qualcosa lì, dove ora esiste solo un cimitero. Voglio essere chiaro su questo punto. Quando dico “far nascere qualcosa”, non mi riferisco ad una nuova attività estrattiva, poiché le gallerie sotterranee della miniera non esistono più. Bisognerebbe ripartire da zero in sottosuolo e ricostruire l’intero impianto del trattamento. È praticamente impossibile. Quello che mi auguro è che un giorno quel territorio possa tornare a rivivere, magari con un museo minerario e altre strutture compatibili, capaci di attirare turisti a livello nazionale ed internazionale.
Nulla è impossibile, ma serve chiarezza.

Il documentario è in cerca di una distribuzione. Come e su quali canali ti muoverai?

Sì, il documentario è in cerca di una distribuzione. Il film documentario ha un formato televisivo (55 minuti). Sto ancora cercando una distribuzione. Se non dovessi trovarla? Farò da me, come ho fatto fino ad ora.

Giuliana Scillia


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