Trapianto Menisco all’Ospedale Umberto I di Enna: parlano il chirurgo Arcangelo Russo ed il Professore Stefano Zaffagnini

È andato benissimo il trapianto di menisco effettuato lo scorso mercoledì all’Umberto I di Enna, il primo eseguito da un chirurgo siciliano, Arcangelo Russo in collaborazione con il professore Stefano Zaffagnini dell’istituto ortopedico Rizzoli. La giovane donna, una 28enne di Delia era stata meniscectomizzata (le avevano tolto il menisco) quando aveva solo 12 anni in seguito a un grave trauma. Allora, espiantare il menisco era una prassi comune. “La paziente – spiega Russo – soffre infatti di un dolore cronico incredibile concentrato sulla parte laterale del ginocchio. Attualmente la ragazza ha già un principio di artrosi che speriamo di bloccare del tutto con l’impianto del nuovo menisco”. L’apprezzato ortopedico aveva già effettuato a Enna un altro trapianto di menisco ben riuscito. Dopo un ricovero di tre giorni la donna potrà ritornare a casa e avere una vita normale facendo un percorso di fisioterapia. “È un piacere diffondere anche in Sicilia questa tecnica che fino a qualche anno fa veniva considerata sperimentale – ha dichiarato dopo l’intervento Zaffagnini – Oggi i risultati fanno pensare che sia una soluzione in grado di far guadagnare tempo ai pazienti che hanno un’artrosi precoce e invalidante”. Spesso si tratta di soggetti che hanno subito interventi per togliere il menisco. L’innesto effettuato stamane come ha spiegato Russo è definito “fresco –congelato” perché il tessuto viene trattato e congelato e resta in banca per qualche settimana questo consente di conservare bene i pezzi anatomici e il rischio di rigetto è quasi nullo. Chi sono i candidabili? “Sono pazienti di età giovane per i quali sarebbe eccessivo pensare di fare una protesi, – spiega Zaffagnini – persone con una qualità di vita molto scarsa che migliora incredibilmente dopo l’intervento, almeno per una ventina d’anni. Il follow-up ci dimostra che i pazienti, per almeno una decina d’anni, non hanno alcun problemi”. I donatori invece sono soggetti deceduti con precise caratteristiche, per esempio nella banca dell’osso Rizzoli tra i criteri che devono possedere vi è un’età inferiore a 50 anni e non devono mai avere avuto traumi. Quindi la difficoltà di questo metodo sta a monte nel trovare il donatore. Nasce perciò un nuovo sodalizio tra il Rizzoli di Bagheria e l’ortopedia dell’Umberto I, la collaborazione tra le due realtà li vedrà insieme, come anticipato da Russo, soprattutto sulla chirurgia protesica nello studio di alcuni navigatori si parla insomma di protesi con un po’ di elettronica. Questo eccellente risultato per la sanità ennese che potrà avvalersi dell’esperienza di un importante istituto di ricerca italiano giunge anche o soprattutto grazie al rapporta umano e professionale tra i due ortopedici nato a Pittsburgh (USA) sotto la guida di Freddie Fu e si rafforza a Bologna. A effettuare il trapianto, Zaffagnini e Russo con l’equipe formata da: gli ortopedici Graceffa, Lauria e Caponetto, l’anestesista Savoca e Infurna, ferrista.

Angela Montalto

Fonte. Giornale di Sicilia

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