Teatri di Pietra, da domani “Le Forme di Telesis” al parco archeologico di Selinunte

Da sabato 03 Giugno “LE FORME DI TELESIS”
al PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE E CAVE DI CUSA- Castelvetrano (TP)

Si apre una nuova stagione per il neo Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa con “LE FORME DI TELESIS” progetto ispirato al poeta ditirambico, ma anche danzatore, musicista e attore, vissuto tra il V e il IV secolo a.C. a Selinunte . Dal 3 giugno al 2 luglio quattro appuntamenti di musica, coro, teatro e cunto verranno ospitati in quattro diversi “scorci” del Parco per offrire paesaggi inediti : L’Acropoli, il Fuso della Vecchia, la spiaggia di Malophoros, il Baglio Florio – non solo punti su la mappa, ma luoghi straordinari di un unicum di storia e bellezza come Selinunte . Un’anticipo della prossima stagione estiva che da luglio a settembre “popolerà” il Parco con una programmazione ricca e articolata per proporre Selinunte come grande polo culturale.
Si inizia sabato 3 giugno con una prima assoluta “IL CANTO DEL FINITO e DELL’INFINITO” ispirato al Cantico dei Cantici di Salomone , ideato dalla vocalist Miriam Palma, accompagnata da Gabriele Giannotta alla chitarra e dal Coro del Laboratorio Vocale “Il Corpo della Voce” (Acropoli / Muro a gradoni ). Segue Sabato 17 nell’area del Tempio “G” all’ombra del Fuso della Vecchia , “DONNE” , tragedia e rilettura del mito, ideata e diretta da Francesco R. Vadalà e messa in scena da un ensamble di quindici attori , che propone una drammaturgia caratterizzata dagli archetipi del dramma antico attraverso le figure femminili. Venerdi 23 sulle sabbie del del Modione – Selinus , “TROIANE- CANTO DI FEMMINE MIGRANTI” il dramma delle donne vinte nell’attesa di un futuro inesistente, da Euripide e Omero, per la regia di Nicola Alberto Orofino, con Egle Doria e Silvio Laviano . Conclude domenica 2 luglio al Baglio Florio, la grande costruzione ottocentesca, con il cunto di Salvo Piparo in “GESTA DELL’ORLANDO FURIOSO NARRATE DA BRUNELLO!” scritto da Salvo Piparo per la regia di Luigi Maria Burruano e le musiche di Marco Betta.

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