Uisp, al via giovedì prossimo a Montecatini “Matti per il Calcio”

MATTI PER IL CALCIO AL VIA DA GIOVEDÌ: FISCHIO D’INIZIO ALLE 15.30 NELLO STADIO DI MONTECATINI TERME CON 16 SQUADRE FORMATE DA 300 PERSONE CON DISABILITÀ MENTALE, INFERMIERI, MEDICI E OPERATORI. SABATO MATTINA LE FINALI

Tre giorni di partite non stop contro pregiudizi e discriminazioni. Ecco le storie di alcuni protagonisti

Roma, 20 settembreMatti per il calcio Uisp dal 22 al 24 settembre a Montecatini Terme (Pistoia). Trecento persone con disabilità mentale, insieme a infermieri, medici e operatori provenienti da 16 Asl di altrettante città italiane saranno i protagonisti della X Rassegna nazionale dei Centri di salute mentale organizzata dall’Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti. Calcio d’inizio alle ore 15.30 di giovedì 22 settembre nello stadio Daniele Mariotti, in via Maratona 16 di Montecatini Terme dove si susseguiranno partite di 20 minuti ciascuna ininterrottamente sino a sabato 24 settembre quando, in mattinata, si svolgeranno le finali.

“L’obiettivo di Matti per il calcio è quello di abbattere barriere e pregiudizi attraverso un torneo che è il punto di arrivo di progetti e interventi che l’Uisp promuove con continuità a livello territoriale ormai da circa trent’anni – dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp – Un modello che unisce e tiene insieme molti interventi di sport sociale e per tutti, con continuità e concretezza“.

Chi sono i protagonisti di Matti per il calcio che scenderanno in campo nelle 16 squadre di questa edizione? Roberto è il portiere della squadra “Fuori di pallone” di Torino, ventiduenne con una insufficienza mentale, tecnicamente molto bravo, fatica però a riconoscere la sua difficoltà. Grazie alla fiducia che ha riposto nei suoi allenatori, dopo un percorso lungo un anno, Roberto ha cominciato a porsi domande anche su se stesso, arrivando alla conclusione che riconoscere una disabilità può aiutarlo a sconfiggerla.

Tra i ragazzi di Bari c’è Donato, 38 anni, da sette è inserito in una Comunità riabilitativa psichiatrica ad alta intensità e dal 2009 partecipa attivamente alle attività proposte, in particolare a quelle sportive, soprattutto il calcio. Questo percorso gli ha permesso di realizzare sensibili miglioramenti sia a livello psichico che affettivo, tanto da essere inserito in strutture a minore intensità, quali i Gruppi appartamento. Inoltre, recentemente ha iniziato a sperimentare un progetto di convivenza con la sua compagna, in accordo con il CSM.

”Il tulipano” di Legnago (Vr) partecipa per la prima volta alla rassegna nazionale Matti per il calcio. In campo ci sarà anche Giuseppe: poco più che ventenne ha grandissime difficoltà di socializzazione ed un eloquio ridotto al minimo, oltre ad essere molto schivo. Soffriva molto dell’effetto stigmatizzante del servizio psichiatrico, mentre il gioco e le sue regole hanno funzionato come mediatore di relazione, permettendo una migliore espressione di sé e facilitando l’acquisizione di autostima.

Nell’Atletico Niguarda di Milano giocano Pasquale, Alessandro, Valerio e Franco della comunità riabilitativa dell’ospedale. Sono giovanissimi, hanno dai 20 ai 23 anni e una diagnosi di schizofrenia: dall’anno scorso giocano a calcio una volta alla settimana, il mercoledì, nel campionato regionale. Tutti e quattro da fine settembre inizieranno un percorso di inserimento lavorativo, ma vogliono mantenere il mercoledì libero per l’attività sportiva.

Stefano Cavalli è il responsabile della squadra “Và Pensiero” di Parma: “Ho iniziato come infermiere nel 1992 nella Ausl di Parma. Un’attività che per me non è mai stata soltanto un impiego, sentivo che avevo la possibilità di sfruttare la mia esperienza precedente nella quale avevo praticato varie attività sportive, soprattutto calcio. Immaginavo che lo sport poteva fare qualcosa, poteva trasmettere la capacità di mettersi in gioco e responsabilizzarsi, perché ciascuno di noi è responsabile della propria salute. Penso che le strutture debbano puntare a rendere autonome le persone con disagio mentale invece che assisterle in un percorso di cronicità della malattia”

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