Tesori di Enna: la Chiesa di Montesalvo

RELAZIONE STORICO-ARTISTICA SULLA CHIESA DI SANTA MARIA DI GESÙ IN MONTESALVO IN ENNA

Note storiche

In una splendida e dominante posizione, considerata il centro geometrico della Sicilia, si erge l’antica Chiesa francescana di Santa Maria di Gesù in Montesalvo. Nel XIV sec., affinché fossero soppressi tutti i culti pagani, per volere del Cavaliere di Malta don Giovanni Grimaldi, sui resti dell’antico Tempio dedicato al dio romano Bacco, fu costruita una cappella dedicata a “Santa Maria di Montesalvo”, in cui oggi possiamo ammirare il meraviglioso affresco che ritrae la Vergine Madre con il bambino. Quando nel 1412 la città di Enna fu affidata al patrocino della Beata Vergine della Visitazione, la cappella iniziò ad ospitare i festeggiamenti della sua amata Patrona e per questo motivo, secondo il volere dei dignitari della Chiesa Madre, nel 1500 iniziò la costruzione dell’imponente chiesa ultimata sul finire del secolo. La facciata della chiesa è in stile rinascimentale e si apre in basso con tre grandi archi che si affacciano sul pronao, mentre nella parte superiore due nicchie circondano la loggia centrale, a sua volta sormonta dal timpano che culmina con una grande croce in ferro battuto. Entrando, ammiriamo la chiesa ad unica navata, circondata da semicolonne in stile dorico, che fanno da cornice alle cappelle dedicate alla custodia di arte e devozione verso i santi della tradizione francescana e della pietà popolare; in origine la chiesa custodiva un tripudio di colori dati dagli affreschi che decoravano le pareti e la volta, oggi oramai scomparsi salvo qualche opera rinvenuta qua e la durante gli ultimi lavori di restauro. Nella prima cappella a sinistra ammiriamo la tela del 1601 che raffigura “La visita dei Santi Anna e Gioacchino alla Sacra Famiglia”. Di particolare devozione è l’Ave Maria a Sant’Anna composta da Papa Alessandro VI e fatta inserire nell’opera pittorica. Nella seconda cappella
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troviamo l’effige lignea di San Pietro d’Alcantara in stile barocco, che fu la prima ad essere commissionata dai frati in segno di devozione verso il santo, il quale aveva attuato la riforma dell’ordine e a cui il convento aveva aderito. La terza cappella in ricco stile barocco è datata 1773. Essa richiama la parte superiore del presbiterio con le due colonne tortili e sul blasone è scolpita la citazione del Salmo 25 “Oculi mei semper ad Dominum”; in origine, infatti essa custodiva il simulacro di San Pasquale Baylon, uno degli storici compatroni della città (di cui oggi non ritroviamo alcuna traccia); adesso tale cappella è stata dedicata al Serafico Padre San Francesco d’Assisi, raffigurato in cartapesta mentre riceve l’impressione delle Sacre Stimmate. La quarta cappella, dove è ancora presente l’altare originale, è interamente affrescata con il ciclo dei miracoli compiuti da Sant’Antonio di Padova, verso cui la cittadina ennese nutre ancora una forte devozione. Ivi è custodita un’imponente statua del Santo con il bambino, di scuola parigina e risalente alla seconda metà del XIX sec. Ultima cappella del lato sinistro è quella del Crocifisso, interamente affrescata con i misteri della Passione di Cristo e culminante al centro con il maestoso crocifisso ligneo in stile barocco, contente diverse reliquie di santi romani in 52 fioroni. L’opera, datata tra il 1626 e il 1627, è da attribuire alla scuola dei fratelli Umile e Innocenzo da Petralia. Al centro si erge con sfarzo il prestante presbiterio in stile barocco, interamente decorato nella parte superiore, con un’artistica scalinata in legno e muratura culminante in quattro colonne tortili in stile corinzio, che circondano la nicchia del XVII sec. (adoperata nei festeggiamenti patronali alla custodia del simulacro ligneo della Vergine). In alto si slancia un blasone che custodisce il monogramma mariano sorretto da due angeli e da due delle Virtù teologali: la Fede e la Speranza. Il lavoro venne eseguito nel 1746 ad opera di Pietro e Paolo D’Urso di Aci Catena secondo il disegno di Andrea Del Pozzo della Compagnia di Gesù. Durante l’anno la nicchia è chiusa da una tela del XVII-XVIII sec.
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raffigurante la “Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor”; la scelta di questa scena evangelica non è casuale, difatti la scalinata sottostante rappresenterebbe il percorso di ascesa sul monte, compiuta dapprima da Gesù e in seguito da tutti i cristiani di retta coscienza. Ai piedi della scalinata sono poste tre statue, due in legno di scuola settecentesca, raffiguranti i Santi Elisabetta e Zaccaria in gesto di trepida attesa per l’arrivo della parente Maria, mentre al centro, di posteriore collocazione vi è un’effige di Santa Maria di Gesù, fortemente voluta dalla comunità parrocchiale in segno di devozione alla Vergine. Guardando la parte inferiore del presbiterio troviamo gli arredi liturgici finemente scolpiti in stile barocco e rivestiti in oro zecchino, risalenti al secolo scorso. Sul lato destro della chiesa, la prima cappella racchiude la tela della “Visitazione di Maria alla parente Elisabetta”, segno di forte legame con la Chiesa Madre e la festa della Patrona. A seguire troviamo il grande cappellone voluto dalla Fam. Grimaldi, (di cui ancora rimane in alto il blasone nobiliare) che racchiude il cuore dell’antico edificio sacro, con l’affresco datato intorno al 1307 raffigurante la Vergine con il bambino. La Vergine Maria ha uno sguardo profondo, dolce e al contempo distaccato, che riesce a catturare lo spettatore, attratto dall’equilibrio delle forme e dei colori, che conferiscono all’opera un atto di profonda ammirazione. All’interno del cappellone in entrambi i lati, negli anni ’70 furono collocate due vetrate artistiche raffiguranti: la “Nascita di Gesù” e la “Deposizione”, opera di Padre Alberto Farina, noto frate artista dell’Ordine dei Minori. Nel lato sinistro del cappellone, tramite una porticina, si accede al luogo che conserva le spoglie mortali del Beato Angelo Lo Musico da Caltagirone (1540-1610), che fu il secondo guardiano del convento di Montesalvo. Egli condusse una vita santa nella completa !4 umiltà e povertà; dopo la morte si susseguirono strepitosi prodigi che lo portarono ad essere proclamato beato per l’ordine serafico.
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La quarta cappella della navata destra ospita una magnifica tela del 1604 che raffigura “San Michele Arcangelo in lotta contro i demoni”, opera di rara bellezza per la nostra cittadina, poiché il tripudio di colori e la brillantezza dell’oro zecchino, portano lo spettatore ad immergersi nello scenario angelico. L’ultima cappella della navata custodisce la tela raffigurante “San Francesco e l’Indulgenza Plenaria in Santa Maria degli Angeli”. A tal proposito, da qualche anno è stato collocato sotto di essa il confessionale, simbolo del sacramento della riconciliazione. All’ ingresso della Chiesa, su ambo i lati, sono collocate due acquasantiere in marmo, sorrette da una base in pietra lavica, provenienti presumibilmente dall’antico Tempio pagano di Bacco. Il soffitto della chiesa presenta una volta a crociera che posa su mezzi capitelli in stile tuscanico, terminanti nelle pareti in basso con delle grandi conchiglie in stucco; una balconata percorre perimetralmente la navata, dove vi è un alternarsi di finestre e tele raffiguranti santi di spicco dell’Ordine Francescano: Sant’Antonio di Padova, San Giovanni da Capestrano, San Bernardino da Siena, San Francesco Solano e San Pacifico da San Severino Marche. La chiesa di Montesalvo gode inoltre di una splendida sagrestia dotata di un artistico mobile lungo 6 metri e alto 4, interamente intarsiato con richiami floreali che donano all’opera un carattere più che raro per il suo genere. Il soffitto della sagrestia è interamente affrescato con scene bibliche sorrette da putti e nel cui centro splende la Vergine Maria Assunta in cielo, segno di richiamo con il Duomo a cui in origine era dedicato. Dagli albori la chiesa fu affidata dai canonici e dai dignitari della Chiesa Madre all’Ordine dei Frati Minori che ne costruirono l’annesso convento. Il Tognoletto, autore del “Paradiso Serafico”, così scrisse riguardo la presenza dei Minori ad Enna: «Il convento della inespugnabile città di Castrogiovanni, nella diocesi di Catania, sotto il titolo di Santa Maria di Montesalvo, fu fondato dai Frati dell’Osservanza l’anno 1576, il 18 luglio, si riformò poi dal beato fra
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Innocenzo da Santa Lucia e fu fatto primo guardiano P. Fra Vincenzo da Mussomeli, in quest’anno 1592. L’anno 1594 fu guardiano del detto convento il Beato fra Angelo da Caltagirone e l’istesso fu guardiano per ben quattro volte. Il fabbricato del convento è posto sopra un alto monte, verso l’occidente, fuori della città, distante 500 passi». Nell’agosto del 1988, per volere dell’allora vescovo della Diocesi, Mons. Vincenzo Cirrincione, la chiesa e il convento dei Frati Minori divennero sede della storica Parrocchia di San Leonardo, assumendo il nuovo titolo di “San Leonardo in Montesalvo”, di cui il primo parroco fu Padre Mario Trupia. La chiesa, dopo gli ultimi e importanti lavori di restauro voluti dall’attuale parroco fra Salvatore Frasca, ha riacquistato parte dell’originaria bellezza acquisita nel corso dei suoi sei secoli di storia. Alessio Tirrito

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