Tra Terra e Cielo, la visone trascendentale tra Palermo, Monreale e Cefalù

C’è stato un tempo in cui in Sicilia non c’era “tolleranza” delle diversità, ma una partecipazione sociale condivisa dell’appartenenza, una confluenza di culture diverse che nell’arte trovano la loro massima espressione. A pochi mesi dall’ingresso nella World Heritage List dell’Unesco del Percorso Arabo Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale, si svolgerà per tutto il mese di novembre “Tra Terra e Cielo. La visione trascendente, percorsi Arabo Normanni tra Monreale, Palermo e Cefalù”, una iniziativa direttamente promossa dalla Regione Siciliana – Assessorato Beni Culturali e Identità siciliane (Servizio VI –Valorizzazione del Patrimonio culturale del Dipartimento Beni Culturali) con la Sovrintendenza BB.CC. di Palermo, realizzata da Mda Produzioni Danza in collaborazione con i Comuni coinvolti e le Diocesi di Palermo, Cefalù e Monreale, che è stata presentata stamattina nella Sala Rossa dell’Ars a Palazzo dei Normanni.

Alla coneferenza stampa hanno presenziato il Vice presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giuseppe Lupo; il neo assessore regionale al Turismo Anthony Barbagallo; Aurelio Angelini direttore in Sicilia della Fondazione Patrimonio Unesco; Ignazio Zuccaro assessore del Comune di Monreale; Paolo Pasquini, docente di teatro e direttore artistico del Festival Dantesco; Aurelio Gatti direttore artistico di Mda Produzioni Danza; Valeria Patrizia Li Vigni, direttore del Museo regionale Riso, l’architetto Marcello Panzarella.

Il Palazzo Reale con la Cappella Palatina, il Palazzo della Zisa, il Ponte dell’Ammiraglio e poi le costruzioni dedicate al culto, cioè la chiesa di San Giovanni degli Eremiti e quella di San Cataldo, la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, la cattedrale di Palermo, la Cattedrale e il chiostro di Cefalù e Monreale, sono opere che surclassano ogni definizione che le circoscriva all’ambito dell’architettura, dell’estetica, dell’arte o della storia. Per il progetto “Tra Terra e Cielo. La visione trascendente” tra Monreale, Cefalù e Palermo dall’11 al 27 novembre saranno organizzati 18 iniziative a ingresso gratuito che invitano il pubblico ad approfondire in modo “diverso” la conoscenza di questi luoghi attraverso un approccio esperienziale fatto di musica, danza, teatro e workshop, affinché si possa vivere una “permanenza nella visione”.

Come diceva il pittore svizzero Paul Klee “Scopo dell’arte non è rappresentare il visibile ma rendere visibile l’invisibile”. Da questa suggestione è nato il progetto che invita il pubblico tutto, laico e credente, ad approfondire la conoscenza di questi luoghi attraverso esperienze diverse, per riuscire ad avvicinarsi in modo “nuovo” a un patrimonio che “supera se stesso” in ogni contesto, che si ripropone originale e autentico in ogni epoca, moda o cultura, perché da sempre estraneo alla rigidità di un solo canone e intimamente ispirato alla solarità e sensualità propria del Mediterraneo. La trascendenza non è uno stato, ma una dinamica: in senso cristiano, spirituale, animistico, comunque apre un varco verso un altrove e inaugura così un nuovo corso. Protagonisti di questo primo progetto, oltre ai contributi scientifici, conoscitivi e specialistici, saranno la danza, la musica, la poesia e il teatro, per far sì quelle opere tornino a essere “luoghi e spazi de la vita di omini e donne per cui vennero pensati”. Perché la visione trascendente, che nulla ha a che fare col primato dell’immagine della nostra epoca, è strettamente correlata all’esperienza visiva e sensitiva che l’opera suscita nella persona: all’ombra di cattedrali, negli interni vertiginosi, nella silhouette che si staglia sul panorama, lo stupore per la quantità e la qualità di forme e cromatismi, il senso di apprensione per quanto il nostro occhio potrà cogliere e per quant’altro perderà. E’ una visione distante dalla contemplazione, perché ci si ritrova catturati in una serie infinita di rimbalzi, dal particolare al totale, e in questo dinamismo – non solo ottico – si sorpassa il limite della conoscenza e della realtà tangibile.

«Questa iniziativa si inserisce in un progetto più ampio – ha detto Aurelio Angelini, direttore in Sicilia della Fondazione Patrimonio Unesco – che intende valorizzare il patrimonio culturale della Sicilia, regione che vanta il maggior numero di siti riconosciuti patrimonio Unesco. Ora è nostro compito fare in modo che questo riconoscimento non sia solo “formale” ma che diventi valore per tutta la comunità, ed elemento di coesione del nostro territorio. Nel 2016 infatti sono previste una serie di iniziative che riguarderanno proprio i siti Unesco che avranno come punto di forrza il binomio valorizzazione e tutela»

«Ci sta a cuore – ha detto Aurelio Gatti, direttore artistico di Mda Produzioni Danza e del progetto “La visione trascendente” – che il luoghi del patrimonio culturale non vengano utilizzati come “affitta camere”. Secondo noi esiste un modo migliore di valorizzare il patrimonio culturale, ovvero portando in queste straordinarie testimonianze realizzate dall’opera di più uomini, capaci di fondere trascendenza ed esistenza in un unicum, eventi culturali affinchè i fruitori non si limitino ad una mera visita (stimata mediamente di 17 minuti), ma che possano avere l’opportunità di permanere e vivere questi siti, creando una vera e propria “comunità culturale”».

PERCHE’ VISIONE TRASCENDENTE

Il 3 luglio scorso è giunta la conferma dell’ingresso nella World Heritage List dell’Unesco del percorso Arabo Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale, che diventa così a tutti gli effetti patrimonio dell’Umanità. La portata di questa ufficializzazione è evidente e le numerose ed entusiaste reazioni che sono state espresse a diversi livelli hanno raccontato la valenza politica, economica, sociale e culturale attribuita a questo riconoscimento. Per tutti: la conclusione della dichiarazioni di Giovanni Puglisi, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco: «Questo riconoscimento è anche un grande messaggio di bellezza e di pace, che dalla Sicilia arriva al mondo» e di Aurelio Angelini, direttore dell’Unesco Sicilia: «… il riconoscimento a un modello antesignano di convivenza tra popoli e religioni diverse».

Nella Dichiarazione di valore universale eccezionale che ha consentito la candidatura e giustificato l’inserimento nella World Heritage List, si legge: L’insieme degli edifici costituenti il sito seriale arabo normanno rappresentano un eccezionale valore universale come esempio di convivenza e interazione tra diverse componenti culturali di provenienza storica e geografica eterogenea (sincretismo culturale) […] Tale fenomeno ha generato uno stile architettonico originale in cui sono mirabilmente fusi elementi bizantini, islamici e romanici, capace di volta in volta di prodursi in combinazioni uniche, di eccelso valore artistico e straordinariamente unitarie.

Questi “contributi” hanno confermato l’indirizzo del progetto, nato un anno fa da altre suggestioni più immediate, come la valorizzazione della cultura e della bellezza, la salvaguardia del rapporto esperienziale verso il territorio e verso il patrimonio e, non ultimo, il valore della “visione” come metodo e approccio unitario a un’epoca particolarmente significativa come quella della nascita del Regno di Sicilia. L’eredità arabo normanna, al di là di ogni facile sollecitazione e confronto con la cronaca attuale, rappresenta l’occasione per una “rinnovata” riflessione sull’uomo e sull’idea di comunità, in cui la qualità della vita si incrocia con la qualità della cultura e, per dirla con Puglisi, si “dà un’immagine bella e positiva dei luoghi che raccolgono questi patrimoni”. La straordinaria alchimia di genti, saperi e culture che hanno dato vita all’esperienza arabo-normanna, e che nell’architettura monumentale ha trovato la sua più alta rappresentazione, sono la sostanza e l’aspettativa del progetto.

LA COMUNITA’

Tentare di leggere e giustificare lo “straordinario” con gli occhi e le parole di oggi rischia di addomesticare vita e storia entro perimetri a volte pretestuosi. Dell’esperienza arabo normanna si parla come esempio di “tolleranza”, che nel senso del riconoscimento degli stessi diritti a tutte le comunità religiose è un concetto nato in età moderna e presuppone la dignità intellettuale, la libertà della persona e il diritto alla coscienza individuale che nel Medioevo non potevano essere sviluppati.

Lo sviluppo culturale, artistico e sociale di Cefalù, Palermo e Monreale potevano contare su una coesistenza di fatto”, quindi una più o meno indisturbata convivenza di appartenenti a religioni diverse, differenti inclinazioni, abitudini, feste, esercizi, spettacoli: contrapposti infiniti e continui, che però si armonizzavano a vicenda non nella “tolleranza”, bensì nel rispetto se non nella “concordia”.

La tolleranza, oggi considerata giustamente uno dei valori etici più alti, non ha avuto la sua origine nel Medioevo, bensì in età moderna, ma il rispetto interetnico e interreligioso, che è premessa allo sviluppo dell’idea di tolleranza, era già praticato in regioni multietniche e multiculturali come la Sicilia. Nella coesistenza, ma anche nelle dispute e nelle lotte tra gli appartenenti alle tre grandi religioni (tutte nate nel Mediterraneo) l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, si è preso coscienza della pluralità delle esperienze religiose che trovarono un elemento comune nel credo in un unico Dio creatore.

Anche la definizione di sincretismo culturale “ l’incontro fra culture diverse che genera mescolanze e l’interazione / fusione fra elementi culturali eterogenei” come “terreno” della fioritura artistica e culturale della Sicilia normanna sembra non aderire alla natura dell’epoca e appare come un attributo piuttosto che uno status della Sicilia dell’anno 1100. Nei fatti, la produzione artistica e la condizione sociale non si rappresentano come frutto di una sorta di pacificazione implicita tra vincitori e vinti: non ci fu nessuna coesione o convergenza di elementi dottrinali diversi dettati da esigenze pratiche, non si tentava di comporre un sistema ideologico o un apparato unitario. Le testimonianze e le ricostruzioni dell’epoca non evidenziano alcuna sintesi e l’incontro di culture e costumi diversi non ha dato luogo a ibridi.

Difficile da intendere per noi contemporanei; è una comunità di coesistenza, in cui le “diversità” non rappresentano contrapposizioni o rivalsa di minoranze etniche, sessuali, religiose, culturali o estetiche da conciliare, bensì peculiarità e caratteristiche della stessa comunità, in grado di produrre civiltà senza omologazioni a uno schema dominante. Così lo scrittore inglese John Julius Norwich sul regno normanno di Sicilia «Il castello di un nuovo barone, un villaggio degli Arabi, un’antica città greca o romana, una fresca colonia lombarda potevano ritrovarsi in Sicilia nello spazio di poche miglia soltanto: nella stessa città, colla vecchia popolazione nativa, un quartiere di Saraceni e di Ebrei, un altro di Franchi, di Amalfitani o Pisani; e per tutto in quelle genti diverse, con un tipo lor proprio, le tranquille apparenze di concordia reciproca». Così invece Ibn Giubair, musulmano spagnolo che visitò l’isola nel 1185, descrive la corte di Guglielmo II: «Palermo è la dimora di molti cittadini musulmani che hanno moschee, mercati propri e molti sobborghi.
Il re è ammirabile per la sua buona condotta e per il suo valersi dell’opera dei musulmani».
Forse nel regno normanno di Sicilia si verificò una vera e propria “fusione culturale” tra cultura occidentale e cultura orientale e quanto ci è giunto oggi, per quanto mirabile, ne è solo una parte.

L’ARTE

«Il mondo risuona. Esso è un cosmo di esseri che esercitano un’azione spirituale. Così la materia morta è spirito vivo… La sensibilità è dunque un ponte tra l’immateriale e il materiale e tra il materiale e l’immateriale» (Wassily Kandinsky).

L’unità di forme e colori nell’arte arabo-normanna ha una sonorità che agisce sull’anima, la mette in vibrazione. L’adozione della frontalità dell’immagine, della fissità dello sguardo, l’esperienza bizantina del Cristo Pantocratore, mostra come l’arte in quell’epoca non doveva più narrare, ma rappresentare la manifestazione del divino “astratto e immateriale “, per cui la rappresentazione non doveva più seguire le leggi della percezione sensoriale, bensì quelle della visione spirituale: la ieraticità dei volti e delle espressioni, l’assenza di qualsiasi dichiarazione di emotività, l’assenza di tridimensionalità per cui le figure, proprio perché immateriali, non potevano mantenere uno spessore proprio delle cose terrene, ma apparire quasi come immagini proiettate, come apparizioni.

CREDITS

Iniziativa direttamente promossa Regione Siciliana – Assessorato Beni Culturali e Identità siciliane
Responsabile Unico Procedimento Arch. Bernardo Agrò
Responsabile coordinamento generale Gabriella Cassarino
Ideazione e attuazione MDA Produzione Danza
Con la collaborazione di Sovrintendenza BB.CC. di Palermo, Comune di Palermo, Comune di Monreale, Comune di Cefalù, Arcidiocesi di Palermo, Diocesi di Cefalù, Arcidiocesi di Monreale

PROGRAMMA

Mercoledì 11 novembre ore 15-18
Giovedì 12 e venerdì 13 novembre ore 11-15
Monreale Chiostro Santa Maria La Nuova

WORKSHOP (max 15 partecipanti + 5 uditori)
Il Corpo Estatico
di Hal Yamanouchi

Il workshop cerca di guidare i partecipanti ad uno stato di benessere e d’apertura, attraverso esercizi d’armonizzazione energetica provenienti dallo Yoga, dal Chi-Kong, dal Movimento Rigeneratore, dalla Bioenergetica e da altre forme di terapie psico-fisiche. saranno provati diversi esercizi d’improvvisazione che conducono a uno stato d’euforia ludica ed espressiva, con l’impiego “d’Immaginazione Attiva”. Il workshop si concluderà con una performance in cui saranno sperimentate le pratiche apprese durante il percorso performativo.

Hal Yamanouchi. E’ nato a Tokyo nel ’46, si è laureato in lingua e letteratura angloamericana, presso l’Università di Tokyo degli Studi Esteri. Danzatore, mino, coreografo e attore, ha collaborato come insegnate-trainer per l’Acca demia Nazionale d’arte Drammatica Silvio D’Amico, l’Emilia Romagna teatro, per il corso di formazione dei registi organizzato dal Teatro di Roma) , per il corso di formazione dei mimi organizzato dal Teatro Carlo Felice di Genova e dal Dance Center di Livorno. Ha condotto numerosi stage per mimi, danzatori e attori per diverse associazioni, fondazioni e iniziative regionali e provinciali, sui temi d’improvvisazione iberatoria, dei movimenti spontanei e della recitazione con l’approccio fisico-mimico.

Da mercoledì 11 a sabato 14 novembre ore 15-18
Cefalù Palazzo Vescovile

WORKSHOP **
Lo spazio del trascendente
di Marcello Panzarella

Le chiese Cattedrali di Palermo, Cefalù e Monreale, le chiese di San Giovanni degli Eremiti, Santa Maria dell’Ammiraglio e San Cataldo, sono espressione unica e irripetibile di una specifica congerie politico-culturale che ha “informato” la loro configurazione, sia spaziale che decorativa. In queste chiese è stato sperimentato e realizzato un modello esemplare di sintesi tra concezione politica e religiosa, tra diverse tipologie spaziali, tra struttura architettonica e rappresentazione (apparati decorativi/musivi). Prendendo spunto dagli esempi paradigmatici sopra indicati, il workshop intende esplorare, attraverso lo strumento del progetto di architettura il tema della “costruzione” dello spazio “sacro” e del suo rapporto con le culture religiose che ne ispirano la sua definizione, con particolare riferimento ai seguenti aspetti: rapporto tra potere politico e religioso, tra tipologia e struttura spaziale, tra spazio della divinità o della comunità, tra simbolismo e concretezza dell’azione liturgica, rapporto con la città.

Attraverso il workshop si intende indagare sulla necessità di definire e progettare nuovi spazi a-confessionali in cui gli uomini si incontrano, dialogano e pregano, al di là delle proprie professioni religiose; spazi in cui essi riconoscono la propria relatività in virtù della fede nel “totalmente altro”. E’ questo lo spazio del trascendente che non si identifica con lo spazio sacro tradizionalmente inteso come “recinto” che esclude; esso diviene invece uno spazio aperto che “include”; lo spazio di mezzo dell’incontro tra gli uomini e con il “totalmente altro”. I partecipanti saranno impegnati nella ricerca e nella progettazione di uno spazio prototipale che possa ri-proporre una nuova sintesi espressiva di valori universali, tradizioni religiose, sensibilità contemporanea. A conclusione del workshop è prevista la presentazione e l’esposizione al pubblico degli elaborati prodotti.

Marcello Panzarella è ordinario di Progettazione architettonica della Facoltà di Architettura di Palermo, redattore-capo della rivista In Architettura e direttore della rivista E-Journal, ha condotto per diversi anni una intensa attività didattica e di ricerca sui temi della progettazione dello “spazio sacro”. Una tradizione di studi inaugurata da Pasquale Culotta, cui si deve il coinvolgimento del liturgista Crispino Valenziano, e dell’ ecclesiologa Cettina Militello, con i quali ha definito un preciso sentiero di ricerca, articolato fra laboratori di progettazione e di laurea, seminari presso il Dipartimento di Storia e Progetto nell’Architettura e presso il convento di Santa Trinità alla Rocca a Cefalù, e alcuni viaggi di studio. Il testo Nuove chiese per una liturgia rinnovata, del quale è co-autore, è la testimonianza di questo specifico impegno.

Sabato 14 novembre ore 17
Palermo San Giovanni degli Eremiti

MUSICA
La poesia islamica dell’Anno Mille
Con i Milagro Acustico medina sound

I Milagro Acustico, che hanno realizzato una trilogia dedicata alla poesia arabo, musicano i versi di poeti come Ibn Hamdis, il più popolare della grande scuola arabo-sicula, ovvero i poeti arabi di Sicilia. Le loro canzoni sembrano voler raccontare, ridisegnare, evocare, quella storia a cavallo tra due millenni. Quella storia vissuta nella “Siquilliya” della dominazione araba, di un’isola-giardino, terra di convivenza tra moschee e croci cattoliche, culla di pace, centro nevralgico di scienze, di cultura e di arte. I Milagro Acustico riproporranno queste poesie in musica nella lingua originale, grazie all’interpretazione del cantante tunisino Marwan Samer.

Domenica 15 novembre ore 17
Cefalù Palazzo Vescovile

MUSICA
Spiritualità bizantina e islamica – Canti trascendenti a confronto
Improvvisazioni di Mauro Tiberi e Marwan Samer
Mauro Tiber vocalità sacra orientale e bizantina, Marwan Samer cantante e musicista tunisino-iracheno, voce dei Milagro Acustico, studioso del salmodio dei Muezzin

Mauro Tiberi proporrà un viaggio vocale che da Bisanzio arriva fino ai giorni nostri attraversando le steppe mongole e i misteri del canto indiano. Con lui il cantante tunisino Mawan Samer e il gruppo Milagro Acustico (ensemble siculo-araba, tra massimi rappresentanti e divulgatori della poesia arabo-sicula) per un concerto in cui momenti musicali e vocali si alterneranno alla poesia antica, per indagare i punti di contatto fra la cultura greco romana ed europea con il mondo arabo; il suono e i canti dello spirito legati all’esperienza mistica cristiana e musulmana

Mercoledì 18 novembre ore 17 – Monreale Chiostro Santa Maria La Nuova
Giovedì 19 novembre ore 17- Palermo Castello della Zisa

TEATRO
Il Secretum
di Petrarca adattamento e regia Maurizio Donadoni
con Maurizio Donadoni ed Emanuele Salce

Dialogo immaginario e immaginato tra l’autore e Sant’ Agostino. Il Secretum o De secreto conflictu curarum mearum (“Riguardo al segreto conflitto delle mie angosce” è il titolo originale che tuttavia non viene attribuito dall’autore bensì viene tratto dalla frase finale dell’opera) è un’opera in prosa latina composta da Francesco Petrarca. La stesura dell’opera cominciò nel 1347, venne rivista nel 1349 per poi essere definitivamente modificata nel 1353. L’invito di Petrarca a meditare sulla morte, sdoppiandosi nel vescovo di Ippona, fa un certo effetto. Eppure meditare sulla nostra ” impermanenza”, termine tanto caro ai buddisti, è il passo necessario a vivere pienamente il proprio presente. La crisi “di mezzo” arriva tra capo e collo a quasi tutti, senza preavviso, e ci fa “morire”. Ma è l’ atto indispensabile al rinascere…
Petrarca all’epoca in cui scrisse quest’opera era in piena crisi: aveva appena perso Laura, uccisa dalla peste. Aveva perso l’appoggio del principe Colonna. Non ne poteva più di Avignone, della corte papale e delle sue miserie. Voleva tornare in Italia. Voleva cambiare, dare un taglio al passato per cominciare una nuova vita. Come uno “che si mette in diversi per essere insieme e parlare insieme, nella notte” si diede forza dialogando con se stesso, nella parte di Sant’ Agostino, le cui opere conosceva bene e amava. Funzionò? Chi può dirlo. Il silenzio, certo. Fermarsi a riflettere, a meditare, a ritrovare una strada persa. Valori dimenticati. Nuovi valori. Anche solo riconquistare uno sguardo un po’ più in su dell’asfalto, servirebbe un po’ a tutti. Lo strepito della vita, come quello delle città, a volte è insopportabile. Cerchiamo il silenzio, la natura. Dio. Per ritornare nei furori del mondo con rinnovata energia. Vivaci, come adolescenti su un pulmann.

Giovedì 26 novembre ore 17 – Monreale Chiostro Santa Maria La Nuova
Venerdì 27 novembre ore 17 – Cefalù Palazzo Vescovile

DANZA
Il Flauto dell’infinito
con Oscar Bonelli e Benedetta Capanna

Tra il finito e l’infinito, tra la percezione e il pensiero, tra l’apparenza e ciò che si copre, il gioco infinito dello spirito prende vita, piccola epifania che nascondendosi in un respiro esplode.
“In effetti, la sruti è ciò che viene udito (piuttosto che visto), così che la metafora dello svelamento può
risultare talvolta fuorviante, poiché non è sollevando il velo (e vedendo così la nuda realtà) che noi
scopriremo il reale, bensì rendendoci conto che il velo copre e nasconde, e che la scoperta di questo fatto
costituisce l’effettiva rivelazione. Rivelare in questo senso non è svelare, sollevare il velo, ma “rivelare” il
velo, renderci consapevoli che ciò che vediamo e tutto ciò che possiamo vedere è il velo, e che viene
lasciato a noi “indovinare”- o potremmo dire, “pensare”- la realtà, che è resa manifesta proprio dal velo che
la ricopre. Non possiamo separare il velo dalla cosa velata, proprio come non possiamo scindere una parola
dal suo significato, o ciò che è udito da ciò che è compreso. Se io dovessi sollevare il velo di Maya non vedrei nulla. Possiamo vedere soltanto se noi vediamo il velo di maya e lo riconosciamo per quello che è”
. (I Veda, Mantramanjari)

Benedetta Capanna: autrice, coreografa e performer ha partecipato a rassegne di rilevo in Italia, negli Usa e in Giappone. Nel suo approccio alla coreografia e alla danza ha grande influenza lo yoga che l’aiuta a ritrovare l’essenzialità e la purezza dell’impulso creativo. La sua ricerca coreografica, attraverso un meticoloso lavoro sulla relazione corpo mente, vuole cogliere la poesia della fragilità umana e l’urgenza delle sue passioni. Dal 2013, come coreografa, collabora con l’Associazione Culturale Excursus Onlus sostenuta dal MIBACT per la danza – produzione. Come danzatrice ha lavorato anche per MDA, Balletto 90, TIRdanza, Turano\Ford Dance, DASSdance, Poppo & Gogo Boys, Myung Soo Kim, John Carrafa, Igal Perry.

Oscar Bonelli: ha studiato percussioni con Ruggero Artale e Giovanni Imparato e la tromba con Roberto Coltellacci. Approfondisce una vasta gamma di strumenti come didjeridu, flauto di bambù, corno medioevale, steel drums, hang e tamburi a cornice, campane e conchiglie, tamburi sciamanici, la tromba tibetana, il damaru e i rolmo. A questa strumentazione unisce il canto, il canto armonico, canto indiano, gregoriano e la voce gutturale. Suona nella Percussion Orchestra di Ruggero Artale e karl Potter, e per Nando Citarella. Collabora con coreografi come Benedetta Capanna, Roberta Garrison, Aurelio Gatti, Maria Grazia Sarandrea e Simona Montanari

VISITE GUIDATE

Giovedì 12 novembre ore 10.30 – Monreale, Chiesa Santa Maria la Nuova e Chiostro
Sabato 14 novembre ore 15.00 – Palermo, San Giovanni degli Eremiti
Giovedì 19 novembre ore 11.00- Palermo, Castello della Zisa
Giovedì 26 novembre ore 15.00 – Monreale, Chiesa Santa Maria la Nuova e Chiostro
Venerdì 27 novembre ore 15.00 – Cefalù, Cattedrale e Chiostro

L’ingresso agli eventi è gratuito, previa prenotazione al nr 3337097449 (SMS o WhatsApp)
La partecipazione ai workshop è gratuita, per iscrizioni scrivere all’indirizzo e-mail
visionetrascendente@gmail.com Il programma può subire variazioni

**WORKSHOP di Architettura Lo Spazio Trascendente di Marcello Panzarella
E’ aperto alla partecipazione di n. 5 giovani di età non superiore a 35 anni (laureati o studenti). Per partecipare occorre presentare apposita istanza, entro l’8 novembre 2015, corredata da: copia del documento di riconoscimento; curriculum vitae; breve descrizione delle motivazioni e delle aspettative. Il Comitato si riserva di selezionare ulteriori partecipanti, oltre a quelli sopra indicati, in qualità di uditori.

 

 

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