Uisp; Sport per la pace; Vivicittà in Libano

Roma, 28 novembre – Dopo una serie di rinvii dovuti alla situazione in Medio Oriente, Vivicittà in Libano si svolgerà domenica 30 novembre a Tiro, 88 km a sud di Beirut. La manifestazione podistica per la pace e la solidarietà organizzata dall’Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti, anche quest’anno arriva a toccare questi territori per portare un messaggio di pace e di dialogo tra culture e religioni diverse. Vivicittà coinvolgerà circa 1.500 bambini, tra quelli palestinesi (provenienti dai campi profughi limitrofi), siriani (sia dei campi profughi, sia provenienti dalle scuole di Tiro) e libanesi. La partenza è fissata  alle ore 10.30 locali (9.30 in Italia) di domenica. Sono previsti tre percorsi di 1, 2 e 3 km che si snoderanno nel lungomare della città, nelle vicinanze del centro storico.

La manifestazione è organizzata dall’Uisp, dall’Unrwa (agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) e dalla Cooperazione italiana dell’ambasciata a Beirut. A Tiro è dislocato il contingente militare Unifil, attualmente diretto dall’Italia (con circa mille militari del nostro Paese), che collaborerà all’organizzazione della manifestazione. La città libanese, vicina al confine con Israele, è nevralgica per aspetti di carattere sociale e politico. Inoltre, è un’importante sito archeologico di epoca fenicia, proclamato patrimonio Unesco e sede di un ippodromo di epoca romana che è considerato il meglio conservato al mondo.

La prima edizione di Vivicittà in Libano si svolse a Beirut nel 2007 ed era rivolta a tutta la popolazione locale. “In seguito abbiamo scelto di concentrarsi sulla popolazione dei campi profughi perché sono quelli che risentono maggiormente di problemi di carattere umanitario – spiega Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp – Qui abbiamo concentrato la nostra attenzione sui bambini, che vivono gli stenti della vita quotidiana e le difficoltà di muoversi e giocare in libertà. Dal 2012 abbiamo iniziato a coinvolgere anche bambini libanesi e lo scorso anno abbiamo allargato ulteriormente i confini accogliendo anche i piccoli profughi siriani. Così la corsa diventa una giornata di festa che coinvolge bambini di diverse etnie e credo religiosi”.

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