Uisp Abitare e raccontare il territorio: una nuova informazione di prossimità

Abitare e raccontare il territorio: una nuova informazione di prossimità

Seminario nazionale di comunicazione Uisp a Roma: la comunicazione sociale può abbattere i muri dell’isolamento e dell’indifferenza
 
È in corso di svolgimento a Roma l’XI edizione del Seminario nazionale di comunicazione Uisp, che si è aperto con una mattinata di formazione accreditata dall’Ordine dei giornalisti, dal titolo “Abitare e raccontare il territorio. E non chiamatelo rischio del mestiere. Sport, deontologia e comunicazione sociale”, cui hanno preso parte giornalisti ed esperti del mondo della comunicazione sociale. Hanno partecipato 150 persone tra i quali ottanta giornalisti per la formazione d’aggiornamento professionale e i responsabili della comunicazione di comitati e Strutture di attività Uisp provenienti da tutta Italia. Hanno aperto i lavori Maria Lepri, segretaria dell’OdG del Lazio e Ivano Maiorella, direttore del Giornale radio sociale. Una riflessione a più voci sulla comunicazione sociale e la sua relazione con il territorio che si collega con forza allo sport di base, per la sua presenza capillare e la sua vicinanza alla comunità. Il mestiere del giornalista sta cambiando di giorno in giorno, in particolare per l’avvento delle nuove tecnologie della comunicazione, i cittadini si sentono sempre più protagonisti dei fatti ma sempre meno rappresentati dall’informazione mainstream, come è possibile ricostruire questo legame?
L’intervento di Ivano Maiorella è stato ospitato dal sito di Articolo 21. Leggi il testo integrale
“Ci sono storie degne di essere raccontate dietro ogni angolo – ha detto Carlo Paris, corrispondente Rai da Gerusalemme – Avere la libertà di raccontare storie è la cosa più bella, ma non è facile: richiede molto impegno, giorni di lavoro, capacità di entrare in empatia con le persone e di farle esprimere. Il giornalismo del racconto è pesante da fare, ma non c’è bisogno di raccontare cose lontane, storie meravigliose sono in ogni strada del nostro paese, delle nostre città e territori. Ho sempre sentito dire che lo sport sociale non fa ascolti, ma non è vero, basta guardare la bellissima storia di Bebe Vio, e non è necessario parlare sempre di grandi campioni: l’Uisp è stata per me per anni una fonte inesauribile di storie. Grazie all’Uisp ho potuto raccontare le storie dai campi profughi palestinesi, quelle nascoste dietro ogni tenda delle tendopoli dopo il terremoto in Emilia”.
Raccontare le storie del territorio, più vicine alla gente, per Vincenzo Morgante, direttore TgR Rai, è la chiave del giornalismo del futuro: “Fra 20 anni ci saranno due tipi forti di informazione: una globale, concentrata sui dati, ed una locale, l’informazione di prossimità. Questa forma di comunicazione dovrebbe dare l’idea di avere la telecamera dietro l’uscio di casa, consolidare l’identità di una comunità. Come si realizza? Attraverso l’analisi dei dati dei grandi fenomeni in con una declinazione antropologica, partendo dalla quotidianità delle persone. Raccontare le migrazioni enumerando solo gli arrivi, dimentica che dietro i numeri c’era la storia, la vita, il sangue, l’angoscia di persone in carne e ossa. Lo sport declinato a livello territoriale offre una sterminata ricchezza di spunti e di narrazioni: uomini e donne che promuovono sport di cittadinanza, oratori, centri sportivi, in cui scovare lo sport nella sua forma di prossimità, dalla prospettiva sociale”.
“Con l’Uisp abbiamo avuto l’occasione di giocare una partita di calcio nel carcere di Sollicciano a Firenze insieme alla redazione regionale Rai della Toscana – ha raccontato Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai – apparentemente un evento ludico in realtà uno spunto per andare oltre il muro del carcere, per andare a vedere cosa c’è di là, quali sono le storie, un’opportunità per portare una telecamera dentro il carcere. Una giornata come quella ci richiama a ciò che è la vera essenza dell’informazione: raccontare ciò che non tutti vedono. Ci stiamo chiedendo come avvicinare i media ai cittadini, invece secondo me siamo noi che dobbiamo avvicinarci, attraverso un lavoro di squadra, che permetta di scavalcare i muri del nostro tempo”. GUARDA IL VIDEO dell’evento del 14 dicembre.
Il racconto dello sport sociale costringe il giornalista a girare la telecamera, per puntarla fuori sul campo e raccontare cosa c’è intorno al fenomeno sportivo, e dare vita ad un’informazione che produca utili sociali anziché economici. Il disvelamento dell’inganno è la funzione del giornalista secondo Beppe Giulietti, presidente FNSI-Federazione nazionale stampa italiana: “I giornalisti non devono rinunciare alla propria capacità critica, l’articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di informazione, è uno dei più importanti, e si basa sull’esaltazione delle differenze, la cancellazione delle diversità porta al pensiero unico. Comunità e mondi vitali come quello dello sport e dell’associazionismo possono aiutare il cronista, stando al suo fianco nell’approfondimento, se non si va alla radice di un tema non lo si può raccontare, ed è importante indagare anche le profondità della comunità, il nemico è la superficialità. Ogni parola è importante, il punto su cui focalizzo l’attenzione cambia la percezione dei fatti e delle emergenze sociali”. GUARDA IL VIDEO
Uno sguardo rivolto alle emergenze del nostro tempo, che vive un progressivo impoverimento culturale e umano, è stato proposto da padre Giovanni La Manna, rettore dell’Istituto Massimo di Roma. “Anche come professionisti siamo sul mercato e se il criterio che muove gran parte di quello che viviamo è economico rimane però a noi decidere come vogliamo relazionarci con questo contesto. Quando decido di dire qualcosa devo chiedermi: quello che sto per dire è di aiuto? È la nostra opportunità di essere costruttivi, di essere fedeli alla nostra dignità e alla nostra coscienza. Il microfono e la telecamera sono opportunità ma anche responsabilità: la difesa della propria dignità e libertà è una lotta quotidiana. La libertà e fondamentale ma richiede esercizio, le nostre convinzioni entrano sempre in gioco nell’ascolto di una storia, sta a noi cercare di non manipolare anche involontariamente le storie”. GUARDA IL VIDEO
L’intervento di Pasquale Mallozzi, docente dell’Università la Sapienza di Roma, si è concentrato sul rapporto tra territorio e nuove tecnologie della comunicazione: “Il concetto di territorio è stato modificato profondamente dalla rivoluzione digitale e nella comunicazione si interseca continuamente con il racconto delle storie, che serve a ricostruire e a contestualizzare la nostra esperienza, ma il giornalismo è pieno di io e dimentica facilmente il noi, le nuove comunità e i nuovi territori – ha detto Mallozzi – Le nuove tecnologie permettono una enorme produzione di contenuti, ma c’è differenza tra espressione dell’io e comunicazione. Credo sia fondamentale stabilire dei criteri condivisi che distinguono i prodotti realizzati dal giornalista rispetto a quelli prodotti dai singoli cittadini, in base a credibilità e garanzia delle fonti. Al centro deve esserci sempre la comunità dei cittadini che partecipa alla vita pubblica soprattutto attraverso la comunicazione, sentendosi protagonista della comunità e del territorio che abita. Per il futuro l’indicazione è quella di andare oltre il territorio classico, verso la comunità, luogo in cui si sta insieme non solo in modo“.
Ha chiuso la sessione di interventi mattutini Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp: “Se il problema del giornalista è raccontare il territorio e mettere al centro le comunità e le persone, in ambito sportivo il tema  è cambiare la cultura dello sport, altrimenti si racconta solo chi arriva primo, chi vince. Chi racconta chi non arriva primo? La cultura sportiva del nostro paese non si è modificata negli ultimi anni, si fa tanto parlare di sport sociale ma nei fatti la divaricazione è ancora preponderante. L’Uisp, che nel 2018 festeggia il settantesimo anniversario della sua nascita, è l’unica grande organizzazione che ha posto in atto un’autoriforma, decidendo di cambiare il proprio modello organizzativo per essere sempre più vicino al territorio, ai comitati, le società sportive e le comunità. Le associazioni sportive di base sono uno dei grandi giacimenti sociali di questo paese, i giornalisti ci devono aiutare e noi dobbiamo impegnarci a rendere sempre più comunicabile quello che facciamo sul territorio, anche attraverso nuove alleanze, per farci conoscere e promuovere il valore sociale e le società sportive del paese”.

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